<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975</id><updated>2012-02-16T21:04:30.708+01:00</updated><category term='Andrea Tamaro'/><category term='Omar Longo'/><category term='Eliana Arnò'/><category term='Piero Rosso'/><category term='Giulio Rosani'/><category term='Internet'/><category term='Stefano Tieri'/><category term='Matteo Giurco'/><category term='Lorenzo Natural'/><category term='Arte'/><category term='Società'/><category term='Trieste'/><category term='Letteratura'/><category term='Politica'/><category term='Recensioni'/><category term='Interviste'/><category term='Scienza'/><category term='Tommaso Ramella'/><category term='Piero Ramella'/><category term='Economia'/><category term='Giovanni Tarabocchia'/><title type='text'>Pot-pourri</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>27</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-1689146802719038985</id><published>2010-03-31T22:32:00.007+02:00</published><updated>2010-05-12T15:56:26.815+02:00</updated><title type='text'>Il paganesimo nel culto cristiano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;di Lorenzo Natural&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Nella nostra società, nonostante il lento declino del numero di Cristiani praticanti, il giorno di Natale viene visto come una ricorrenza di cui la maggior parte di noi non può fare a meno; il 25 dicembre viene festeggiato in quasi ogni casa: si va dalla cena della sera della Vigilia, allo scambio dei regali, dal rituale del pranzo con i familiari alle telefonate di auguri a parenti e amici, lontani e vicini. Non sono molti, tuttavia, coloro che festeggiano il Natale secondo i dettami della religione cristiana -sia essa cattolica, protestante, ortodossa o di qulunque altra confessione; molti, infatti, sebbene non si ritengano Cristiani praticanti, o addirittura atei, vedono il giorno di Natale, e il periodo ad esso correlato, come un'occasione di ritrovare un momento di vicinanza con le persone più care, un piacevole periodo dell'anno teso a rinsaldare i legami familiari troppo spesso dimenticati. Per altri, invece, il Natale non è altro che una festività imposta loro, ma neppure questi ultimi si esimono di partecipare alla grande caccia al regalo che imperversa la settimana precedente il 25 dicembre. Insomma, verrebbe da dire che questo giorno particolare si è talmente radicato in noi e nella nostra società, da esserne diventato parte integrante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;La levata di scudi da parte della Chiesa contro questa visione consumistica -o perlomeno distorta- del Natale arriva puntuale ogni anno: ci viene ricordato come il 25 dicembre rappresenti il giorno del Signore, la nascita di Cristo, la venuta di Dio -che si fa uomo- sulla Terra, per salvare l'Umanità dal male. Criticare negativamente chi cerca di difendere il vero -secondo lui- significato del Natale, ma anche chi vede questa data come una festività qualsiasi, esula dai propositi che si pone questo articolo: ogni singola persona avrà in merito un'opinione diversa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Tuttavia, quando si parla di "rimando alla Tradizione Cristiana" per quanto riguarda il 25 dicembre, non si può non tenere in considerazione ciò che veramente rappresenta questo giorno, e ciò che ha significato per tutti gli uomini che hanno vissuto su questo pianeta da 5000 anni fa fino all'espansione e alla grande conversione cristina che ha investito gran parte delle terre europee e non solo, a partire dal I secolo (naturalmente tracciare una cartina ben delineata di questa conversione è di difficile attuazione, come appare difficile affermare in che proporzioni sopravvive la componente cosiddetta "pagana", fedeli agli antichi culti delle divinità naturali).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Il Cristianesimo, ma assieme ad esso altri numeorsi culti, rivendica la paternità del 25 dicembre come data-chiave per la propria dottrina: in quel giorno, 2010 anni fa, nacque Gesù Cristo, annunciato da una stella dell'Est e partorito dalla vergine Maria, e che dopo aver divulgato il messaggio di Dio assieme ai suoi dodici discepoli venne crocifisso, per poi risorgere tre giorni dopo. Ma come abbiamo già detto, numerosi altri culti fanno risalire a questa data la nascita di svariate divinità, attribuendo ad esse caratteristiche e attività svolte molto simili a quelle riconducibili alla figura di Gesù: Dioniso, divinità della mitologia trace e greca, nato il 25 dicembre da Zeus e da una vergine, crocifisso e risorto dopo tre giorni; Horus, divinità egizia nata dalla vergine Isis-Meri il 25 dicmbre, seguito da dodici discepoli -e tradito da uno di essi-, morto crocifisso e risorto tre giorni dopo; Attis, divinità frigia, anch'esso nato il 25 dicembre e risorto dopo esser stato crocifisso; Mitra, persiano, nato il 25 dicembre da una vergine, morto e risorto tre giorni dopo. Oltre a questi culti, ce ne sono decine e decine che riprendono buona parte dello schema della vita di Gesù Cristo e di queste divinità: da Zoroastro a Odino, da Baal a Quirino, da Krishna a Bali, solo per citarne i più conosciuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Ma tutto questo perché? Cosa ha spinto popoli così lontani tra loro e così diversi ad incentrare il culto della propria divinità seconda una griglia ben definita? Com'è possibile che il Cristianesimo abbia così tante similitudini con antichi culti, che sono stati, da sempre, definiti dalla Chiesa e dalla teologia, come credenze mitologiche e nulla più? Possibile che dietro a tutto ciò ci sia un'unica orgine?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;La risposta è 'sì': tutti questi culti si rifanno senza dubbio a uno dei culti più antichi, ovvero quello del Sole, risalente alla notte dei tempi dell'umanità, e che da sempre rappresenta il culmine dell'idolatria rivolta agli elementi naturali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Discorrendo tra le varie peculiarità che caratterizzano la figura di Cristo e di tutte le altre divinità -ma per comodità basterà rifarsi al Messia cristiano per confrontarne le similitudini- ci si accorge quanto tutte queste caratteristiche attingano alla tradizione astronomica del culto del Sole.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Innanzitutto, la scelta del 25 dicembre. Come ben sappiamo, il 22 dicembre ricorre il Solstizio d'inverno: il Sole, nell'emisfero settentrionale, tocca il punto più basso dell'anno, rendendo la notte la più lunga di tutte quelle dei 365 giorni. Tra il 22 ed il 24 dicembre, il Sole si muove in modo quasi impercettibile verso Sud, tanto da "sembrare fermo" (come fosse morto!). Curioso appare poi che questo leggero movimento non avvenga in direzione di una costellazione dal nome qualsiasi, ma bensì della cosiddtta Croce del Sud. Terminata questa fase di apparente stallo, il 25 dicembre la stella più vicina alla Terra si muove di circa un grado, non più però in direzione Sud, bensì in direzione Nord, preludendo giornate più lunghe e una luce che piano piano torna a riaffacciarsi più forte e potente nel nostro emisfero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Ora, le similitudini che intercorrono tra la nascita di Cristo, ma soprattutto la sua resurrezione avvenuta dopo tre giorni, dopo esser stato messo in croce, e l'effettiva "nascita-rinascita" del Sole nei cieli a Nord dell'Equatore, ci appaiono sorprendenti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Sempre per quanto concerne altri elementi correlati alla nascita di Gesù, pare indiscutibile come la tradizione cristiana abbia ripreso quella pagana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;La Bibbia e il Vangelo indicano come luogo di nascita del Messia la città di Betlemme, traduzione italiana dell'ebraico &lt;i&gt;Beit Lehem&lt;/i&gt;, ossia "casa del pane"; la madre, Maria, invece, viene identificata come una vergine. Appare sorprendente che la costellazione della Vergine venga indicata anche come "casa del pane": infatti, la costellazione è formata da una vergine stilizzata che tiene un covone di grano, simbolo che viene associato alla vendemmia e alla mietitura. Inoltre, il simbolo che viene utilizato in astrologia per indicare questo segno zodiacale riprende un antico geroglifico egizio, che ci appare simile ad una "M": non a caso molte delle madri vergini delle divinità prima elencate hano nomi che iniziano con questa lettera (basti pensare a Maria, a Maya, a Mira...).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;E sempre secondo la tradizione cristiana, la nascita di Cristo venne annunciata ai tre Magi e al popolo da una "stella dell'Est": se il 24 dicembre analizziamo un quadro astronomico, ci accorgiamo che Sirio, la stella più luminosa del cielo, si trova allineata alle tre stelle principali della Cintura di Orione -dette "i tre re", riamando evidente ai Magi-, per poi essere perfettamente in asse con la prima il giorno successivo, ossia il 25. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Di natura astronomica risulta essere anche la scelta del numero '12' come numero sacro. Considerando la figura di Gesù come metafora della divinità solare, i dodici discepoli richiamano subito i dodici mesi dell'anno attraverso cui il Sole si muove durante l'anno (ma anche i dodici segni zodiacali se vogliamo rifarci all'astrologia piuttosto che all'astronomia, tenendo conto che le due discipline sono spesso avvicinabili per quanto concerne lo studi dei culti pagani). Per rimarcare l'importanza di questo numero, basti pensare che nella Bibbia esso ricorre in muerosi episodi: sono dodici le tribù, i re ed i giudici d'Israele, i grandi patriarchi, i fratelli di Giuseppe, senza scordare che proprio a dodici anni Gesù entra nel tempio per la prima volta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;A riprova di ciò, supporta questa tesi il simbolo pagano della croce celtica (una croce iscritta in un cerchio), che erroneamente a quanto si crede, non fu utilizzata per primo da Sant'Agostino per testimoniare il sincretismo cristiano-pagano dei paesi celti, ma affonda le proprie radici, appunto, nel culto solare. La croce -che è formata da due assi che ai loro vetici indicano i due solstizi e i due equinozi- divide, infatti, in quattro sezioni -le quattro stagioni- lo zodiaco: al centro, il Sole è rappresentato con un cerchio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Da notare che, come avevano già individuato gli Egizi, ogni 2150 ani, all'alba dell'equinozio di primavera, il Sole sorge in corrispondenza di un diverso segno zodiacale, in accordo con il fenomeno detto "precessione degli equinozi". Per compiere un intero giro attraverso le dodici costellazioni, il Sole abbisogna di 25765 anni, ossia 2150 per ogni "spostamento" di segno. Secondo gli Egizi, oggi, e per i prossimi 140 anni, ci troviamo nell'Era dei Pesci, Era che lasceremo poi per entrare in quella dell'Acquario, il segno che segue. Appare curioso che in un versetto del Vangelo di Luca, Gesù inviti il popolo a seguire &lt;i&gt;"un uomo che porta una brocca d'acqua"&lt;/i&gt; per festeggiare la Pasqua, una volta che egli non sarà più presente: è l'invito di Gesù -tradizionalmente conosciuto come un pescatore, e adirittura simboleggiato da un pesce stilizzato- ad entrare nell'Era dell'Acquario, una volta terminata quella dei Pesci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Ricercare le origini di una religione non ci permette soltanto di passare al settaccio tutta una serie di errori storici e di false convinzioni che ci sono state tramandate come vere: cercare di comprendere la provenienza di un culto, la sua essenza intrinseca ci aiutano a capire l'intera storia dell'umanità, e dei rapporti che -volente o nolente- sono da sempre intercorsi tra gli uomini e ciò che viene definito come divino. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;font-size:small;"&gt;Arrivare a dimostare senza margine di errore la comunanza tra una religione affermata come il Cristianesimo e culti che vengono dai più considerati come mere superstizioni legate al passato, è sicuamente molto difficile. Tuttavia riscontrare come la figura principale di una religione, ossia Gesù Cristo, ma non dimenticando tutte le altre, abbia dei punti di contatto così evidenti con un culto pagano legato a fenomeni astrologici e naturali ci deve far riflettere. Venerare il Sole, l'Aria, il Fuoco, o qualsiasi altro elemento naturale potrebbe apparire qualcosa di atavico e lontano dal nostro pensiero; ma rendersi conto che le nostre vite dipendono in buona parte da questi elementi e da questi fenomeni rappresenterebbe un bel passo avanti per cercare di carpire il significato di rispetto per la Natura che, sotto sotto, le religioni portano con sé. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-1689146802719038985?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/1689146802719038985/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=1689146802719038985&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1689146802719038985'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1689146802719038985'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/03/il-paganesimo-nel-culto-cristiano.html' title='Il paganesimo nel culto cristiano'/><author><name>Lorenzo Natural</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08388755609134224702</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-5667751619244044634</id><published>2010-03-27T11:30:00.010+01:00</published><updated>2010-03-31T19:37:54.829+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Recensioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Tieri'/><title type='text'>«I now walk into the wild»</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/S638DlAWheI/AAAAAAAAACg/zW93Zk0f-VY/s1600/Into+the+wild+costa.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5453291862218933730" src="http://4.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/S638DlAWheI/AAAAAAAAACg/zW93Zk0f-VY/s320/Into+the+wild+costa.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 158px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 320px;" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;span style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;" &gt;di Stefano Tieri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Un racconto di un viaggio, di una ribellione, di un incontrastabile bisogno di dire “no”. Di un viaggio: un pellegrinaggio che porterà - come vedremo, analizzandone il perché - alla meta estrema dell'Alaska. Di una ribellione: contro l'uomo e la sua morte spirituale. Del bisogno di dire “no”: alla globalizzazione, alla società dei consumi, alla massa imbelle che si trascina avanti sopravvivendo, più che vivendo. Ed è la vita che cerca un giovane ragazzo di vent'anni, non la stabilità del così detto “progresso”, portatore delle più diverse alienazioni: in un mondo in cui ci si riduce a parlare attraverso uno schermo, senza alcun contatto umano, in un'eterna simbiosi uomo-macchina, l'uomo perde lo stesso significato della sua vita, la sua dimensione sociale («happiness only real when shared», annota infatti Chris). Non avendo più a che fare con uomini, ma con automi consumistici, Chris decide di abbandonare tutto e tutti, alla ricerca di un mondo incorrotto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Fuggire... Separarsi da quell'identità che tanto gli pesa, affinché possa trovare l'identità che gli è propria, ancora da definire. Il primo passo non può che essere quello di dare fuoco alla sua vecchia immagine, bloccata in un sorriso forzato, affiancata da dati e cifre che definiscono univocamente la sua persona. Bruciare la carta d'identità, il Bankomat, il denaro in contanti restante. Addio vecchio mondo, per il quale ora non è più nessuno, benvenuta libertà. «Libertà estrema; un estremista, un viaggiatore esteta che ha per casa la strada». &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Nuova nascita, nuova vita: quella del vagabondo, uomo senza tempo, capace di rimanere ore ed ore ad osservare il lento frangersi delle onde sul mare, il volo dei gabbiani sul bagnasciuga, di sentire la voce del vento, tessendo un dialogo con lui... Questo perché non un impegno impellente scandisce la sua vita: solo il vagabondo - o lo spirito che si sente tale - ha la forza di fermarsi a contemplare, uscendo dalla logica corrotta che vede equivalenti il tempo e il denaro. Dove non c'è il tempo, il denaro non ha ragione d'essere. La velocità non è più un valore, e agli occhi del vagabondo l'affannarsi delle grandi metropoli appare folle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Non a caso ad aspettarlo in Alaska troverà un autobus privo  di ruote, e perciò immobile - ma non per questo inutile - in opposizione alla frenesia del mondo “civilizzato” che viaggia a velocità sempre maggiori, perdendo il legame con la terra sulla quale vive. Quel legame che Chris cercherà di ristabilire proprio in Alaska...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Perché l'Alaska? Qui non c'è traccia di uomo; visto cosa l'uomo è diventato, solo qui Chris - o meglio Alexander, il nome scelto per la nuova identità - potrà scoprire cosa l'uomo è in realtà: la sua natura più profonda e indomita, la riscoperta del silenzio e della seguente meditazione, la forza del vento e delle tempeste.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Solitudine come preludio di libertà, se la libertà è l'imposizione di un proprio pensiero, capace di sovrastare la miriade di non-pensieri di cui è permeata la società: è in solitudine che la mente apre le porte all'infinito, ed è il silenzio il principale alleato in questa guerra di imposizione del proprio io.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Non è soltanto questo però il motivo della scelta dell'Alaska: si viaggia per entrare in contatto con identità sconosciute ed estranee, confrontando le quali alla propria è possibile rafforzarla e delinearla meglio. In un mondo come il nostro però, governato dalle leggi della globalizzazione - la quale unifica culture e tradizioni - nessun posto può darci quella sensazione di estraniamento dinanzi al nuovo da cui scaturisce il confronto fra diverse culture. Questo perché non esistono più diverse culture, o meglio esistono ma in luoghi sempre più remoti (e non è un caso che col passare degli anni le mete dei viaggi “di piacere” si spostino sempre più lontano da casa). Dove c'è l'uomo arriva anche la globalizzazione (presto o tardi che sia); ecco allora la risposta: scegliere un luogo in cui l'uomo non c'è.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;«L'apogeo della battaglia per uccidere il falso essere interiore sugella vittoriosamente la rivoluzione spirituale»: tutto è tratto da una storia vera, una storia di una ventina d'anni fa. Eppure tutto rimane molto attuale, guardandosi attorno.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-5667751619244044634?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/5667751619244044634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=5667751619244044634&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5667751619244044634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5667751619244044634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/03/i-now-walk-into-wild.html' title='«I now walk into the wild»'/><author><name>Stefano Tieri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02637815447447630816</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/SvsU87b4P-I/AAAAAAAAAB4/-Bf4XM24tBQ/S220/DSCN2947.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/S638DlAWheI/AAAAAAAAACg/zW93Zk0f-VY/s72-c/Into+the+wild+costa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-6717620242494609473</id><published>2010-03-19T15:25:00.000+01:00</published><updated>2010-03-30T09:21:43.374+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tommaso Ramella'/><title type='text'>Ricordando don Peppino Diana</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Tommaso Ramella&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Giuseppe Diana nasce nel 1958 a Casal di Principe, in provincia di Caserta. All'età di dieci anni entra in seminario, dove frequenta la scuola media e il liceo classico, quindi si trasferisce a Posillipo per proseguire gli studi di teologia e a Napoli per laurearsi in filosofia. Nel 1978 entra a far parte dell'AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), dove è caporeparto. Nel 1982 viene ordinato sacerdote e comincia a lavorare con gli scout d'Aversa. E' il 1989 quando Giuseppe Diana, ormai noto a tutti come don Peppino, decide di far ritorno a Casal di Principe come parroco della chiesa di San Nicola di Bari. Ha solo 31 anni don Peppino, ma ha già visto scorrere fiumi di sangue per le strade del suo paese natale: nel corso degli anni '80 nell'agro aversano è dilagata una guerra fra il cartello camorristico di Raffaele Cutolo, la Nuova Camorra Organizzata, e quello di Antonio Bardellino, la Nuova Famiglia. E' una vera e propria "mattanza", solo tra il 1980 e il 1981 si contano 400 vittime. Dopo anni di guerra sanguinosa Antonio Bardellino prevale e fonda il clan dei casalesi. Nel 1988, un anno prima che Don Peppino torni a Casal di Principe, all'interno della Nuova Famiglia scoppia una faida che porta all'uccisione di Antonio Bardellino: a prenderne il posto alla guida del clan è Francesco Schiavone, detto Sandokan. Ben presto, tuttavia, avviene una nuova scissione tra i casalesi: un gruppo di famiglie capeggiate dai De Falco si allea contro gli Schiavone, nel tentativo di prendere il controllo del clan. E' proprio mentre l'ultima guerra tra gli Schiavone e i De Falco insanguina il paese che Don Peppino arriva a Casal di Principe. La situazione è critica: ditte, appalti, polizia, comune, tutto è controllato dai casalesi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Don Peppino decide di reagire. Si rende conto che non è sufficiente dare conforto alle vittime, bisogna combattere la mafia, contrastarne le dinamiche di potere, i fondamenti economici, sociali e culturali. Il giorno di natale del 1991 don Peppino distribuisce a tutte le parrocchie dell'agro aversano un documento volto ad organizzare la testimonianza contro la mafia, intitolato "Per amore del mio popolo non tacerò". Don Peppino denuncia apertamente l'attività camorristica, ma non basta, lancia una forte accusa contro lo Stato connivente e corrotto, che non è in grado di fornire un modello di vita alternativo a quello mafioso. Infine, Don Peppino si rivolge direttamente alla Chiesa, chiedendo che essa non rinunci al suo ruolo profetico e si applichi concretamente e quotidianamente nella lotta contro la mafia.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Dopo la pubblicazione di questo documento, don Peppino inizia una strenua lotta contro i casalesi: fa opera d'informazione nelle scuole in cui insegna, comincia a costruire un centro d'accoglienza per immigrati nel tentativo di sottrarli alla Camorra, attacca i riti religiosi dei quali la mafia si è appropriata.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nel frattempo gli Schiavone hanno preso il sopravvento sui De Falco, il cui boss Nunzio detto "o lupo" è fuggito in Spagna nel tentativo di ricostruire un impero economico. Don Peppino, con la sua attività di testimonianza e di denuncia a tutto campo, costituisce un pericolo tanto per gli Schiavone quanto per i De Falco, ma il suo zelo religioso e la sua completa estraneità alla Camorra fanno vacillare anche killer professionisti. Sembra che Don Peppino sia protetto dall'armatura impenetrabile della sua onestà, finché la mattina del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, due uomini entrano nella sua chiesa e gli sparano quattro colpi di pistola, uccidendolo sul colpo.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Le indagini si concentrano subito attorno a Giuseppe Quadrano, un affiliato dei De Falco, e poco dopo la polizia viene contattata dallo stesso boss Nunzio: "o lupo" vuole fornire una propria interpretazione dei fatti. In un primo momento il boss nega di essere il mandante dell'omicidio di don Peppino, sostenendo che mai avrebbe potuto uccidere un amico di suo fratello Mario. Don Peppino è riuscito a convincere Mario De Falco a non entrare nel sistema della Camorra, un successo memorabile nella lotta contro la mafia, ma Nunzio ora se ne serve come alibi. Il boss dei De Falco, dopo aver dichiarato la propria estraneità ai fatti, accusa gli Schiavone dell'omicidio di don Peppino. Si diffonde così la notizia che è stato lo stesso Sandokan il mandante dell'omicidio, e la smentita del boss non si fa attendere: Francesco Schiavone fa sapere alla famiglia Diana che se dovesse mettere le mani su Quadrano prima della polizia lo taglierebbe in tre pezzi e lo getterebbe sul sagrato della chiesa di San Nicola. Contemporaneamente, i De Falco pianificano di tagliare in tre pezzi un membro degli Schiavone e di gettarlo nella chiesa di Don Peppino, per far ricadere la colpa dell'omicidio sul clan rivale. Evidentemente quello di Don Peppino è un corpo scomodo, la sua morte ingiustificabile perfino in un contesto abituato alle logiche mafiose. Si giunge infine all'arresto di Giuseppe Quadrano, il quale smentisce le parole di Nunzio De Falco e lo indica come mandante dell'omicidio. Durante gli interrogatori Quadrano cambia più volte versione, indica diversi esecutori dell'assassinio, ma soprattutto suggerisce moventi fittizi per trascinare don Peppino nel fango della Camorra ed evitare che diventi un martire. I giornali locali, controllati dalla Camorra, screditano la figura di don Peppino davanti all'opinione pubblica accennando a presunti scandali sessuali in cui sarebbe stato coinvolto e a debiti contratti con influenti membri dei clan.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La sentenza giunge solo nel 2003: Giuseppe Quadrano e Nunzio De Falco vengono condannati all'ergastolo in quanto rispettivamente esecutore materiale e mandante dell'omicidio di Giuseppe Diana. Viene inoltre esplicitamente affermato che le insinuazioni di Quadrano hanno avuto lo scopo di depistare le indagini e di calunniare Giuseppe Diana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Oggi, 19 marzo 2010, è il XVI anniversario della morte de Don Peppino, è il giorno del suo onomastico: ricordiamo un martire, perché la sua testimonianza non vada perduta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-6717620242494609473?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/6717620242494609473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=6717620242494609473&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6717620242494609473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6717620242494609473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/03/ricordando-don-peppino-diana.html' title='Ricordando don Peppino Diana'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-8055499465362324006</id><published>2010-03-15T10:43:00.006+01:00</published><updated>2010-03-30T09:22:15.577+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eliana Arnò'/><title type='text'>Get lost in translation</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Eliana Arnò&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Mi sono da poco soffermata sullo studio delle traduzioni italiane di titoli di film di produzione francese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Sono tanti i commenti che si sprecano sulle traduzioni dei titoli di film. Come non citare il citatissimo caso del film &lt;i&gt;Eternal Sunshine of the Spotless Mind&lt;/i&gt;, tradotto con quella che sembra essere in Italia, e non a ragione, una commedia sentimentale:&lt;i&gt; Se mi lasci ti cancello.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un pò di tempo fa, girovagando per internet, ho letto il titolo di una tesi molto significativo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se mi traduci mi cancello&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo titolo mi ha fatto riflettere su alcune cose. Cos'è un titolo? Qual è il suo obiettivo? E cosa vuol dire tradurre? Cercherò di darmi alcune risposte.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il titolo, come la data di pubblicazione di un libro,  o come il nome della traduttrice o del traduttore, è parte integrante di un'opera. E' l'elemento che, più di altri, è in grado di insinuarsi nella cultura di un paese fino a rimanerne cristallizzato in modi di dire, in forme proverbiali o idiomatiche: "Neverland è il ranch californiano di Michael Jackson, divo vistosamente afflitto dalla sindrome di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Peter Pan&lt;/span&gt;"; "In Puglia il primo laboratorio: ma non guiderò un'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;armata brancaleone&lt;/span&gt;", titoli di articoli tratti dalla Repubblica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il titolo porta con sé segnali culturali, comunicativi e persuasivi, a seconda dei quali intende nominare, informare e sedurre. Le sei funzioni della lingua di Jakobson possono essere tutte indossate dal titolo, anzi, il titolo veicola con maggiore evidenza, data forse la sua caratteristica principale, la brevitas, le funzioni che assolve.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Se ci spostiamo in direzione della traduzione applicata ai titoli, è necessario considerare questa affermazione di Christiane Nord (1995: 265):&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;In un'ottica traduttiva, la funzionalità del titolo dell'opera originale dev'essere distinta dalla funzionalità del titolo del testo tradotto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questa frase riassume in maniera efficace il mio pensiero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Se pensiamo che la traduzione consista esclusivamente nel riportare "fedelmente" il testo di partenza in una lingua diversa dall'orginale non ci troviamo d'accordo. Tradurre letteralmente, cioè parola per parola, è solo una delle strategie possibili. Nessuna strategia è migliore o peggiore di altre, per quanto alcune possono essere più consone di altre in certe occasioni. Ogni scelta traduttiva deve confrontarsi con usi e costumi di un paese, con le sue tradizioni, con la sua storia, e con la volontà comunicativa propria di ogni titolo, di ogni film e di ogni casa di distribuzione cinematografica. Mi preme ricordare che lo studio della traduzione dei titoli di film non può riguardare solo la traduzione: basti pensare che tra i fattori che più influiscono sulla scelta di un titolo, originale o tradotto, vi è il successo ai botteghini. Un principio a cui rispondono tutti i titoli, infatti, è attirare più spettatori possibile. Il titolo deve sedurre; il film dev'essere visto; chi traduce è quindi un commerciante di titoli e un conoscitore dei gusti della gente. In quest'ottica commerciale, gli aspetti che in genere riguardano la traduzione passano in secondo piano: la cosiddetta "fedeltà" al titolo originale e la funzione che questo assolve nella lingua originale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Secondo un'ottica traduttiva, invece, bisogna chiedersi quale funzione svolga il titolo tradotto. Sono molti i casi di titoli tradotti che si allontanano dal titolo originale fino a non rendere possibile una connessione tra gli uni e gli altri. La strategia della creazione, per esempio, producendo un nuovo titolo, il quale si nutre di un rapporto nuovo col titolo originale, non presta attenzione alla "fedeltà" rispetto al titolo originale. Ma la traduzione non ha come unico scopo la "fedeltà" al testo di partenza. Sarebbe opportuno chiedersi, allora, a che cosa essere fedele: al testo di partenza o alle caratteristiche della cultura che accoglierà il nuovo testo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La fedeltà può anche perdersi nella traduzione. Ma siamo sicuri che si tratti di traduzione infedele?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-8055499465362324006?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/8055499465362324006/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=8055499465362324006&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/8055499465362324006'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/8055499465362324006'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/03/get-lost-in-translation.html' title='Get lost in translation'/><author><name>Eliana Arnò</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13560024229348665504</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-6705268540961490241</id><published>2010-02-23T20:15:00.013+01:00</published><updated>2010-03-30T09:23:14.529+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Tamaro'/><title type='text'>Del razzismo: spunti</title><content type='html'>&lt;div align="justify" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Andrea Tamaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 18/02/2010, viene presentata alla Sala della Lupa (Camera dei Deputati) la ricerca sul fenomeno della xenofobia e del razzismo, in rapporto ai giovani: emerge che, dei giovani sotto i 30 anni, il 50% è razzista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di procedere, sottolineiamo la terminologia.&lt;br /&gt;Si vorrebbe far credere che il sostantivo razzismo, sia solo l' "ideologia fondata sull'arbitrario presupposto dell'esistenza di razze umane biologicamente e storicamente &lt;i&gt;superiori, &lt;/i&gt;destinate al comando, e di altre &lt;i&gt;inferiori, &lt;/i&gt;destinate alla sottomissione; anche teoria e prassi politica intese, con discriminazioni e persecuzioni, a conservare la "purezza" e ad assicurare il predominio assoluto della pretesa razza superiore" (Enc. Treccani). Questo è il razzismo istituzionalizzato e manifestatesi storicamente: nella Germania nazista, negli USA, nel Sudafrica.&lt;br /&gt;Ma il razzismo si intende in modo più generico: "complesso di manifestazioni e di atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizi ed espressi, da parte di appartenenti a una comunità, attraverso forme di disprezzo ed emarginazione, nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse" (sempre Enc. Treccani). Questa seconda accezione di razzismo, è quella che ci troviamo ad affrontare in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come sempre, le ricerche non sono certe né spesso riescono a rappresentare la realtà: sia come sia, anche se non fosse il 50%, ma il 25% ad essere razzista, o xenofoba, sarebbe già una situazione gravissima. Se i giovani cadono preda dei pregiudizi o vengono alimentati all'avversione verso lo "xenos", lo straniero, l'ospite, "quello strano", come potremo mai cercare di limitare fino ad eliminare, o quasi, questi fenomeni in Italia? Se il giovane, che dovrebbe avere una mente più aperta, libera e flessibile, grazie alla propria educazione scolastica o magari alle proprie esperienze di vita (fino alla maggiore età se ne possono avere, e tante) cade nella "morsa" dell'ignoranza magari ascoltando qualche politico o qualche partito "violento", come possiamo sperare che non accada agli adulti, magari oltremodo stressati dalla difficoltà della vita di cadere nel tranello di trovare, nello straniero, il colpevole dei propri problemi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè sono gli immigrati, a varie riprese, in vari periodi, ad essere additati come i colpevoli di questo o quel problema della società. Basta ricordare l'anno passato, il 2009: tutta la discussione sui reati commessi dai rom, gli stupri alla ribalta per un periodo sui giornali, le scelte vergognose di politica internazionale nella questione di quegli immigrati respinti in Libia. Il 2010 si è aperto con Rosarno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è la questione fondamentale? Gli immigrati compiono una quantità di lavori spesso faticosi o degradanti dal nostro punto di vista che gli italiani non farebbero? Quasi sempre. Gli immigrati arrivano qui con la richiesta d'asilo, perchè scappano da Stati dove non c'è il rispetto dei diritti umani, dove muoiono di fame o dove sono perseguitati? Quasi sempre.&lt;br /&gt;Dunque perchè non aiutarli, visto che è anche un principio fondamentale della Costituzione(art.10)? Perchè dovremmo pensare, temere che un flusso migratorio, da questo o quel paese, possa mettere in pericolo(?), annientare(?), il nostro paese o la nostra cultura?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovremmo temere l'&lt;i&gt;invasione&lt;/i&gt;, come è chiamata dalla Lega, e recentemente l'ha detto pure il Presidente del Consiglio, di gente che spesso soffre, che è obbligata per disperazione ad abbandonare la propria Patria?&lt;br /&gt;Di solito le risposte positive si incentrano sui problemi di ordine pubblico.&lt;br /&gt;Certo, capita che certi immigrati delinquano, ma esistono, per i reati, le contromisure (più o meno) adeguate, qualsiasi sia il soggetto (possono nascere dei problemi a livello di diritto internazionale, ma dovrebbe essere compito del Parlamento risolverli).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione: non si vuole sostenere che tutti gli immigrati siano in "buona fede", che nessuno delinqua, ecc. Ma nemmeno si può sperare di sostenere che poichè alcuni delinquono, tutti debbano essere "marchiati" come delinquenti, tanto più se a sostenerlo è quell' "elité" politica che non è certo immacolata, e nemmeno limpida.&lt;br /&gt;Di conseguenza la tesi: gli immigrati non li vogliamo per la nostra sicurezza, è un'affermazione senza senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dovrebbe cambiare in Italia dunque, acciochè il razzismo si riduca e le tesi di certi partiti, vengano completamente debellate?&lt;br /&gt;Prima di tutto l'educazione: nella scuola, a tutti i livelli, deve essere insegnato il rispetto alla/della diversità e perchè no, l'educazione civica, può finalmente far capire bene il significato dell'articolo 2 e 3 della Costituzione, che parlano proprio dell'uguaglianza.&lt;/span&gt;        &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Poi c'è lo Stato: dovrebbe incentivare l'integrazione, ma ciò richiederebbe un chiaro segnale a livello politico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E naturalmente ci siamo noi, singoli individui, che possiamo cercare di far del nostro meglio per criticare o riprendere i razzisti; non servirà, ma avremo cercato di cambiare le cose.&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E infine c'è un'ultima possibilità: viaggiare. Il più possibile, con mete in diversi continenti. Perchè non c'è assolutamente niente di più proficuo che vedere con i propri occhi quanto i popoli possano essere diversi nelle proprie tradizioni, costumi,... ma uguali nel semplice(magari) fatto di esser tutti esseri umani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-6705268540961490241?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/6705268540961490241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=6705268540961490241&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6705268540961490241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6705268540961490241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/02/del-razzismo-spunti.html' title='Del razzismo: spunti'/><author><name>Andrea T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10923576685341122153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/__W0ZYVwflNA/S1iDhWHzF7I/AAAAAAAAABY/ycbHQauoeec/S220/wiccan-hulking.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-5978215426549529854</id><published>2010-02-19T22:45:00.011+01:00</published><updated>2010-03-30T09:24:20.355+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Omar Longo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trieste'/><title type='text'>Trieste. La morte di Oberdank.</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Omar Longo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ogni volta che scrivo su Trieste soffia la Bora. La penna è scossa dalle raffiche, ondeggia sul foglio stendendo ciò che la città sussurra. Lungo le Rive il disco amaranto del sole si eclissa alle spalle di Venezia. I lampioni sono già accesi da quasi un'ora lungo i viali. Le auto sfrecciano zigzagando, evitando il vento e i pedoni che mani in tasca, collo ricurvo, si muovono velocemente intirizziti dal freddo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Gli angoli del foglio svolazzano, la carta vibra.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Centinaia,  migliaia di lampioni ovunque: sentinelle del giorno che rubano spazio alla notte che assedia la città. Grappoli di luce dal palo inarcato, come stanco dal peso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E per le vie della città, ad ogni lampione, per illuminarne anche nel buio l'esempio, un Oberdan impiccato. Centinaia, migliaia di Oberdan ovunque. Le autorità hanno deciso che non bisogna dimenticare il sacrificio di un proprio figlio. In ogni luogo pubblico hanno issato la sagoma dell'eroe pendente dipinto di verde, bianco e rosso. Con il vento, a molti Oberdan sono volate le scarpe. Alcuni sono volati per intero, finiti chissà dove, magari impigliati tra i rami della pineta di Barcola. Sono casi rari: da sempre il governo si assicura di fornire corde resistenti. Sui pennoni e sulle alabarde, persino sul tettuccio degli autobus, sventola il cadavere tricolore per rinnovare quotidianamente il ricordo del martirio. L'uomo che pende dice che in molti sono morti affinché questa terra appartenesse all'Italia; dice che dobbiamo essere orgogliosi di essere italiani. Le autorità lo lasciano dire; anzi lo obbligano a parlare. A nulla sono valse le proteste del comitato genitori preoccupato che i prorpi figli prendessero troppo sul serio l'esempio dell'eroe. Nei locali alla moda alcuni dirigenti di banca hanno iniziato a portare cravatte rigide rivolte verso l'alto. Oberdan fa tendenza. Piazze, vie, scuole prendono il suo nome.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Lo guardo pendere dal lampione: la luce rasente ad illuminarne il profilo, la barba poca folta, la linea delle spalle. Il vento lo muove in modo tale che sembra camminare nell'aria: un passo, il secondo, un terzo, poi indietro e di nuovo un, due, tre. Sta ballando. A mezz'aria, sospesi sopra le entrate dei negozi di Corso Italia, gli Oberdan si sciolgono in una danza macabra. Perché le autorità si ostinano a farli danzare senza posa fiaccando i giovani respiri? L'Italia, terra dell'arte e della cultura, ha molte altre salme da riesumare e da mettere in mostra. Perché non issare un Dante, un Leonardo oppure un Giordano Bruno? Il sindaco già si è espresso a favore di Oberdan perché più pratico d'appendere; ma non può essere solo questo. Perché allora? Perché Oberdan è l'unione di due culture che hanno caratterizzato Trieste: quella italiana e quella slovena, troppo spesso divise e in lui unite. Un politico mi sembra falso anche solo se respira. L'Italia è la madre di Oberdan e come tale deve celebrare il proprio figlio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Semmai è il padre, un padre di origine veneta che lo ha abbandonato, mentre la madre, colei che gli ha dato il cognome, è slovena. Nell'Olimpo degli italiani di Trieste, il semidio italo-sloveno Oberdan doveva  morire da eroe per assurgere al livello del padre, e così è stato. Secondo Elio Apih, a Trieste si ricordano due momenti nella storia dell'irredentismo: il primo periodo copre gli anni tra il 1878 e il 1882, fino alla morte di Oberdan e alla firma della Triplice Alleanza; il secondo periodo è successivo e spiccatamente antislavo. Ma il paladino dell'unione delle due culture è morto come Oberdan, non come Oberdank. Ha rinnegato il suo nome o come si usa dire lo ha italianizzato volontariamente, assetato di conformismo, per sentiri  accettato in una terra che gli faceva pesare le sue origini. Appendendolo a tanti lampioni in giro per la città le autorità hanno voluto dare l'esempio del buon slavo che volontariamente si italianizza dimenticando chi è veramente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ora che lo guardo con più attenzione riconosco in lui non il martire impiccato, ma la pianta sradicata, le radici all'aria a rinsecchire volontariamente. La Bora abbatte gli alberi che rinunciano alle radici.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Oberdan è asceso all'Olimpo italiano, con le cervicali, zoppo, ma pur sempre eroe.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-5978215426549529854?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/5978215426549529854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=5978215426549529854&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5978215426549529854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5978215426549529854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/02/trieste-la-morte-di-oberdank.html' title='Trieste. La morte di Oberdank.'/><author><name>Omar Longo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05890924863064505250</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-2400192923429482850</id><published>2010-02-19T22:23:00.057+01:00</published><updated>2010-03-30T09:24:58.509+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giulio Rosani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Il tifone chiamato Hack</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Giulio Rosani&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ovunque vada e con chiunque entri in contatto questo "fenomeno della natura" scombussola completamente chi l'ascolta; il prossimo ciclone che si abbatterà sugli Usa potrebbero tranquillamente chiamarlo con il suo nome. Mi sto riferendo ovviamente a Margherita Hack, professore emerito di astronomia all'Università di Trieste, che il 6 febbraio ha presentato il suo nuovo libro a "Che tempo che fa" su Rai Tre. Effettivamente più che la presentazione del libro è stato interessante ascoltare cosa avesse da dire riguardo a temi abbastanza rilevanti per il mondo della fisica come per quello della matematica. Avendo aggiunto il solito pizzico di "Hack" al discorso, risulterà un po' difficile rimanere su toni neutrali, ma cercherò lo stesso di addolcire la pillola. Intanto per chi volesse sentire l'opinione della signora Hack, senza passare attraverso il mio filtro, pubblico il link del sito di podcast della rai:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;http://www.tg3.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d770d4ab-c36f-4c3f-ab24-36545e39f5ed.html?p=0&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per chi invece volesse continuare a leggere schematizzerò i contenuti dell'intervista e darò alcuni spunti di riflessione importanti secondo la mia opinione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La prima domanda di Fazio porta subito ad un'afferazione interessante: le stelle emettono rumori e noi possimo ascoltarli con l'attrezzatura adeguata. La spiegazione sta nel fatto che le stelle emettono luce, ovvero onde elettromagnetiche, onde radio, che noi possiamo captare tramite un'antenna e riproporre come suoni. Si può così distinguere una stella come il sole, che quando è calmo (quando la sua attività è minima) emette un brusio simile al suono del vento, da una pulsar il cui suono è un continuo "bippare" con intervalli di tempo fra un bip e l'altro dell'ordine di una frazione di secondo. Piccola parentesi, le pulsare sono stelle di neutroni molto dense che hanno un campo magnetico molto esteso e perpendicolare all'asse di rotazione. Quindi a ogni giro è come se inviassero un segnale verso la Terra ogni volta che il loro asse magnetico è diretto verso di noi. La loro rotazione è così elevata da compiere più giri al secondo. Nonstante questi rumori, l'universo rimane silenzioso all'orecchio umano, perché senza gli strumenti adatti questi segnali non possono essere captati. Inoltre essendo l'universo "vuoto", il suono non si propagherebbe comunque.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In conclusione si tratta di onde radio che vengono rivelate con il suono, non di suoni veri e propri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Entriamo ora nella seconda questione importante dell'intervista. Alla Hack viene chiesto se in Italia siamo in condizione di studiare e di fare ricerca. Molto banalmente, come penso sapranno tutti, la risposta è no, in Italia non si può fare ricerca a meno di non considerare la morte di fame o il mantenimento a vita da parte dei genitori. Infatti molti dei nostri cervelli migliori vanno all'estero a lavorare e con risultati ottimi. Quello che però interessa di quello che dice l'ospite di Fazio è che ci sarebbe un modo per far "funzionare la baracca" (come direbbe il mio prof di analisi) e che in teoria la legge sarebbe già in vigore, ma che per "problemi burocratici" non viene applicata. L'idea consiste nel fare concorsi ogni tot anni in modo da promuovere chi sta sotto nella struttura universitaria e fare spazio ai nuovi arrivati. Se dopo un certo periodo non si riesce a salire di grado, bisogna far posto ad altri. La cosa ovviamente non avviene. A parte questo la Hack sottolinea che le nostre università non sono da buttare, anzi quelle con una storia dietro sono molto, ma molto buone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Terzo punto è la libertà o non-libertà della scienza rispetto allo stato e alla Chiesa, soprattutto. La scienza a-biologica non è più in pericolo da molto, ma la scienza biologica ancora ha dei problemi con la morale o la religione. Infatti molte ricerche importanti, quale quella sulle cellule staminali, sono ostacolate da preconcetti moraleggianti, nonostante il loro scopo sia fare del bene, come curare il cancro. Il testamento biologico è un'altro aspetto della vicenda, che risulta più difficile del dovuto per colpa di questa morale che bisogna mantenere come facciata. Se guardiamo bene, è giusto e morale privare un individuo della scelta di come voler vivere la sua vita? (Altra parentesi, purtroppo su questo argomento non posso evitare di dare la mia opinione, vorrei però che non diventasse tema di discussione, prendetela come una mia idea e basta.) Quindi la Hack sostiene la causa di una scienza più libera per un sapere più ampio e così una vita migliore, si spera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Viene sottolineato inoltre che, cito direttamente, "gli scienziati sanno benissimo che la scienza non è in grado di spiegare tutto. Per esempio noi sappiamo ricostruire molto bene tutta la storia passata dell'universo, fino all'inizio, però se mi si domanda: perché c'è stato l'inizio? Perché c'è l'universo? Questo non lo so, è un dato di fatto che c'è, e noi lo studiamo." Quindi lo scienziato non può dare risposte al perché del mondo, egli si limita a descrivere il come, però lo fa bene.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Infine, ultimo punto, il fatto che la matematica oggigiorno sia veramente "snobbata". Soprattutto tra le mie conoscenze, molti addirittura si vantano di non capire la matematica. Questo può essere dovuto alla tradizione ottocentesca che vedeva nello scienziato l'uomo dalla mente piccola, contrapposto al filosofo che invece pensava in grande. Vorrei ora uscire dall'ambito Hack e riportare parti di una discussione tra me e Tommaso. Intanto vorrei far notare ai filosofi, che loro sono ancora al punto di partenza, perché, come mi diceva Tommaso, l'unico modo che hanno per correggere gli errori o le imprecisioni dei loro predecessori è di fare tabula rasa di tutto e ripartire da capo. Così arrivare alla fine è decisamente più difficile, meglio costruire pian piano una visione del mondo in base ai dati che ci sono stati lasciati. Visione del mondo puramente funzionale, di nuovo, nessuno scienziato pretende di dire perché esistiamo. Inoltre il fatto di vantarsi di non capire la matematica è, a mio avviso, un po' triste, in quanto la matematica altro non è che pensiero umano, logica e le sue conseguenze. Posso capire che imparare le tabelline a memoria sia noioso e volendo anche poco collegato alla matematica, che con la memoria ha poco a che fare, ma non capire il procedimento significa non capire il pensiero umano, non saper pensare o non volerlo fare. Il secondo caso è quello più frequente ed il motivo del perché ci troviamo a volte in situazioni complicatissime, quando con un po' di testa avremmo potuto evitarle. A pensare si fa fatica, ma è una cosa indispensabile se si vuole vivere al massimo la propria vita.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Concludo solo consigliando la visione dell'intervista di Margherita Hack, il cui contenuto è lungi dall'essere riassunto in questo articolo. Io personalmente trovo che possa essere un'inizio verso un'apertura alla scienza libera e supportata in Italia, se preso seriamente, si capisce.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-2400192923429482850?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/2400192923429482850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=2400192923429482850&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2400192923429482850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2400192923429482850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/02/il-tifone-chiamato-hack.html' title='Il tifone chiamato Hack'/><author><name>Giulio Rosani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15987349937481318134</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-1018405918407159022</id><published>2010-02-02T19:29:00.019+01:00</published><updated>2010-03-30T09:25:22.027+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Tieri'/><title type='text'>Quel grande statista di Bettino</title><content type='html'>&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;di Stefano Tieri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;«Vi sono molti italiani per cui il caso Craxi è ancora, e deve restare, esclusivamente giudiziario. [...] Credo che commettano un errore. Non possiamo ridurre la vita di Craxi al suo epilogo giudiziario» (Sergio Romano, Corriere della Sera, 18 gennaio 2010).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Lasciamo quindi da parte le due condanne in via definitiva, a cui faremo soltanto un breve accenno alla fine dell'articolo, e parliamo del Craxi “statista”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Politica economica:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Il periodo di massima influenza di Bettino Craxi si può individuare dalle elezioni del 1979 a quelle del 1992. Nel 1980 il rapporto debito/Pil è pari al 56,6%, nel 1992 è praticamente raddoppiato, arrivando a 105,2%. Cos'è successo nel frattempo? Alla fine degli anni Settanza il livello del debito pubblico aveva raggiunto quote considerevoli; Craxi, salito al potere, avrebbe dovuto - da “grande statista” - far scendere la spesa al di sotto delle entrate tributarie: solo in questo modo si sarebbe stabilizzato il rapporto debito/Pil. Ebbene, la direzione intrapresa dall'allora Presidente del Consiglio fu opposta, e la spesa continuò a salire (dal 36,9% del Pil nel 1980 al 41,7% nel 1983, stabilizzandosi intorno al 42-43% nel 1992), nonostante all'epoca ci si trovasse dinanzi a condizioni favorevoli nel ciclo internazionale, che avrebbero permesso di ridurre le spese senza alcun contraccolpo nella politica interna.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;L'unica spesa che si andò a ridurre fu quella destinata alle paghe dei lavoratori: il 14 febbraio 1984 infatti un decreto del governo Craxi, in seguito convertito nella legge 219/1984, abolì la “scala mobile” - l'aumento della retribuzione da lavoro in accordo all'aumento del costo della vita - la quale permetteva che rimanesse costante il potere d'acquisto. Che la manovra fosse o meno necessaria, per ragioni di bilancio, economisti e politici ne hanno discusso a lungo (e ne discutono tuttora); colpisce tuttavia che, in un periodo in cui la corruzione era già molto diffusa anche in ambienti politici, si cercò di risolvere il problema - causato in larga parte proprio dalle tangenti - aggravando il peso sulle spalle di lavoratori che agivano nella piena legalità, e non invece combattendo l'illegalità, ad esempio nella gestione dei subappalti che portava ad un aumento vertiginoso del costo per qualsiasi costruzione in suolo italiano (per maggiori informazioni si veda il capitolo “condanne”). Il denaro mangia se stesso, in una spirale sempre tesa al raggiungimento di una maggiore ricchezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Un'altra “soluzione” viene trovata nell'aumento delle imposte dirette, che porta ad un corrispondente aumento del Pil (da 31,4% a 41,9%, dal 1980 al 1992). La spesa però cresce ancora, e nei quattro anni di Craxi alla presidenza del Consiglio il rapporto debito/Pil aumenta di 20 punti, giungendo nel 1987 al 88,5% e al 105,2% nel 1992, anno dell'inizio di Tangentopoli e della discesa politica di Craxi (fino ad allora rimasto in posizioni di potere: erano gli anni del CAF).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Politica interna:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Tra le sue “grandi riforme”, spicca il rinnovo del concordato con la Chiesa (datato 18 febbraio 1984). Ma è stato veramente merito suo? A leggerlo, lo spirito laico da dirigente del PSI non emerge affatto (basti dare un'occhiata all'articolo 9 comma 1, dove di fatt&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;o&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:small;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;si apre la strada ai finanziamenti pubblici alle scuole cattoliche - quindi private). Il nuovo Concordato, come rivela “La Stampa”, era già pronto prima del suo arrivo alla presidenza del Consiglio e da lui è stato solo firmato: a dimostrarlo un protocollo del 1976 sottoposto da Aldo Moro a Pietro Nenni, il quale è stato alla base - senza che ne venissero minimamente cambiate le linee guida - del nuovo concordato siglato da Craxi. «Non ho mai avvertito la presenza di Craxi se non al momento della firma», dichiara sempre a “La Stampa” Lajolo il quale si è occupato, insieme al cardinale Agostino Casaroli, della revisione del concordato. Potremmo dire, con piglio satirico, che di questa riforma Craxi sia stato un semplice prestanome; ma ci sarebbe ben poco da ridere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Da non dimenticare poi il più grande condono che la storia italiana ricordi (anche questo volto a racimolare un po' di denaro, visti gli sperperi figli di un sistema corrotto come quello dell'Italia craxiana), una vera e propria legalizzazione degli abusi ediliz&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;î, a firma di Nicolazzi nel 1985. Se non altro perché, visto il suo lungo e tortuoso iter parlamentare, nell'attesa che la legge venisse promulgata (un anno e mezzo) nel Bel Paese sono sorte un milione di nuove costruzioni abusive.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Infine la legge Mammì (legge 223/1990), con cui le tv dell'allora imprenditore Silvio Berlusconi, le quali trasmettevano illegalmente su tutto il territorio nazionale, sarebbero state messe a norma. Legge bocciata dalla Corte Costituzionale (con sentenza 5-7 dicembre 1994, n.420) a causa dell'incostituzionalità dell'art. 15, quarto comma («Le concessioni in ambito nazionale riguardanti sia la radiodiffusione televisiva che sonora, rilasciate complessivamente ad un medesimo soggetto, a soggetti controllati da o collegati a soggetti i quali a loro volta controllino altri titolari di concessioni, non possono superare il 25% del numero di reti nazionali previste dal piano di assegnazione e comunque &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:small;" &gt;il numero di tre&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;»), nella parte relativa alla radiodiffusione televisiva: vìola infatti il principio pluralistico espresso dall'articolo 21 della Costituzione. Ma a qualcosa questa legge è servita: il “grande statista” Craxi ha infatti intascato, sui conti constellation financiere e northern holding - entrambi gestiti da Giorgio Tradati - una tangente di 21 miliardi versata dallo stesso Berlusconi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Politica estera:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Riguardo i rapporti con i paesi esteri resta la “crisi di Sigonella” del 1985, ultimo segnale di netta contrapposizione al governo degli Stati Uniti da parte di quello italiano. Un segnale forte, visto di buon occhio da chiunque mal sopporti la politica imperialistica americana. Ma quant'è vera e profonda questa rottura con gli USA? Da un fascicolo riservato del Sisde, datato 12 giugno 1980 (quando il Psi era già da 4 anni nelle mani di Craxi) e pubblicato dall'Espresso il 7 gennaio 1994, viene riportato una vicenda interessante: prima dell'arrivo di Jimmy Carter - all'epoca presidente degli Stati Uniti - in Italia, la Cia si occupa di acquisire notizie riguardanti l'assetto politico italiano; da una «fonte solitamente bene informata» emerge che Claridge e Healy, due funzionari della Cia, si sono mostrati molto interessati riguardo il «ruolo del Psi nella situazione politica attuale». Questo particolare interessamento viene giustificato, dal Sisde, con i «consistenti aiuti da parte americana verso il Partito Socialista Italiano». Fino a che punto si può quindi parlare di opposizione all'America, se questi sono i presupposti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Condanne:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Passiamo ora ai procedimenti giudiziar&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;î: Craxi è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi di reclusione il 12 novembre 1996 - ma da luglio 1995 era latitante ad Hammamet - per le tangenti (17 miliardi di lire) pagate alla Sai nell'aprile 1992 per aggiudicarsi in monopolio l'assicurazione di oltre 120 mila dipendenti dell'Eni.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Inoltre è stato condannato (sempre in via definitiva) a 4 anni e 6 mesi il 20 aprile 1999 per le corruzioni e i finanziamenti illeciti negli appalti della metropolitana milanese e del Passante ferroviario.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;N.B. In quegli anni per costruire un km di metropolitana a Milano ci volevano 192 miliardi, ad Amburgo 45.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Che quest'accenno serva da memorandum: perché se è pur vero che «non si può ridurre la vita di Craxi al suo epilogo giudiziario», è anche vero che quest'epilogo non lo si può ignorare completamente. E magari dedicare al “grande statista” una via.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-1018405918407159022?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/1018405918407159022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=1018405918407159022&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1018405918407159022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1018405918407159022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/02/quel-grande-statista-di-bettino.html' title='Quel grande statista di Bettino'/><author><name>Stefano Tieri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02637815447447630816</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/SvsU87b4P-I/AAAAAAAAAB4/-Bf4XM24tBQ/S220/DSCN2947.JPG'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-2261883508595720447</id><published>2010-01-29T21:18:00.000+01:00</published><updated>2010-04-01T14:02:33.842+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lorenzo Natural'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><title type='text'>Nostalgia, estetica e sacrificio. Yukio Mishima e il sogno del ritorno del Sole Imperiale</title><content type='html'>di Lorenzo Natural&lt;br /&gt;&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://transientwriting.files.wordpress.com/2009/01/mishima3.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 226px; height: 299px;" src="http://transientwriting.files.wordpress.com/2009/01/mishima3.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre."&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;div  style="text-align: justify;font-family:georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ci sono personaggi che il passato ci ha donato e che ci appaiono misteriosi, difficili da decifrare. O semplicemente siamo noi a non essere in grado di comprenderne il significato e l'insegnamento che hanno lasciato tra il turbinio del veloce e inesorabile incedere della Storia. Yukio Mishima è sicuramente uno di questi: drammaturgo, scrittore di apprezzato valore, l'unico autore giapponese moderno che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"fosse degno di mettere in scena le proprie rappresentazioni di teatro Kabuchi e No"&lt;/span&gt;; ma anche un uomo che non ha avuto paura di affrontare la morte come pegno per la fedeltà che da sempre ha donato al suo paese, il Giappone.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sarebbe riduttivo parlare di Mishima citando le sue opere o tracciandone una mera vicenda artistico-biografica, tralasciando ciò che veramente risplende nelle coscienze di chi ha la fortuna di capirne la statura e la grandezza. Tuttavia, presumendo che non tutti abbiano presente la figura di Mishima, ritengo che un cenno alla situazione e al contesto in cui egli si inserisce sia obbligatoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Terminata la Seconda Guerra Mondiale con la vittoria delle democrazia statunitense e di quelle europee, il Giappone -che come ben sappiamo formava il cosiddetto asse Roma-Berlino-Tokyo in contrapposizione alle prime potenze da me citate- si ritrovava in una situazione molto delicata: da una parte gli ultimi brandelli di resistenza (eroica, ma disorganizzata) anti-americana, dall'altra un Paese devastato dai bombardamenti di Nagasaki e Hiroshima. Per evitare di cadere nel baratro dell'isolamento, il governo e l'imperatore decisero di approvare una nuova costituzione pacifista nel 1947, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;de facto&lt;/span&gt; proposta dagli Stati Uniti, paese che occupò l'ex Impero del Sol Levante fino al 1952. Il Giappone si ritrovò, così, a pagare a caro prezzo la sconfitta del conflitto: tuttavia -aiutata dagli stessi USA- la ripresa economica fu quasi immediata, facendo del Giappone uno dei pilastri dell'economia mondiale del mondo moderno.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se questa vena progressista ha fin dal '52 mostrato il suo lato positivo, è inutile nascondere che la totale sottomissione ai vincitori ha leso in modo quasi definitivo le millenarie radici dell'Impero Giapponese, e con esse lo spirito degli uomini che avevano dedicato anima e corpo all'ideale supremo della sacralità imperiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E in questo humus politico, tra vecchi eroi dimenticati e giovani ragazzi con lo spirito e lo sguardo ancora rivolti alla luce del Sole a sedici raggi della vecchia bandiera dell'arcipelago, si inserisce la giovane vita di Yukio Mishima (pseudonimo di Hiraoka Kimitake).&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Naturalmente le solite malelingue moraliste non hanno esitato a definire Mishima un "filo-nazifascista" (termine alquanto improprio, ma di cui si è fatto -e si fa- un uso spropositato), non riuscendo ad accettare la figura di un uomo che, nonostante la sconfitta del proprio Paese, è rimasto fedele ad esso fino all'ultimo giorno della sua vita. Mishima non era un estremista, non amava definirsi né di destra né di sinistra: era un tradizionalista, un nazionalista, un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;conservatore decadente&lt;/span&gt;, come lo definì emblematicamente Moravia. Non voleva lasciare che il Giappone si piegasse alle leggi del mercato capitalista statunitense a discapito delle secolari leggi del codice d'onore samurai e del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bushi-do&lt;/span&gt;: insomma, verrebbe da dire un sognatore, un romantico che non accettava di sottomettersi ai nuovi padroni, ben sapendo, in cuor suo, che la sua resistenza sarebbe risultata infruttuosa, a lungo termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il primo Mishima, tuttavia, era un giovane ragazzo come tanti, impegnato in studi  e attività lavorative di ambito giuridico, che ben presto scoprì non essere adatte al suo stesso ego. Yukio lasciò questa strada per intraprendere la via più dura della scrittura; in questa arte poté esprimere al meglio i propri sentimenti, che non riguardavano soltanto tematiche politiche, anzi: nei primi capolavori (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Confessioni di una maschera&lt;/span&gt; e ancor di più in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Colori Proibiti&lt;/span&gt;) traspare l'anima estetica dello scrittore. Tra le pagine delle sue opere s'intrecciano -con interessanti spunti autobiografici- storie di novelli Narciso, relazioni omosessuali e analisi psicologiche. Il culto della bellezza estetica divenne uno dei capisaldi di Mishima: un culto del proprio corpo talvolta esasperato, ma che coincide con l'ideale di perfezione riconducibile non solo allo spirito della cultura giapponese, ma addirittura alle Tradizioni dei perfetti fisici degli uomini e dei semi-dèi dell'Antica Grecia, a cui Yukio spesso affermò di ispirarsi.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un'adorazione e cura del proprio corpo che lo portarono a cimentarsi nel culturismo, oltre alla pratica di numerosi arti marziali. La ricerca di un perfetto equilibrio tra estetica e interiorità, pensiero e "armatura", esteriorità e essenza furono sempre alla base della sua vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In Mishima, questa condotta di vita ebbe notevole influenza sull'aspetto spirituale, ma soprattutto "politico". La sua devozione quasi maniacale all'allenamento continuo del proprio corpo, portò Yukio a fondare il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tate no kai&lt;/span&gt;, un piccolo gruppo di fedeli guerrieri disposti a reincarnare i valori simbolo dei vecchi samurai: amore e difesa della Sacra Patria e ricerca del proprio equilibrio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Onestà, Coraggio, Sincerità, Onore, Dovere e Lealtà: la via del guerriero che gli antichi maestri avevano tracciato, riviveva di luce splendente in Mishima e nel suo esercito. Il Sole imperiale tornava a splendere sull'Acciaio delle armature dei nuovi guerrieri giapponesi; l'Imperatore -visto come simbolo sacro alla Tradizione, e non come singolo uomo- era ancora circondato da un manipolo di uomini che avrebbero donato la loro stessa vita pur di difenderne l'ombra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Tuttavia, a malincuore, Mishima dovette constatare come oramai il suo Paese era stato irreversibilmente corrotto dai nuovi dèi della modernità, insediatisi tra il feticismo delle merci e la cupidigia del mercato. Solo pochi continuavano a opporsi al Nuovo Giappone, lontanissimo parente di quell'ancestrale misticismo che caratterizzava il Vecchio Paese del Sol Levante.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Incapace di poter vivere in un mondo non suo, attanagliato da un sentimento di spaesamento interiore più che fisico, Mishima e gli ultimi samurai a lui fedeli decisero di urlare al Paese intero il loro ultimo grido di libertà. Occupato il palazzo dell'esercito di autodifesa, Mishima esaltò a gran voce, per l'ultima volta, lo spirito del Giappone Imperiale. Rimasto inascoltato, si tolse la vita assieme al fidato amico Morita con la pratica samurai del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;seppuku&lt;/span&gt; (da non confondere con l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;harakiri&lt;/span&gt;). Il tutto venne ripreso dagli increduli obiettivi delle telecamere dei giornalisti, rimasti totalmente esterrefatti dalla lucidità che mantenne Mishima fino -e persino durante- il momento del suicidio.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;E così il 25 novembre 1970 -data, peraltro, designata già alcuni mesi prima dallo stesso Mishima- , all'età di 45 anni Yukio Mishima decise di morire assieme al suo Paese, ormai sull'orlo del precipizio di quella modernità che lo scrittore giapponese aveva sempre combattuto. La fermezza, la calma, l'equilibrio raggiunto, permisero a Yukio di intraprendere il cammino verso la consapevolezza e la necessità della morte con una tale lucidità da spaventare qualsiasi uomo di questo tempo di mezzo della storia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Un insegnamento a vivere e a morire che pochi uomini hanno saputo impregnare nelle vicende umane dell'ultimo cinquantennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Alla luce di ciò, tentare, come siamo soliti fare, di affibbiare a Mishima l'una o l'altra etichetta, non è soltanto riduttivo, ma disonorevole per un uomo, che nel Bene e nel Male, ha vissuto in funzione di un Ideale. Giudicare se sia stato più o meno sensato il sacrificio finale di Yukio non avrebbe alcun senso; come non lo avrebbero i giudizi moraleggianti su un presunto ripudio della vita da parte di Mishima.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Potrò apparire retorico, ma in un Paese depravato dalla sua essenza più viva, dalle sue Tradizioni più splendenti, dal suo fascino più occulto, Mishima ha saputo ridare vigore a tutto ciò. E se questo non è bastato per cambiare qualcosa a livello meramente pratico e politico, il suo ricordo resta indelebile in chi ha la fortuna di apprezzarne il significato, le sue gesta scolpite nella memoria della Storia, le sue opere impresse nei libri delle biblioteche.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Il sacrificio della propria vita rappresenta sì una difficile rinuncia alla volontà di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"voler vivere per sempre"&lt;/span&gt;, ma soprattutto l'ultimo atto di fedeltà a un ideale supremo, un &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"valore più alto del rispetto della vita. Un valore che non è la libertà, non è la democrazia, ma è il Giappone"&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-2261883508595720447?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/2261883508595720447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=2261883508595720447&amp;isPopup=true' title='25 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2261883508595720447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2261883508595720447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/01/nostalgia-estetica-e-sacrificio-yukio.html' title='Nostalgia, estetica e sacrificio. Yukio Mishima e il sogno del ritorno del Sole Imperiale'/><author><name>Lorenzo Natural</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08388755609134224702</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>25</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-7828249788606055425</id><published>2010-01-18T18:27:00.018+01:00</published><updated>2010-03-30T09:26:13.638+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Omar Longo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trieste'/><title type='text'>Trieste. La vecchia bambina e il passante tricentenario.</title><content type='html'>&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;di Omar Longo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Trieste, una delle città più vecchie d'Italia, forse la più vecchia. Non come formazione, no, è l'età della popolazione che pesa. Lei è giovane, quasi una bambina, sempre impegnata a tenere a bada i suoi nonni. Tenere a bada o curare, la città è strutturata per gli anziani: un luna park per over 80 o una sorta di reparto geriatria a cielo aperto. Se il comune deve investire, investe sui vecchi, sicura fonte di voti. Essendoci sempre meno nascite, ci saranno sempre più anziani: il vero ricambio generazionale all'italiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Si aggirano per la città spesso silenziosi, sagome goffe nell'incedere. Da vicino, volti di corteccia nei quali rughe si dipartono dal nodo degli occhi, solcandoli alla base e appesantendone le sopracciglia, per poi discendere aggrappate alle labbra in gote avvizzite. Con movimenti lenti e cadenzati, come i loro passi, la pelle scende sul volto: turgida rugiada che si perde distruggendosi in rivoli sempre più sottili. Un carattere che ritorna bambino: non si tratta con i vecchi, quello che hanno capito in ottant'anni non puoi capirlo in meno di un trentennio. E forse è vero. Peccato che la tv ne abbia ammaccato parecchi facendoli marcire.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Chi può sapere che in mezzo a tanti uomini, proprio qui a Trieste, qualcuno non si sia dimenticato di morire, mimetizzandosi sempre più curvo tra i passanti ignari della sua straordinarietà. Un uomo piccolo, quieto, con una voce flebile, ma visibilmente allegro perché ancora in grado di attraversare piazza Unità, o piazza Grande come la chiamerebbe lui, con la tramontana, sorretto da un bastone antico con una figura equina d'avorio per impugnatura. I capelli radi che cadono ordinati quando il vento non li scompiglia. Spessi occhiali su fragili occhi. Magari puoi incontrarlo al Giardin Pubblico dove segue i minimi movimenti sotto i cespugli, sperando nel ritorno di qualche gallina. Potresti sedergli accanto e chiedere della sua gioventù, sicuro che il racconto comincerà dalla Seconda Guerra Mondiale. Ti stupiresti nel sentire il nome di Casimiro Donadoni. Chiedi chi è. E lui ti racconterebbe di quel giorno in cui l'avvocato Donadoni, tornato da Vienna, annunciò all'emporio lo statuto di Porto-Franco tra un volare di cappelli frigi. Bandiere inneggianti all'Austria si perdevano nel cielo senza nuvole. Una giornata stupenda, di quelle che nella memoria sono sempre soleggiate. Lui era lì con gli altri italiani, con il liburno, con l'istriano dell'interno, con l'ebreo, il dalmata, il greco dell'adriatico: triestini esultanti, preludio di una città multiculturale. Ti vedrebbe perplesso, farebbe un passo indietro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Era il 1719. All'epoca Trieste era un bucaneve spuntato dal bianco della saline. Pochi abitanti, un centro di 5000 persone. Poi l'intervento di Vienna: lo statuto di Porto-Franco. Le saline  si disciolsero. Come bambole di sale bagnate dall'acqua, gli aristocratici svanirono: troppo legati a terre poco redditizie. Libertà di esercitare il commercio e l'industria; miglioramento delle strutture portuali; esenzione dalle tasse; banco di assicurazione; divieto di perquisizione delle navi; permesso agli stranieri di possedere case e terreni. L'economia piroettava. Attratti dalle condizioni favorevoli migliaia di persone raggiungevano il golfo per giocare con la sorte, e lui con loro. La città diventava un crogiuolo di popoli. Attraverso le nuove vie imperiali si mischiavano le genti: ognuna con una propria cultura ad arricchire il nuovo porto-giardino della Mitteleuropa. Una città viva che cresceva alimentandosi di confronti, l'ebreo al pari del cristiano, al pari del greco-ortodosso: il rispetto delle reciproche tradizioni, corollario di un modo di essere triestino. 1781 Editto di Tolleranza. Non stavano costruendo solo una grande città, ma uno spirito nuovo, laico e cosmopolita. Alla fine del '700 Trieste contava già 30000 persone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;E se l'uomo tricentenario non raccontasse così la Trieste della sua giovinezza? Se il suo carattere si fosse inasprito col tempo? Forse sarebbe un vecchio scorbutico, stizzoso e stizzito da una Trieste culla e prigione della sua vita. Magari il suo racconto inizierebbe in un altro modo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Era il 1719. Un nuovo mercato per l'Austria aveva portato il centro a gonfiarsi artificialmente. Le opportunità economiche favorevoli spingevano soprattutto friulani e istriani ad ammassarsi nei nascenti quartieri. La nobiltà spazzata. I nuovi ricchi gonfi di sé, ciechi a qualsiasi altra logica se non quella degli affari. Ebrei come cattolici, ortodossi come protestanti: tutti affaccendati a divorare e ad arraffare. Una borghesia laica: famiglia, denaro, risparmi, moralità e religione in vetrina, sicurezza e ancora denaro. L'onda dei traffci portava a Trieste gente d'ogni dove, la risacca faceva rifluire le culture lasciando sul bagnasciuga cittadino i  ceti popolari: la maggioranza italiana, seguita da un'esigue minoranza di burocrati tedeschi, di ebrei, di greci e una forte componente di sloveni. Avevano forse meno etnie le altre città commerciali? La cultura italiana cercava di uniformare le altre attraverso una sistematica deculturalizzazione e omologazione. Non era una città cosmopolita, era una città artificialmente retta grazie ad un progetto viennese, dedita all'economia, non alla tolleranza, ma all'indifferenza verso tutto ciò che non avesse a che fare con i soldi. Una città cresciuta nei valori del cosmopolitismo non avrebbe, due secoli dopo, fatto falò del Balkan. Trieste: non incontro, ma scontro di popoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Non lo so, magari non la racconterebbe nemmeno così, con tanto rancore. Forse perché la verità non sta né nella città cosmopolita (mito romantico secondo Elio Apih), né nell'unicità economica della sua cultura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Non lo so, magari la verità si è imborghesita: odia gli estremi, si nutre dei suoi miti e soggiorna in una mediana fissità, a volte poco attraente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-7828249788606055425?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/7828249788606055425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=7828249788606055425&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7828249788606055425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7828249788606055425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/01/trieste-la-vecchia-bambina-e-il.html' title='Trieste. La vecchia bambina e il passante tricentenario.'/><author><name>Omar Longo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05890924863064505250</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-2678489316767407448</id><published>2010-01-15T21:36:00.045+01:00</published><updated>2010-03-30T09:26:29.278+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giulio Rosani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>L'evoluzione della fisica</title><content type='html'>&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;di Giulio Rosani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come promesso nello scorso articolo ho letto il libro di Einstein ed Infeld. Devo dire che prima di iniziarlo pensavo sarebbe stato il solito libro sulla fisica, spiegato in modo chiaro, ma forse non molto semplice, visto l'importanza dell'argomento. Fattore inoltre poco invitante alla lettura erano le formule matematiche che vi sarebbero dovute comparire. La fisica è una scienza esatta e come tale ogni risultato di qualsiasi esperimento deve essere approssimato da una funzione matematica. Bene, ora che ho finito la lettura posso rassicurare chiunque voglia leggere questo fantastico volume sulla fisica: la comprensione di ciò che viene spiegato non è affatto impossibile e di formule matematiche non c'è neanche l'ombra. Già nella prefazione gli autori assicurano di non voler far uso della matematica e di avere come unico scopo quello di rendere più chiari alcuni aspetti della fisica ancora oscuri a molti. L'unico requisito che il lettore deve avere, proseguono i due fisici nella prefazione, è quello di possedere buona volontà e di essere disposto a comprendere i ragionamenti fatti nei vari capitoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Il libro è suddiviso in quattro parti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Parte Prima:L'ascesa dell'interpretazione meccanicistica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Il libro si apre paragonando la fisica ad un romanzo giallo perfetto, in cui non si può saltare alle ultime pagine per scoprire chi è l'assassino. La ricerca del fisico si basa su supposizioni e sulla ricerca di prove a favore di queste. Dunque la prima cosa da fare è osservare e interpretare. Grazie a questo processo si giunge al primo indizio, a partire dal quale si costruirà una teoria. Nota bene, l'indizio non sempre porta alla teoria giusta solo perché è stato scoperto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Dopo questa prima introduzione vengono presentati i vettori, il concetto di moto, la massa, grandezza fisica lasciata in disparte per molto tempo. Grazie a questi concetti si poté enunciare la teoria meccanicistica della realtà, ovvero che il mondo si "muove" perché delle forze agiscono sulla materia, componente unica della realtà. Viene descritto insomma come grazie alla conoscenza di alcuni fattori, come velocità e posizione, si possa prevedere la posizione futura della particella che si sta studiando.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Parte seconda: Decadenza dell'interpretazione meccanicistica&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;In questa parte viene descritta la teoria dietro all'elettromagnetismo e alla termodinamica. Ancora si cerca di adattare l'idea meccanicistica all'ambito di studio, ma ci si comincia a rendere conto che sorgono alcuni problemi, soprattutto con lo studio della luce. Siccome essa si propaga anche nel vuoto, non si può trattare di un'onda, visto che per propagarsi essa avrebbe bisogno di materia. L'onda non è altro che un cambiamento di stato della materia. Il suono si propaga perché c'è aria che vibra, nel vuoto non c'è suono. Molti esperimenti però dimostrano che la luce deve essere simile ad un'onda, altrimenti alcuni suoi comportamenti non si potrebbero spiegare. (Non entro nei dettagli perché la questione diventerebbe abbastanza intricata.) Si inventa dunque l'etere, ma anche in questo caso la sua definizione risulta macchinosa e non ben definita. La concezione meccanicistica entra così in crisi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Parte terza: Campo, Relatività&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Viene introdotto il concetto di campo, che esercita delle forze sulle particelle.Tutto quello di cui si è già parlato prima viene riletto introducendo il campo (descritto nel mio articolo di dicembre 2009).Si arriva infine alla teoria della relatività. Non vorrei inoltrarmi oltre in quest'ambito se non per due punti importanti. Il primo è che secondo la relatività, due sistemi di riferimento in moto uno rispetto all'altro a velocità prossime a quelle delle luce possono avere "tempi" diversi. Infatti se collochiamo due orologi nei due sistemi, noteremo che il tempo segnato dai due è diverso una volta che i due sistemi sono in movimento, nonostante i due cronometri siano stati precedentemente sincronizzati. Questo aspetto ci riconduce all'articolo precedente in cui Lee Smolin decretava che lo scorrere del tempo è uguale per ogni punto dell'universo, sia esso in moto o no. Non so dire chi abbia ragione, ma la cosa si fa interessante. Il secondo punto è la massa-energia, che lega appunto massa ed energia ad un unica "sostanza". Secondo questa teoria la massa è un condensato altissimo di energia, e l'energia è una minima parte della massa. Sostanzialmente un corpo caldo pesa di più di quando è freddo, ma la variazione di peso è infinitesimale. Lo stesso vale per un corpo in moto rispetto al suo stato di quiete.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Parte quarta: Quanti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Di questo ultima parte vorrei anticipare il minimo possibile. Dico solo che l'idea di conoscere posizione, velocità e traiettoria future grazie a dati conosciuti decade definitivamente. In questo caso o si conosce la posizione o la velocità o la traiettoria, ma mai tutte insieme. Inoltre più che la posizione precisa si conosce la posizione probabile. Stessa cosa per velocità e traiettoria. (Si sta parlando di particelle elementari in moto.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;So di essere stato poco profondo nell'esposizione, ma quello che Einstein e Infeld hanno sintetizzato in 273 pagine, non credo di essere in grado di riprodurre in due. Invito quindi chiunque fosse interessato a leggere il libro e a continuare ad informarsi su questa bellissima materia. Il Titolo è "L'evoluzione della fisica" e merita davvero una lettura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-2678489316767407448?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/2678489316767407448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=2678489316767407448&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2678489316767407448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2678489316767407448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/01/levoluzione-della-fisica.html' title='L&apos;evoluzione della fisica'/><author><name>Giulio Rosani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15987349937481318134</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-2270594409142203951</id><published>2010-01-14T00:45:00.009+01:00</published><updated>2010-03-30T09:26:56.605+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Tamaro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Che cos'è la globalizzazione?</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Andrea Tamaro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo non è propriamente un articolo. Ricopierò quanto scritto nel libro di "Diritto costituzionale", Roberto Bin-Giovanni Pitruzzella, Giappichelli Editore, che cerca di dare una "semplice" spiegazione su cosa sia la globalizzazione (e come funzioni) e il rapporto col territorio e la sovranità dello Stato. In questo modo, una discussione su questo tema, potrà essere condotta con una maggiore chiarezza. &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'indebolimento del controllo che, nell'attuale momento storico, lo Stato esercita sul proprio territorio è da collegare soprattutto all'affermazione di quella che viene chiamata globalizzazione, cioè la creazione di un mercato mondiale in cui i fattori produttivi si spostano con estrema facilità da un Paese all'altro.&lt;br /&gt;Alla base della globalizzazione dell'economia stanno soprattutto i seguenti fattori:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;   &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;il progresso tecnologico nel campo dei trasporti, che rende sempre più facile ed economico lo spostamento dei beni da un luogo all'altro;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;la "smaterializzazione" delle ricchezze tradizionali, attraverso la cosidetta "finanziarizzazione" dell'economia, che sempre di più si basa sulla proprietà e lo scambio di risorse finanziarie piuttosto che sul possesso di beni materiali;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;l'accresciuta importanza strategica ed economica di altri "beni immateriali", come la conoscenza e l'informazione;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;lo sviluppo dell'informatica e la creazione di reti telematiche, che rendono possibile il rapidissimo spostamento di informazioni e di capitali da una parte all'altra del Pianeta;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;lo sviluppo di sistemi produttivi flessibili, che consentono alle imprese di spostarsi rapidamente da un luogo all'altro o di allocare le diverse fasi del ciclo produttivo in aree territoriali diverse (si pensi ad alcune imprese leader nel settore dell'abbigliamento, che insediano i centri di disegno dei capi e le strutture che curano il marketing nel cuore dell'Europa, in modo da utilizzare le migliori risorse umane in questi campi, mentre la lavorazione degli indumenti avviene in Paesi extraeuropei dove il costo della manodopera è più basso).&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Dalla globalizzazione dell'economia discendono numerose conseguenze. Anzitutto le risorse più importanti, è cioè il capitale finanziario, le informazioni e le conoscenze, che per loro natura non sono legate al territorio (si dice perciò che l'economia si è "deterritorializzata"), si spostano da un luogo all'altro, e perciò anche da uno Stato all'altro, alla ricerca del luogo più conveniente in cui posizionarsi, sfuggendo pressochè integralmente al controllo dei poteri pubblici. In secondo luogo, gli Stati sono sempre più influenzati da decisioni che vengono prese al di fuori dei loro confini, ma che hanno effetti considerevoli all'interno del territorio dello Stato (si pensi alla decisione dei grandi investitori di realizzare vendite massicce dei titoli del debito pubblico di un determinato Stato, mettendone in crisi la liquidità, determinando un rialzo dei tassi di interesse e il conseguente aumento del debito dello Stato; oppure si pensi alle conseguenze, sul livello dei prezzi, e perciò sul tasso di inflazione, delle decisioni prese dai Paesi produttori di petrolio o da grandi gruppi multinazionali - &lt;i&gt;questi esempi sono alla base delle nozioni del corso di economia NdT&lt;/i&gt;). In terzo luogo, si realizza una competizione tra Stati per attrarre imprese e capitali e, in questo modo, per aumentare la ricchezza che esiste e si produce nel loro territorio. Infatti, la velocità e la facilità di spostamento dei principali fattori produttivi fa sì che essi tendano ad allocarsi in quelle aree territoriali dove incontrano regole legali, sistemi fiscali, amministrazioni pubbliche e qualità del capitale umano, tali da rendere più conveniente l'attività.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ciò significa che gli Stati si trovano davanti ad un'alternativa secca: o chiudere le proprie frontiere agli scambi con l'esterno, esponendo il Paese al rischio dell'impoverimento, oppure garantire la piena libertà di movimento dei capitali, beni e servizi, accettando così di conformarsi alla logica del mercato globale ed alla competizione tra aree territoriali. Ma l'adesione alla seconda alternativa comporta una certa riduzione delle scelte politiche consentite allo Stato. Infatti, gli operatori interni ed internazionali fanno confluire i propri capitali nel territorio di uno Stato finchè vi siano sufficienti prospettive di guadagno, e cioè non solo regole convenienti, disponibilità di infrastrutture, amministrazioni efficienti, ma anche una pressione fiscale tollerabile, un bilancio pubblico sano, un uso efficiente delle risorse pubbliche. Lo Stato è formalmente libero di adottare gli indirizzi politici che ritiene più opportuni, ma sostanzialmente è costretto a sottostare al giudizio del mercato e, quindi, a seguirne indirizzi politici compatibili con le esigenze della competizione internazionale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In conclusione, non è più vero che lo Stato abbia piena sovranità sul suo territorio, tanti essendo i condizionamenti provenienti dai mercati internazionali."&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per definizioni di natura economica di termini riportati, in caso di necessità, le trovo velocemente sul libro di economia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questa è la globalizzazione. Giusta? Sbagliata? Io non credo si debba riflettere in questi termini. E' il modo in cui si è evoluta l'economia, e come ho già sostenuto e credo, se è così, è perchè gli uomini hanno così scelto. Si può criticare in certi suoi aspetti, certo. Ma bisogna forse ricordare, e questo è inconfutabile, che proprio la globalizzazzione permette agli Stati poveri di crescere. Nel momento in cui la conoscenza tecnologica si sposta, gli Stati poveri la possono ottenere e sviluppare, in modo tale che le differenze rispetto ai ricchi si assotiglino. Anche questa è una delle tante facce della globalizzazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-2270594409142203951?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/2270594409142203951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=2270594409142203951&amp;isPopup=true' title='40 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2270594409142203951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2270594409142203951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/01/che-cose-la-globalizzazione.html' title='Che cos&apos;è la globalizzazione?'/><author><name>Andrea T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10923576685341122153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/__W0ZYVwflNA/S1iDhWHzF7I/AAAAAAAAABY/ycbHQauoeec/S220/wiccan-hulking.jpg'/></author><thr:total>40</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-7370813349517324010</id><published>2010-01-09T01:17:00.016+01:00</published><updated>2010-03-30T09:27:13.957+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Tamaro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Internet'/><title type='text'>Wikipedia: no comment?</title><content type='html'>&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;di Andrea Tamaro &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Prendendo spunto dal giudizio lapidario riportato nel titolo su "Wikipedia, l'enciclopedia libera", desidero riflettere un po' sul valore o meno di questo sito, visitato quotidianamente da 60 milioni di persone, e dell'idea del progetto in sé.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Iniziamo dalle questioni di fondo che permeano le critiche a wiki. : autorevolezza e libertà.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Wikipedia (e i suoi progetti trasversali) permettono a chiunque, dotato di un computer, di aggiungere, togliere o modificare la definizione o le informazioni di qualsiasi (o quasi) voce. Ciò dunque comporta che chiunque, sia esso dotato o meno di nozioni su un dato argomento, possa trasformare, sia in meglio sia in peggio, il lavoro di altre persone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;A questa scelta di libertà si collega l'autorevolezza: le voci, come vengono presentate, senza essere curate da esperti, non hanno nessun valore accademico. Di conseguenza citare una voce in una tesi di laurea, sarebbe quanto mai sbagliato e controproducente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Queste due, del tutto veritiere, affermzioni conducono alla bocciatura di questo strumento? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Ovviamente no.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Abbiamo visti i limiti di wikipedia. (Difetti, tra l'altro, insormontabili?) Ora vediamo i pregi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Difficile a crederlo, ma il primo pregio è la libertà. Un controsenso? Tutt'altro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Quella libertà che conduce ad una pericolosa esposizione all' "esterno" permette nel contempo di usufruire di una merce rara: la neutralità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Su tante voci, e quindi temi, controversi, la discussione e la possibilità che tutti inseriscano i vari punti di vista, portano ad una visione complessiva dell'argomento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Es. Aborto: definizioni, dibattito etico, storia, legislazione e così via&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Tutto ciò porta ad una comprensione non viziata: tesi degli abortisti come quelle delle religioni come la posizione del legislatore.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Tenendo presente l'esempio, passiamo ad altra considerazione: il tempo. Una enciclopedia online permette di essere aggiornata quasi istantaneamente rispetto all'evento accaduto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Viene scoperta una nuova formula chimica per la pillola abortiva? Al massimo poche ore dopo la notizia è riportata sulla voce online.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;E se questo sembra di poca importanza rispetto alla voce enciclopedica, bisogna ricordare che wikipedia non è solo una tradizionale enciclopedia: ha funzione di almanacco, di dizionario geografico, artistico, filmografico, di cronaca dei fatti di attualità. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Ho citato prima la critica sull'autorevolezza: anche se le voci non sono curate da esperti, ciò non toglie che possano avere un valore culturale od informativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Per vari motivi:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Bisogna controllare le Note. Possono riportare le citazioni di libri autorevoli sull'arogomento trattato, oppure articoli di giornale e via così. Tutto ciò rende la voce più accreditata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Bisogna controllare i Collegamenti esterni. Spesso sono link a siti assai autorevoli. Conseguentemente la voce magari può essere anche "infettata" ma il sito a cui si rimanda certamente no. (se leggo riguardo la Carta Costituzionale e voglio l'opinione autorevole vado al link del Quirinale.it)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Si può anche vedere come si è evoluta la voce: le voci vengono discusse, e tutti i passaggi di trasformazione salvati, in modo tale che in caso di malafede (o ignoranza) di qualcuno, si possa tornare indietro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Bisogna ricordare infine la cosa più importante: date voci sono trattate da veri esperti. Si vedono subito dall'ampiezza e dovizia di particolari in cui sono declinate. Provare per credere: "Esperanto".&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;E wikipedia può diventare perfino fonte per una tesina magari, basta utilizzarla correttamente: come? Incrociando le informazioni. Prendi varie fonti su un dato argomento o parola, e le confronti. Se vedi molte coincidenze sulla voce di wiki, vuol dire che è fatta bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Una questione forse non viene rilevata opportunamente quando si tratta del valore o meno di wiki. : la maggior parte delle persone non è abbastanza ricca per poter comprarsi un'enciclopedia. Quelle serie, ovvero dotate di una provata autorevolezza, costano. Questa considerazione materialistica per dire cosa? La maggioranza delle persone, non hanno la possibilità (lasciando stare la volontà) di poter sfruttare questo strumento culturale: wikipedia è una sincera via di mezzo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Bisogna comunque ricordare sempre: usare con cautela.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Ma i pregi non sono finiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;L'altra sera ho avuto la fortuna di andare ad uno spettacolo teatrale molto bello, che mi ha colpito, oltre per la bravura dei recitanti e l'importanza del tema trattato, per la musica. Soprattutto "Lascia ch'io piango". Appena l'ho sentita, mi son detto: devo scoprire da dove proviene. Sulla "normale" enciclopedia ovviamente non ho trovato nulla di così generico. Su wiki. invece, tempo due secondi, ho scoperto che è un'aria dall'opera Rinaldo di Georg Friedrich Handel. Che importanza ha?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Ha tutta l'importanza del mondo, secondo me. Cos'è che fa progredire culturalmente, ad un certo punto, l'uomo se non la sua curiosità? Wikipedia permette di dar anche sfogo alle curiosità e nello stesso tempo può far nascere nuovi interessi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;C'è infine una questione che forse si dimentica: il collegamento con le le lingue straniere. Questo comporta vari benefici: una maggiore esposizione di argomenti (soprattutto in inglese) che magari non sono abbastanza ben trattati nel dettaglio nella propria lingua; ci si esercita con la lettura e si ha la possibilità di trovare la traduzione di parole che su un dizionario italiano-inglese "normale" non è possibile trovare in modo rapido e preciso. Es. il nome di qualche uccello assai poco conosciuto: scrivo il nome italiano, ho il link a quello inglese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Wikipedia, fonte di cultura popolare e di cultura della curiosità; utopica rappresentazione di come il mondo dovrebbe essere: un mondo dove le lingue, come i popoli, non siano in conflitto, ma legate dallo stesso scopo, il dialogo.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-7370813349517324010?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/7370813349517324010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=7370813349517324010&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7370813349517324010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7370813349517324010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2010/01/wikipedia-no-comment.html' title='Wikipedia: no comment?'/><author><name>Andrea T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10923576685341122153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/__W0ZYVwflNA/S1iDhWHzF7I/AAAAAAAAABY/ycbHQauoeec/S220/wiccan-hulking.jpg'/></author><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-2046595593436629331</id><published>2009-12-26T10:04:00.000+01:00</published><updated>2010-03-30T09:27:34.484+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giulio Rosani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Rivoluzionarie scoperte o semplici corollari?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;di Giulio Rosani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno forse si sarà accorto che nell'ultimo periodo le notizie scientifiche, per poche che siano, stanno diventando alquanto insolite. Leggo nel numero di novembre di "Le Scienze" che è stato trovato un esempio di monopolo magnetico, fenomeno finora ritenuto impossibile. Sempre nello stesso numero si annuncia la violazione della legge di simmetria,una delle superleggi della fisica ritenute inviolabili.&lt;br /&gt;Tutto questo è stato preceduto dalla conferenza tenutasi il 28 ottobre a Genova da Lee Smolin, nella quale l'esistenza di più universi, da lui stesso teorizzata, veniva smentita in favore di quella affermante un unico universo. Alla luce dei seguenti cambiamenti possiamo forse dire di trovarci di fronte ad una nuova rivoluzione copernicana? Intanto vediamo di analizzare al meglio cosa significano le varie scoperte sopra citate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il monopolo magnetico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; Vi siete mai chiesti cosa succede se si "taglia" una calamita in due? La risposta che finora la fisica dava a questa domanda era che si sarebbero ottenute due calamite più piccole aventi entrambe due poli, nord e sud, come la calamita originale. Svariati esperimenti provavano questa teoria, svariati esperimenti con materiali e temperatura "normale". Nessuno aveva ancora pensato agli "spin ice", ghiacci di spin. Si sta parlando di materiale con struttura simile al ghiaccio, i cui ioni ruotano con un determinato orientamento. Gli ioni sono le particelle possedenti carica elettrica positiva o negativa che costituiscono il materiale. Sono atomi a cui è stato strappato un elettrone, caso di carica positiva, oppure che hanno strappato loro un elettrone ad altri atomi, caso negativo. Gli ioni si organizzano in strutture cristalline, reticoli di forma quadrata ad esempio.&lt;br /&gt;Dopo aver stabilizzato il campo magnetico del materiale, i fisici lo hanno perturbato nuovamente in modo da creare la possibilità di formazione di monopoli magnetici e... tadah! Una situazione simile a quella del monopolo è stata riscontrata veramente! Sembrerebbe una cosa molto semplice, ma in realtà il processo non è così scontato. Intanto il materiale deve essere portato a temperature prossime allo zero assoluto, -273°C, poi il campo magnetico deve essere perturbato tranite un'altro campo magnetico, abbastanza forte da modificare il primo nel modo desiderato.&lt;br /&gt;Con campo si intende la perturbazione dello spazio dovuta ad un oggetto situato in esso. Ad esempio il campo gravitazionale è dovuto alla presenza nello spazio di un corpo avente massa non nulla. Per avere un'immagine di un campo, ci si può immaginare un lenzuolo teso con un pallone da calcio messo su di esso. Il telo cederà dove si trova il pallone e formerà una depressione che influenzerà altri oggetti sul lenzuolo. Ad esempio se metto una biglia nel campo appena generato questa si muoverà verso il pallone da calcio, perchè soggetta alle forze generate dal campo, la depressione del lenzuolo in breve. La biglia però crea a sua volta un campo sul lenzuolo, solo che è molto più debole rispetto a quello del pallone, dunque non ce ne accorgiamo. Se mettessimo un'altro pallone sul lenzuolo potremmo perturbare significativamente il campo generato dal primo pallone. Il concetto di base dell'esperimento è appunto questo, generare un campo abbastanza forte da modificare il primo in modo significativo.&lt;br /&gt;Oltre a dover trovare il modo giusto di modificare il campo, il controllo della riuscita dell'esperimento è alquanto difficoltoso, perchè la distanza tra i due poli è dell'ordine dei milionesimi di metro. Comunque, nonostante questi risultati i ricercatori restano in dubbio se si tratti di veri monopoli magnetici, in quanto non si tratta di particelle con un unica carica magnetica, il vero monopolo, ma di due poli separati. Il fenomeno non era stato mai riscontrato e ciò ne fa una scoperta interessante. Aspetto aggiornamenti sull'argomento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La legge di simmetria&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Per legge di simmetria si intende, in fisica, la legge secondo la quale un esperimento eseguito secondo le stesse condizioni rispetto ad un altro esperimento deve dare lo stesso risultato indipendentemente dal luogo e dal tempo in cui viene eseguito. In pratica, se faccio cadere un sasso da una rupe alta 100 metri, in assenza di vento, il tempo che impiegherà il sasso per arrivare a terra e il luogo di impatto saranno gli stessi. Che io lasci cadere il sasso in Giappone o in America, nel 2012 o nel 3005, non influenzerà minimamente il mio risultato. Alcuni fisici sono però scettici e non si dicono d'accordo con questa affermazione. Questa loro idea viene supportata da un esperimento condotto in Giappone il cui risultato non è conforme alle previsioni basate appunto sulla simmetria.&lt;br /&gt;Il termine simmetria in fisica è da intendersi più come invarianza, che come simmetria letterale. Dunque nonostante i dati di partenza fossero invariati rispetto ad un esperimento già condotto, il risultato è stato diverso. Con questa "scoperta" il mondo della fisica si trova davanti a nuovi quesiti sulle superleggi, ritenute inviolabili. La teoria che ipotizza una unificazione delle leggi fisiche in un'unica legge universale potrebbe essere da rivedere. Se effettivamente dovesse rivelarsi falsa, molte teorie dovrebbero essere reinterpretate, molto lavoro risulterebbe inutile. Si aprirebbero però nuove porte verso una comprensione più profonda della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il Multiverso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Come accennato sopra a Genova si è tenuta una conferenza di notevole importanza. Lee Smolin, fisico teorico americano nato a New York il 1955, uno dei "padri" della fisica quantistica moderna, smentisce l'esistenza di mondi paralleli, di un multiverso, da lui stesso teorizzata. Le motivazioni addotte non sono di tipo scientifico, ma sono puramente filosofiche. Ciononostante è importante considerare la questione come una svolta.&lt;br /&gt;I quattro punti esposti durante la conferenza sono i seguenti:&lt;br /&gt;"Esiste un solo universo. Non ne esistono altri, nè esiste qualcosa che sia isomorfo ad esso."&lt;br /&gt;Questa affermazione si rifà soprattutto alla teoria degli insiemi. Infatti non esiste altro insieme che possa riprodurre perfettamente l'insieme di partenza se non l'insieme stesso. Dunque l'universo può essere "replicato" solo da se stesso=&amp;gt; esiste un solo universo.&lt;br /&gt;"Tutto ciò che è reale lo è in un momento, che è (a sua volta) una successione di momenti. Tutto ciò che è vero lo è nel momento presente."&lt;br /&gt;La teoria di un qualcosa che esiste anche al di fuori del tempo viene smentita, tutto ciò che esiste è situato nel tempo, anche il tempo stesso(in quanto realmente esistente e non un prodotto della mente umana).&lt;br /&gt;"Tutto ciò che è vero in un momento è un processo di cambiamento finalizzato a portare al prossimo o ai futuri momenti. Qualsiasi cosa sia vera è una aspetto di un processo in questo processo causante o implicante momenti futuri."&lt;br /&gt;Se qualcosa dovesse esistere senza causare nient'altro, allora quel qualcosa deve sparire nel prossimo attimo. Se qualcosa persiste, allora deve portare a qualcos'altro, fa parte di un processo.&lt;br /&gt;"La matematica è un derivato dell'esperienza che funge da generalizzazione di regolarità osservate, quando vengono rimossi particolarità e tempo."&lt;br /&gt;La matematica non è una legge su cui si basa il mondo, ma è derivata da esperienze sulle cui regolarità si basa la materia. Questa frase del prof. Smolin potrebbe sebrare logica e naturale, nonostante ciò molti matematici tendono a dimenticarlo (perdonatemi la "frecciatina").&lt;br /&gt;Purtroppo siccome non ne so abbastanza sull'argomento non cercherò di inoltrarmi oltre nella faccenda. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;Per chi fosse interessato all'argomento, Smolin ha pubblicato tre libri, a quanto mi risulta, in cui questioni quali la teoria delle stringhe e la quantum gravity sono spiegate in modo chiaro a tutti. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small;"&gt;I titoli sono "The Life of the Cosmos", "Three Roads to Quantum Gravity" e "The Trouble with Physics".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; font-size: small; font-weight: bold;"&gt;Il pennuto terrorista&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;Su Repubblica del 8 Novembre si poteva leggere un articolo sul Cern di Ginevra, nel quale si comunicava la ripresa delle attività dopo la riparazione del generatore Lhc-B, uno dei tre che alimentano la struttura. Causa del guasto è stato il pasto di un volatile, un pezzo di pane. Le tracce trovate sul luogo ne danno la prova, anche se si è riusciti a trovare solo il pane. Sulle sorti del pennuto si è tuttora incerti...&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Quella che può sembrare una notizia da niente in realtà potrebbe confermare una teoria recentemente sviluppata a spiegazione dei vari "fiaschi" dell'Lhc(Large Hadron Collider). Si pensa che la natura stia sabotando l'esperimento per non permetterci di scoprire la particella detta "di Dio". Anche in questo caso sembra fantascienza, ma chi se non meglio di un anonimo passero o un piccione mimetizzato nel grigio della svizzera poteva portare a termine un attentato del genere? Ovviamente sto scherzando, non credo proprio che la natura possa ordire un complotto simile, ahah... o forse sì?&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Per il momento sul Cern è tutto, se dovessi avere fortuna, intorno a marzo o aprile dovrei riuscire a visitare di persona la struttura, in quel caso seguirà ovviamente subito un articolo su Pot-pourri.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Bene, tutto questo articolo per dire che ancora non si sa dove andrà a finire la questione... Ho comunque trovato interessanti le varie scoperte e mi sembrava bello comunicarle. Spero sia stato interessante anche per chi ha letto questo articolo.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt; Il prossimo articolo tratterà di un libro scritto da Einstein e Infeld, nel quale si cerca di porre la fisica in concetti semplici e compresibili a tutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-2046595593436629331?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/2046595593436629331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=2046595593436629331&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2046595593436629331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/2046595593436629331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/rivoluzionarie-scoperte-o-semplici.html' title='Rivoluzionarie scoperte o semplici corollari?'/><author><name>Giulio Rosani</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15987349937481318134</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-5930292021673323974</id><published>2009-12-26T10:03:00.005+01:00</published><updated>2010-11-19T09:12:25.707+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Tieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interviste'/><title type='text'>“Il Dio Toth”, intervista a Massimo Fini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.liguria2000news.com/sito/wp-content/uploads/2010/09/massimofini.jpg"&gt;&lt;img style="float: left; margin: 0pt 10px 10px 0pt; cursor: pointer; width: 320px; height: 240px;" src="http://www.liguria2000news.com/sito/wp-content/uploads/2010/09/massimofini.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div  style=";font-family:Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;di Stefano Tieri&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;«I personaggi di questa storia sono inventati. I messaggi dei media sono autentici.»&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Così Massimo Fini nella seconda di copertina del suo primo romanzo, “Il Dio Toth”, edito da Marsilio (pp. 192, 15 €). È lo sconcerto ad assalire il lettore, fin dalle prime pagine; la domanda che si pone invece, proseguendo via via nella lettura, è la seguente: nel momento in cui pretendiamo di informarci tramite terzi, non essendo direttamente a contatto con il fatto, quali possono essere le conseguenze? Se è vero, come scriveva Bonaventura Zumbini, che «la verità è un po' dappertutto, ma dappertutto esagerata ed offuscata», come orientarsi? Proprio la vicinanza di Massimo Fini al mondo dell’informazione rende questa testimonianza – seppur traslata nel contesto romanzesco – così importante per chi voglia dare una risposta a questi interrogativi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Nel suo romanzo il personaggio della Grande Mousse sostiene che il giornalista ha non solo il compito di informare, ma anche quello di formare. Lei dà a quest’ultimo termine un’accezione negativa, forse anche perché la Grande Mousse oltre ad avere il potere dell’informazione detiene il potere politico…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Sì, formare il cittadino è tipico di ogni Stato autoritario, sostanzialmente; il famoso Stato etico, dove lo Stato si occupa anche delle cose private del cittadino, della moralità del cittadino,… E quindi in questo senso informare nella bocca del capo del giornale, che poi è anche il capo del paese, ha ovviamente un’accezione negativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Sì ma il giornalista nella scelta delle notizie, nei commenti che accompagna alle stesse notizie, filtra tutto attraverso il proprio pensiero, dando quindi anche una visione del mondo che è la propria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Fino ad un certo punto, perché per quanto possa sempre essere tutto molto opinabile (un bellissimo film giapponese, “Rashōmon”, fa vedere come lo stesso fatto visto da 5 persone diverse abbia 5 interpretazioni diverse) in relativo i fatti restano i fatti: quindi se tu vedi uno che sta pugnalando un altro questo devi scrivere. Nella cronaca il margine di interpretazione è relativo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Dico questo perché leggendo diverse testate di opposti orientamenti politici sembra di essere dinanzi a delle italie completamente diverse l’una dall’altra…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Sì, anche perché qui si parla di politica: siccome la politica è fatta di parole e non di fatti, è chiaro che si possono dire le cose più diverse, contrastanti nel modo più totale, e nessuno ha torto e nessuno ha ragione. È uno dei “vizî&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;” della democrazia, che è fatta sostanzialmente di parole.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Un altro tema cardine del suo libro è la teoria secondo la quale la troppa informazione è in realtà solamente illusione di essere informati…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;La troppa informazione uccide l’informazione. Questo vale non solo per l’informazione, ma per tutto. È quello che ti insegnano al primo anno di economia: un cucchiaio di minestra ti salva dalla morte per fame, due ti fanno stare un po’ meglio, tre ti fanno star bene, il centesimo ti uccide. L’eccesso di informazione finisce per passarti attraverso e alla fine tu non ritieni nulla, un po’ come in quel mondo che io descrivo, che non è troppo lontano da quello di oggi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;E proprio a questo volevo arrivare: attraverso la televisione prima e internet poi sembra si stia giungendo a questa situazione: un mondo nel quale si è sommersi da messaggi e da informazioni senza che in realtà rimanga nulla all’interno della persona.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Rimane molto poco. Ci fu un’interessante inchiesta fatta negli Stati Uniti tanti anni fa in cui venivano messi a paragone ragazzi che avevano vissuto nell’era pre-televisiva e ragazzi che invece vivevano nell’era televisiva. Non solo la qualità ma anche la quantità di informazioni ritenute dai secondi era inferiore a quella nei primi; una cosa che ti dice tuo nonno ti rimane in testa tutta la vita, centomila informazioni – anche per una questione di difesa – ti passano attraverso, perché se dovessi ritenerle tutte non vivresti più.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Sempre nel romanzo lei tratteggia due figure che possono essere in qualche modo positive: quella degli uninformed (individui che vivono ai margini del mondo “civilizzato” a cui non arriva alcun tipo di informazione, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ndr&lt;/span&gt;) e quella di Matteo, il protagonista (un giornalista che ben presto si accorge di trovarsi in un sistema malato, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ndr&lt;/span&gt;). Lei le ritiene soluzioni valide? L’isolamento dalle informazioni è possibile in questo mondo ed è una soluzione accettabile, che può portare a qualcosa di positivo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;È possibile a prezzo dell’isolamento, perché in questo modo si diventa in qualche modo un disadattato; come lo è Matteo, che pur sostiene col suo lavoro quel sistema che poi ad un certo punto capisce essere tutta fuffa. È un po’ il problema, trasportando alle piccole cose, che ogni genitore si pone con i figli: faccio vedere loro la televisione così li cretinizzo o non gliela faccio vedere ma ne faccio degli spostati nell’ambiente in cui devono vivere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Bel dilemma… Lei non mi pare abbia scelto comunque la strada della disinformazione più totale: è direttore politico di un mensile da oltre un anno (“La Voce del Ribelle”), collabora a “il Fatto quotidiano”,…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;La mia scelta è in un certo senso contraddittoria… io nell’informazione ci lavoro, anche se si tratta di un’informazione più laterale, più marginale. Il problema è: o sto muto oppure parlo anche per dire questo. Pure su “la Voce del Ribelle” l’ho detto: noi utilizziamo – cercheremo di utilizzare – internet e questi mezzi ma l’obbiettivo è poi abbattere internet.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Lei in qualche momento mi pare un po’ sospeso tra il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, che a volte sono in contrasto l’uno con l’altro…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Sono totalmente in contrasto tra loro; io ho una visione pessimistica del futuro, questa però non può essere l’atteggiamento di un giovane (i ragazzi che mi seguono hanno più o meno la tua età, 20, 25, 30 anni). Quindi anche la “Voce del Ribelle” e il movimento che ho creato (Movimento Zero, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:small;" &gt;ndr&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;) vogliono tentare di dare uno sbocco positivo, anche contando sul fatto che i giovani – per quello che riguarda il mio pensiero – non lo ripetono in modo talmudico ma lo rielaborano a modo loro e secondo le esigenze, perché comunque un ragazzo di vent’anni non può pensarla come un uomo di sessanta. Scrive Nietzsche: «non fa onore al suo maestro chi rimane sempre di secolo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Lei ha sempre mantenuto un atteggiamento di denuncia verso la società che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;le magnifiche sorti e progressive&lt;/span&gt; hanno portato. Se lei dovesse dare un consiglio a un ragazzo di vent’anni, dal momento che le prospettive non sembrano delle più rosee, gli consiglierebbe di lottare avanti come ha fatto anche lei stesso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Sì, io direi – se ci si crede – di fondere idee di questo genere, idee che sono anti-moderniste ma non per questo non attuali: la modernità quando è nata ha creato delle grandi speranze, ma ora ha fallito. Io non colpevolizzo gli illuministi, Adam Smith o Marx, ma a due secoli e mezzo di distanza questo modello in realtà fa star più male che bene, anzi riesce a far star male anche chi sta bene: tant’è vero che fenomeni come depressione e nevrosi sono diffusi più fra i ceti abbienti che in quelli meno abbienti e sicuramente nel mondo occidentale più che nelle società tradizionali…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;…e come ha scritto ne “La ragione aveva torto”, più nelle società moderne che in quelle pre-industriali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Esatto. Ora non si tratta di ritornare al mondo delle caverne, ma di prendere dalle società che ci hanno preceduto alcuni insegnamenti di cui ci siamo completamente dimenticati. La civiltà greca aveva un profondo senso del limite che noi abbiamo perduto; i greci avevano una teoria della meccanica (attraverso Pitagora e Filolao) tramite la quale avrebbero potuto costruire macchine molto simili alle nostre, non lo fecero perché intuirono che andare a replicare la Natura era pericoloso. Molta parte dei loro miti dice questo: che il delirio di potenza dell’uomo – l’hybris – provoca la fthonos theòn, ovvero l’invidia degli dei e l’inevitabile punizione. Naturalmente qui siamo a livello mitico ma il senso è chiaro: l’uomo dev’essere in grado di auto-limitarsi sennò va incontro all’autodistruzione. Il frontespizio dell’oracolo di Delfi era “mai niente di troppo”. Dovremmo quindi riprendere alcune suggestioni del passato per correggere in modo molto radicale la società del presente, per riportare al centro della vita l’uomo e non l’economia o la tecnologia, le quali hanno avuto sempre una parte marginale nella vita dell’umano fino alla fine della rivoluzione industriale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:small;" &gt;Lei ha fiducia nell’uomo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;Da una parte non ho fiducia nell’uomo, dall’altra lo vedo come un essere estremamente dolente, perché è l’unica creatura vivente consapevole in modo lucido della propria inevitabile fine. Per cui ci sono due elementi: l’uomo è sì condannato dalla sua stessa struttura (prendiamo appunto la conoscenza: l’uomo è portato a conoscere ma poi la conoscenza finisce per ritorcersi contro di lui; basti pensare a tutte le invenzioni che abbiamo creato, straordinarie sotto certi aspetti, che ci sono venute contro, alla fine); ma d’altro canto questa è la condizione dolorosa di un essere com’è l’essere umano. Chi lo ha inventato dovrebbe essere impiccato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:small;"&gt;(intervista rilasciata venerdì 20 novembre 2009)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-5930292021673323974?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/5930292021673323974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=5930292021673323974&amp;isPopup=true' title='15 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5930292021673323974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/5930292021673323974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/il-dio-toth-intervista-massimo-fini.html' title='“Il Dio Toth”, intervista a Massimo Fini'/><author><name>Stefano Tieri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02637815447447630816</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/SvsU87b4P-I/AAAAAAAAAB4/-Bf4XM24tBQ/S220/DSCN2947.JPG'/></author><thr:total>15</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-6940176588018164967</id><published>2009-12-17T23:44:00.368+01:00</published><updated>2010-03-30T09:28:20.068+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tommaso Ramella'/><title type='text'>La discriminazione silenziosa</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Tommaso Ramella &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il 17 novembre 2009 Andrea Tamaro pubblica su Pot-pourri l'articolo &lt;a href="http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/la-vergogna-dellitalia.html"&gt;La vergogna dell'Italia&lt;/a&gt;, nel quale critica aspramente la bocciatura di una&amp;nbsp;proposta di legge che avrebbe dovuto introdurre sanzioni aggiuntive per i reati connessi all'omofobia. E' un articolo dai toni estremamente accesi, da cui traspare tutta l'indignazione dell'autore di fronte a quella che egli vede come l'ennesima prova d'indifferenza da parte della società riguardo il problema della discriminazione degli omosessuali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Molti sono gli spunti di riflessione offerti da Andrea,&amp;nbsp;fra i quali l'arretratezza dell'Italia dal punto di vista giuridico, i rapporti&amp;nbsp;fra Stato e Chiesa e la&amp;nbsp;necessità di garantire gli stessi diritti a tutti i&amp;nbsp;cittadini; riguardo&amp;nbsp;ciascuno di questi&amp;nbsp;temi Andrea esprime la sua opinione,&amp;nbsp;un'opinione che,&amp;nbsp;in quanto&amp;nbsp;tale, può&amp;nbsp;essere messa in dubbio da chiunque&amp;nbsp;si trovi in disaccordo con essa o non ne condivida alcuni aspetti. Ma l'articolo non riceve alcuna risposta. In un commento all'articolo di Lorenzo Natural del 2 dicembre 2009,&amp;nbsp;&lt;a href="http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/trattato-di-lisbona-storia-di.html"&gt;Trattato di Lisbona: storia di un'oligarchia che ha distrutto l'Europa&lt;/a&gt;, Andrea&amp;nbsp;scrive a proposito della sua pubblicazione: ...&lt;i&gt;ho trattato di una tematica sociale rilevante e attuale (ma che può "cozzare" con presunti convincimenti religiosi e morali). Nessun commento, il silenzio domina&lt;/i&gt;. Queste parole tuonano dentro di me come una grave accusa rivolta a tutti coloro che hanno lasciato cadere nel vuoto parole riguardanti &lt;i&gt;una tematica sociale rilevante e attuale&lt;/i&gt;: com'è possibile che&amp;nbsp;in&amp;nbsp;un&amp;nbsp;&lt;i&gt;blog &lt;/i&gt;che&amp;nbsp;si propone di instaurare un dialogo tra i giovani riguardo temi di ambito culturale, all'articolo di Andrea non abbia fatto seguito alcun commento?&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nel tentativo di trovare una risposta a questa domanda, comincio col chiedermi perché io stesso,&amp;nbsp;dopo aver letto l'articolo, non&amp;nbsp;abbia espresso la mia opinione. Al momento della lettura,&amp;nbsp;l'articolo di Andrea ha&amp;nbsp;suscitato in me sentimenti&amp;nbsp;contrastanti:&amp;nbsp;razionalmente&amp;nbsp;concordavo con quanto vi era scritto,&amp;nbsp;ma allo stesso tempo&amp;nbsp;provavo un certo&amp;nbsp;fastidio verso parole che non sentivo mie, come se una forma inadeguata avesse&amp;nbsp;guastato un buon contenuto.&amp;nbsp;Questa sensazione di disagio,&amp;nbsp;dovuta allo scontro tra&amp;nbsp;ragione&amp;nbsp;e pulsioni istintive, mi ha portato a non&amp;nbsp;commentare l'articolo di Andrea: mentre una parte di me avrebbe voluto esprimere la sua disapprovazione, l'altra provava vergogna nel criticare una persona che si era impegnata nella difesa dei diritti degli omosessuali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ho provato la stessa sensazione di disagio quando una persona che sapevo essere omosessuale mi ha abbracciato: alla repulsione per quello che istintivamente ho interpretato come un indizio d'interesse sessuale nei miei confronti, ha fatto seguito la vergogna per aver rifiutato un gesto d'affetto da parte di una persona che stimavo e stimo tuttora. Questo impulso che mi spinge, che ci spinge lontano dalle parole, dalle braccia di persone omosessuali non è altro che la manifestazione della radicale omofobia tuttora insita nella società. Sono in molti (sebbene non abbastanza) ad affermare di non avere alcun pregiudizio legato al diverso orientamento sessuale, ma pochissimi, messi a contatto con una persona omosessuale, riescono a liberarsi dalla fitta maglia di luoghi comuni che la società ha intessuto attorno alla sua figura.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un esempio di come la tolleranza a parole possa dimostrarsi semplice ipocrisia è il seguente argomento, mosso di frequente da persone benpensanti: gli omosessuali hanno tutto il diritto di avere un diverso orientamento sessuale, ma perché esibirlo in modo così volgare, pacchiano, di cattivo gusto? In primo luogo, è lecito chiedersi se la manifestazione della propria eterosessualità non sia spesso ben più plateale del comportamento degli omosessuali. Quando un ragazzo e una ragazza si scambiano un bacio per strada, viene forse censurato come impudico il loro gesto? Al contrario, due ragazzi non possono neppure tenersi per mano senza che ciò susciti l'imbarazzo, o più spesso l'indignazione degli astanti. Inoltre, quelli che vengono visti come chiari segni di omosessualità, molto spesso non indicano altro che i pregiudizi di chi li osserva. Una persona eterosessuale che si vesta in modo elegante e mantenga un tono di voce pacato corre il rischio di essere vista come omosessuale, così come un omosessuale che indossi una felpa ed abbia una voce profonda viene facilmente scambiato per un eterosessuale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E' chiaro dunque che non di rado i termini dispregiativi con cui ci si riferisce alle manifestazioni di omosessualità dipendono dalla soggettiva interpretazione di persone eterosessuali; tuttavia non è la critica dei costumi la minaccia più grave per la comunità omosessuale, bensì il silenzio, la negazione della sua stessa esistenza. In una società che è fondamentalmente omofoba si teme anche solo di discutere dell'omosessualità, è molto più semplice voltarsi da un'altra parte e considerare aberrazioni della natura i pochi casi che si è costretti a vedere. Siamo talmente incapaci di sospendere il nostro giudizio di eterosessuali da ritenere un'offesa rinfacciare a un omosessuale la sua omosessualità, senza capire che è la negazione dell'identità sessuale, non la sua affermazione ad affliggere una persona.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Non basta la ragione per liberarsi da pregiudizi tanto radicati nella società, è necessario aprire gli occhi e guardarsi attorno, conoscere persone omosessuali, vivere assieme a loro e parlare dell'omosessualità fintanto che essa non risulti talmente naturale da non necessitare di alcuna spiegazione: solo allora potrà calare un consapevole e rispettoso silenzio. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-6940176588018164967?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/6940176588018164967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=6940176588018164967&amp;isPopup=true' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6940176588018164967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6940176588018164967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/tolleranza-o-indifferenza.html' title='La discriminazione silenziosa'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-406508185518997046</id><published>2009-12-02T21:35:00.031+01:00</published><updated>2010-04-01T00:17:51.179+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lorenzo Natural'/><title type='text'>Trattato di Lisbona: storia di un'oligarchia che ha distrutto l'Europa</title><content type='html'>di Lorenzo Natural&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div face="Georgia,&amp;quot;" style=""&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_4E-3yOUDy-U/SxU33VRcp8I/AAAAAAAAMaY/oWPKoysO7YM/s400/091027lisbona%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 147px; height: 127px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_4E-3yOUDy-U/SxU33VRcp8I/AAAAAAAAMaY/oWPKoysO7YM/s400/091027lisbona%5B1%5D.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;La storia moderna e contemporanea&lt;/span&gt; ha instillato come valore principale nelle democrazie dei nostri Paesi la sovranità popolare: la nostra stessa Costituzione, nel primo dei dodici Principii Fondamentali, afferma come la sovranità appartenga al popolo [1]. Tuttavia, nonostante sia stato più volte rimarcato l'alto valore democratico degli Stati che costituiscono il nucleo storico dell'Europa, sembra proprio che il destino del Vecchio Continente viri sempre più verso un futuro in cui i cittadini perderanno - ma lo stanno già perdendo! - il diritto di venire rappresentati da una forma di governo e da politici da loro eletti. Lo strumento che sta orientando l'Europa verso questa nuova era è il famigerato, ma nei contenuti oscuro ai più, Trattato di Lisbona[2]. Ma in cosa consiste esattamente questo trattato? Perché un documento che potrebbe rappresentare un cambiamento cruciale della storia del continente europeo viene continuamente trascurato e obnubilato dai mass-media, dai politici, dai salotti televisivi e dagli esperti in materia?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Innanzitutto, la prima considerazione da fare riguarda la mera etimologia del nome: il Trattato di Lisbona - firmato il 13 dicembre 2007 nella capitale portoghese - non è altro che la "correzione" redatta sotto altro nome della Costituzione Europea, la quale è stata bocciata dal 'no' dei referendum tenutesi in Francia e Paesi Bassi del 2005 [3]. L'unica sostanziale differenza, che potrebbe apparire banale, sta appunto nel nome di questo accordo: per far sì che una Costituzione possa entrare in vigore, infatti, è assolutamente necessario che sia indetto un referendum; è quindi il popolo sovrano a decidere circa la sua ratifica. Il paradosso sembra evidente: con questa subdola macchinazione, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;"usando una diversa terminologia senza cambiare la sostanza legale"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; - come Angela Merkel, cancelliere tedesco, ha invitato a operare per uscire dall'&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;impasse&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; creatosi con il 'no' dei due referendum -, l'Unione Europea, di fatto, imporrà ai suoi cittadini una costituzione mascherata da trattato, senza che essi possano esprimersi a riguardo. In Irlanda, unico Paese in cui il Trattato è stato sottoposto a referendum grazie a una particolare legge costituzionale nazionale,  esso è stato dapprima bocciato, per poi esser stato riproposto il 2 ottobre scorso, con esito inverso: nel mezzo delle due votazioni, la Repubblica d'Irlanda ha vissuto un periodo di crisi fortissima, con l'aumento del 18% di disoccupazione in un anno e con il Paese sull'orlo della bancarotta, evitata, guarda caso, dall'intervento della Banca Centrale Europea che ha stanziato 120 miliardi di Euro per risollevarne l'economia poche settimane prima della seconda votazione [4]. Pura coincidenza che i cittadini irlandesi, impauriti dall'avvento di una seconda crisi, abbiano deciso di adeguarsi alla volontà degli altri governi europei??&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Dal punto di vista strutturale, inoltre, il Trattato di Lisbona risulta essere quantomeno di difficile interpretazione, se non addirittura illeggibile per la maggior parte della popolazione: 329 pagine di emendamenti e rimandi ad altri testi come la Carta dei Diritti Fondamentali, il Trattato sull'Unione Europea (TUE), il Trattato che istituisce la Comunità Europea (TCE) e il Trattato Euratom -sembrano in effetti voler confermare la volontà di rendere poco comprensibile il Trattato (sommando tutti i vari documenti a cui esso rimanda si arriva a circa tremila pagine di testo!), tesi sostenuta pure dal presidente della Convenzione Europea, Valery Giscard d'Estaing [5]. Insomma, lo scopo dei promotori del progetto sembra proprio quello di voler tenere all'oscuro i cittadini riguardo le tematiche e i contenuti di questo documento.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Provate a fare uno sforzo mnemonico: cercate di pensare a quante volte avete letto, sentito, visto dibattiti o interventi su questo argomento. Il silenzio dei media e dei politici su questo tema non solo è assordante, ma agghiacciante.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Nigel Farage, attuale co-presidente del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, durante la seduta del Parlamento Europeo del 7 giugno 2007 [6], ha accusato i governi europei di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;"assemblare il Trattato in segreto"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; e di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;"non voler coinvolgere i cittadini europei, avendo paura che più scopriranno i loro grandiosi piani più probabile sarà che votino 'no' "&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;. Ma di che "piani" sta parlando Farage?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Naturalmente tutta questa segretezza, tutto questo meccanismo attuato per lasciare da parte il popolo, non possono che essere interpretati come segnali nefasti per il futuro dell'Europa. Tra emendamenti modificati, rimandi ad altri trattati e proposizioni articolate, non possiamo restare indifferenti di fronte ad articoli che costituiscono una seria minaccia alle basi democratiche tanto care all'Unione Europea: minacce di stravolgimenti sul piano governativo, legislativo, sociale e della giustizia.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Il Trattato di Lisbona avrà un potere che sarà superiore alle costituzioni dei singoli Stati membri dell'UE; le leggi europee avranno maggior validità rispetto a quelle italiane, francesi o danesi: dovremo abituarci a essere considerati cittadini europei prima che cittadini del nostro Paese. Sebbene ciò possa rappresentare un punto d'incontro accettabile per gettare le basi per un blocco europeo forte e non più succube della politica russa e di quella a stelle e strisce, è del tutto inaccettabile che a decidere su tutti gli ambiti che riguardano la vita politica, economica e sociale dei Paesi europei sia una commissione formata da membri non eletti dai cittadini europei. Infatti, la Commissione Europea, che si occuperà della parte legislativa dell'Unione, sarà formata da circa tremila - e sottolineo tremila - sottocommissioni di politici e burocrati non eletti dai cittadini. Come se non bastasse, l'unico palazzo in cui siedono politici da noi eletti, ovvero il Parlamento Europeo, vedrà assottigliarsi il raggio d'azione in cui verrà chiamato a esprimersi. Oltre a perdere il potere di veto in ben sessantotto campi, in ogni caso - ad eccezione di ambiti collaterali - dovrà esprimere la maggioranza assoluta per impedire che una legge promulgata dalla Commissione Europea venga bocciata: permettetemi di pensare che poter mettere d'accordo 736 eurodeputati sia quantomeno improbabile, se non addirittura utopico. Insomma, l'unica istituzione europea con membri eletti dai cittadini, invece che veder aumentare il proprio potere, cadrà inevitabilmente nell'oblio, per occupare un ritaglio di spazio sempre più minuto, assumendo poteri paragonabili per importanza a quelli che attualmente esercita il nostro Presidente della Repubblica. Alla faccia della democrazia europea.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; D'altro canto, una figura che fino a pochissimo tempo fa aveva una funzione quasi prettamente simbolica come quella del Presidente Europeo, con il Trattato di Lisbona, invece, assumerà un ruolo di spicco. E stranamente nemmeno questa figura verrà eletta dal popolo europei (non mi pare che i cittadini siano stati chiamati in causa per l'elezione di Herman van Rompuy, che sarà il primo a ricoprire questa carica). I poteri del Presidente saranno tutt'altro che marginali: oltre a stringere accordi internazionali con altri Paesi, avrà anche la possibilità di dichiarare guerra a uno Stato  come "Europa" senza il permesso dell'ONU (niente di diverso rispetto alla politica statunitense, peraltro). In questo caso, un Paese membro non potrà dichiararsi neutrale, ma potrà solamente astenersi "costruttivamente". Tale "possibilità" è stata introdotta con il nuovo articolo 23 del Trattato sull'Unione Europea (TUE) [7], il quale prevede che se l'astensione è accompagnata da una dichiarazione formale, lo Stato membro in questione non è tenuto ad applicare la decisione pur accettando che questa impegni l'Unione. Pertanto, tale Stato membro è tenuto ad evitare ogni comportamento che possa ostacolare  l'azione dell'UE basata su tale decisione. A conti fatti, Paesi neutrali in questo campo come Austria e Finlandia non potranno più esercitare il loro &lt;span style="font-style: italic;"&gt;status&lt;/span&gt;: un passo molto incoraggiante verso un'Europa improntata al mantenimento della pace.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Se dal punto di vista governativo la situazione non appare delle più rosee, per usare un eufemismo, per quanto concerne il sociale, il Trattato di Lisbona appare poco propenso a prendere le difese dei lavoratori, prediligendo articoli che tutelino le grandi multinazionali che operano sul territorio europeo e non. Guarda caso, secondo alcuni sondaggi usciti in concomitanza con i referendum del 2005 per l'approvazione della Costituzione Europea, la poca attenzione dedicata alla tutela dei lavoratori e i tagli nel campo del sociale sono due dei punti per cui Olandesi e Francesi hanno bocciato il referendum.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Un esempio lampante è testimoniato dal fatto che il Trattato di Lisbona dà priorità all'aumento della produzione agricola europea - già notevolmente finanziata - tralasciando le condizioni lavorative dei braccianti e non occupandosi dei pericoli dell'impatto ambientale dell'espansione di quel settore, fra i più inquinanti del mondo [8].&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Oltre a ciò, il Protocollo 6 del Trattato [9], introduce la "libera concorrenza senza distorsioni", che applicata al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati a favore delle ricche economie dei Paesi più forti: se l'Italia volesse stanziare dei fondi a favore di una regione più arretrata, ad esempio, avrebbe problemi a farlo se ciò dovesse influire sulla "libera concorrenza".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Nonostante i problemi già presentati siano sufficienti ad allarmarci, l'argomento che più dovrebbe preoccupare le coscienze dei liberi cittadini riguarda la possibilità che venga reintrodotta la pena di morte in Europa. Il  Trattato, infatti, prevede che, in caso di guerra o di crisi europea, possa essere introdotta, in alcuni casi, la pena di morte [10]: ora, cosa significa "stato di crisi europea"? La Corte di Giustizia, in base a che criteri deciderà il livello di crisi? E in che ambiti verrà applicata?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; Dulcis in fundo, il punto 2 dell'articolo 2 - riguardante il diritto alla vita - del Trattato dell'Unione Europea sentenzia che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario &lt;/span&gt;[...] &lt;span style="font-style: italic;"&gt;per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione." &lt;/span&gt;[11] . Anche qui i dubbi sorgono spontanei: cosa viene inteso per "sommossa"? La polizia avrà carta bianca per eliminare indiscriminatamente ogni manifestazione contraria all'ordine costituito? Assisteremo di nuovo a repressioni bagnate di sangue, senza che i colpevoli vengano puniti?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; In sintesi, il Trattato di Lisbona appare sempre più come lo strumento principale usato dai governi plutocratici europei per architettare un vero e proprio "colpo di Stato" a insaputa di 500 milioni di liberi cittadini. Tuttavia, non dobbiamo restare passivi ancora una volta dinanzi a questo ennesimo tentativo di imbrigliare le nostre libertà e le millenarie tradizioni del nostro continente, accantonando per una volta i contrasti nazionali e cercando di far conoscere a più persone possibili l'oscuro progetto che questi politici affaristi hanno disegnato per trasformare l'Europa in un'organizzazione daneistocratica votata al profitto dei banchieri e delle multinazionali e al controllo delle libertà dei singoli cittadini.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli.&lt;/span&gt; - Thomas Jefferson&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify; font-family: georgia;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; Note&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[1] vedi art.1 della Costituzione della Repubblica Italiana  http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.htm&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[2] vedi testo del Trattato di Lisbona  http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2007:306:SOM:IT:HTML&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[3] http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/7420/referendum-in-francia-no-alla-costituzione-europea&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[4] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/3/irlanda-verso-la-vittoria-del-si.html&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[5] http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[6] vedi video del discorso di Farage  http://www.youtube.com/watch?v=Z3h0kf6sKIc&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[7] vedi nota [5]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[8] vedi nota [5]http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=4312845773464376975&amp;amp;postID=406508185518997046&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[9] vedi i rimandi del Trattato di Lisbona agli altri trattati correlati&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt;[10] http://conventions.coe.int/Treaty/ita/Treaties/Html/114.htm&lt;br /&gt;[11] vedi modifica art.2 del Trattato dell'Unione Europea e/o  http://newstandout.blogspot.com/2009/10/il-trattato-di-lisbona-reintriduce-la.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;font-size:100%;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-406508185518997046?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/406508185518997046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=406508185518997046&amp;isPopup=true' title='44 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/406508185518997046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/406508185518997046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/trattato-di-lisbona-storia-di.html' title='Trattato di Lisbona: storia di un&apos;oligarchia che ha distrutto l&apos;Europa'/><author><name>Lorenzo Natural</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08388755609134224702</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_4E-3yOUDy-U/SxU33VRcp8I/AAAAAAAAMaY/oWPKoysO7YM/s72-c/091027lisbona%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>44</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-4969288876384511858</id><published>2009-12-02T20:29:00.000+01:00</published><updated>2010-03-30T09:29:05.549+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Rosso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><title type='text'>Silone sotto il tappeto</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 12" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 12" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_themedata.thmx" rel="themeData"&gt;&lt;/link&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_colorschememapping.xml" rel="colorSchemeMapping"&gt;&lt;/link&gt;    &lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;m:smallfrac val="off"&gt;    &lt;m:dispdef&gt;    &lt;m:lmargin val="0"&gt;    &lt;m:rmargin val="0"&gt;    &lt;m:defjc val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent val="1440"&gt;    &lt;m:intlim val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim val="undOvr"&gt;   &lt;/m:narylim&gt;&lt;/m:intlim&gt; &lt;/m:wrapindent&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1107304683 0 0 159 0;} @font-face 	{font-family:Calibri; 	panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} @font-face 	{font-family:Georgia; 	panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-hansi-font-family:Calibri;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" http-equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 12" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 12" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_themedata.thmx" rel="themeData"&gt;&lt;/link&gt;&lt;link href="file:///C:%5CDOCUME%7E1%5CUser%5CIMPOST%7E1%5CTemp%5Cmsohtmlclip1%5C01%5Cclip_colorschememapping.xml" rel="colorSchemeMapping"&gt;&lt;/link&gt;    &lt;m:smallfrac m:val="off"&gt;    &lt;m:dispdef&gt;    &lt;m:lmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:rmargin m:val="0"&gt;    &lt;m:defjc m:val="centerGroup"&gt;    &lt;m:wrapindent m:val="1440"&gt;    &lt;m:intlim m:val="subSup"&gt;    &lt;m:narylim m:val="undOvr"&gt;   &lt;/m:narylim&gt;&lt;/m:intlim&gt; &lt;/m:wrapindent&gt;&lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */  @font-face 	{font-family:"Cambria Math"; 	panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1107304683 0 0 159 0;} @font-face 	{font-family:Calibri; 	panose-1:2 15 5 2 2 2 4 3 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:swiss; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:-1610611985 1073750139 0 0 159 0;} @font-face 	{font-family:Georgia; 	panose-1:2 4 5 2 5 4 5 2 3 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:roman; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:647 0 0 0 159 0;}  /* Style Definitions */  p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-unhide:no; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	margin-top:0cm; 	margin-right:0cm; 	margin-bottom:10.0pt; 	margin-left:0cm; 	line-height:115%; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-language:EN-US;} .MsoChpDefault 	{mso-style-type:export-only; 	mso-default-props:yes; 	font-size:10.0pt; 	mso-ansi-font-size:10.0pt; 	mso-bidi-font-size:10.0pt; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-fareast-font-family:Calibri; 	mso-hansi-font-family:Calibri;} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;/m:defjc&gt;&lt;/m:rmargin&gt;&lt;/m:lmargin&gt;&lt;/m:dispdef&gt;&lt;/m:smallfrac&gt;&lt;/m:defjc&gt;&lt;/m:rmargin&gt;&lt;/m:lmargin&gt;&lt;/m:dispdef&gt;&lt;/m:smallfrac&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;di Piero Rosso &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;Capita spesso di leggere un libro e rimanerne talmente affascinati da ricercare quasi inconsciamente un approfondimento. Di un autore si scoprono così le coordinate della posizione nell’universo, storico e letterario, nel quale si colloca. Se ne circoscrive l’esistenza in un angolo ristretto e controllabile che pertanto spaventa di meno chi ne affronta l’esplorazione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;  A questo punto cosa succederebbe se in questo angolo, del quale ormai ci si sente padroni, si trovasse, una variabile ingestibile, un’anomalia piccola ma sufficiente ad incrinare la sicurezza che si ha nei confronti di un argomento? Come una botola, che abita da prima di noi una casa e che rinveniamo casualmente una delle rare volte che spolveriamo sotto il tappeto. Aprirla e rischiare di trovarvi qualcosa di spiacevole o fare finta di niente, lasciarla lì dove sta e coprirla bene in modo che nessun altro la trovi, oltre che al nostro sguardo che immancabilmente andrà a posarsi curioso sul tappeto, non appena ne avrà l’occasione. Che fare?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;  Questa sensazione di spaesamento è quella che si prova nell’avventurarsi in quello che un tempo era il caldo e avvolgente cantuccio di Ignazio Silone.  Se volessimo gettare le basi dell’arredamento di quest’angolo, inizieremmo con la sua significativa data di nascita, scelta dal padre – che decide di aspettare due giorni per farlo registrare all’anagrafe – un 1° Maggio (del 1900), per poter affermare che il suo interesse sociale, ipoteticamente lo abbia accompagnato sin dal primo giorno. Continueremmo poi con il suo nome d’arte (in realtà Severino Tranquilli), Silone, che mutua nel 1923 da Quinto Poppedius Silo, capo della resistenza dei Marsi nella guerra sociale contro Roma nel 90 a.C.; solo dieci anni dopo aggiungerà il nome Ignazio, in occasione della prima pubblicazione, ad opera di una cooperativa socialista presso Sciaffusa in Svizzera, di &lt;i&gt;Fontamara&lt;/i&gt;. Ed è proprio questo libro che costituisce il solido mobilio del nostro angolo; denuncia sociale solida come “&lt;i&gt;un mattone nello stomaco della borghesia meridionale italiana”, &lt;/i&gt;un romanzo in cui ogni attenzione veristica è riservata esclusivamente ai “&lt;i&gt;primi contadini che appariscono di carne ed ossa nella letteratura italiana” (lettera di Silone a Gabriella Seidenfeld da Davos, 29 luglio 1930). &lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;  Ora è necessario aggiungere all’arredamento qualche pianta, le radici che Silone getta nell’essere nel 1921 tra i fondatori del PCI di Togliatti e Gramsci. Nel 1927 a Mosca, dove si reca con Togliatti alla riunione dell’esecutivo del Komintern, in occasione della liquidazione di Trotzkij e della stalinizzazione, nasce in lui una crisi nella fede comunista che si concretizza nel 1931, quando lascia il partito alla ricerca di un socialismo autonomo, privo delle ideologie di cui la &lt;i&gt;nevrosi PCI&lt;/i&gt;  sembra essere infetta. È estremamente convinto che ogni partito antitotalitarista sia destinato a diventare, una volta al potere, il sostituto del regime che ha appena rovesciato. In &lt;i&gt;Pane e Vino &lt;/i&gt;del 1935 scrive:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ogni idea nuova per propagarsi, si cristallizza in formule; per conservarsi si affida a un corpo di interpreti, prudentemente reclutato, talvolta anche appositamente stipendiato, e a ogni buon conto, sottoposto a un’autorità superiore, incaricata di sciogliere i dubbi e reprimere le deviazioni. Così ogni nuova idea finisce sempre col diventare un’idea fissa, immobile, sorpassata. Quando questa idea diventa dottrina ufficiale dello Stato, allora non c’è più scampo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-right: 42.5pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;Parole dettate dal suo profondo pessimismo politico, che però non gli sono mai servite da alibi per fuggire dalla lotta sociale. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-right: 42.5pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;Poi, signore e signori, quando l’angolo è ben arredato e accogliente, si scopra e si apra la botola: il Silone, si firma &lt;i&gt;Silvestri&lt;/i&gt;, che intraprende relazioni informative con la Questura di Roma sulle attività delle organizzazioni comuniste, relazioni iniziate ben dieci anni prima dell’arresto per militanza clandestina del fratello Romolo – dunque esclusa l’ipotesi di una collaborazione al fine di salvarlo dal carcere. Sotto il tappeto troviamo un uomo completamente diverso dallo scrittore. Scopriamo di averlo studiato solo di profilo, il Silone dimezzato, e di non esserci accorti della sua doppia natura, di avergli creduto e di essere stati ingannati.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;  È ormai certo che i primi dispacci di Silone risalgano al 1923, inviati al commissario della questura Guido Bellone, poi ispettore generale presso la divisione Polizia politica, che fu l’unico funzionario di polizia con cui lo scrittore ebbe rapporti. Non è sicuro però come cominciarono; un suo probabile arresto nel 1919 potrebbe far pensare ad un ricatto: la sua liberazione in cambio di informazioni; tattica usata spesso dalla polizia con i militanti giovani e inesperti. Nuovamente in &lt;i&gt;Pane e Vino&lt;/i&gt; Silone inserisce un personaggio che è stato profondamente rivalutato dalla critica alla luce delle nuove scoperte: Luigi Murica. Appare interessante un suo dialogo:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;«[racconta del suo arresto per militanza] venni schiaffeggiato e sputacchiato durante un’ora. Forse avrei sopportato più volentieri delle violente battiture, piuttosto che quegli schiaffi e sputi. Quando la porta della sala si aprì e comparve il funzionario che doveva interrogarmi […] sgridò, o finse di sgridare i suoi subalterni, mi fece lavare e asciugare, mi condusse nel suo ufficio e mi assicurò di essersi occupato del mio caso con benevolenza e spirito di comprensione. […] Aveva informazioni sulla mia famiglia e sulle difficoltà che mettevano in pericolo la continuazione dei miei studi. […]»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;«In poche parole» interruppe don Paolo «quel funzionario le propose di mettersi al servizio della polizia. Lei che cosa rispose?»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;«Accettai»&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin-right: 42.5pt;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;Murica si tormenta per questa scelta, benché la sua vita dipenda dal sussidio che la polizia gli fornisce in cambio delle informazioni. Durante la militanza incontra una ragazza che gli fa conoscere un lato della vita inimmaginabile: il vivere puro, onesto e cosciente. Questa scoperta, però, non fa altro che acuire il suo tremendo rimorso:&lt;i&gt; “Di pari passo si scavava un contrasto incolmabile tra la mia vita apparente e la mia vita segreta. […] Se i compagni del nuovo gruppo mi ammiravano per il mio coraggio e la mia attività, essi mi richiamavano alla coscienza che, in realtà, li tradivo”. &lt;/i&gt;Silone, ugualmente tormentato, nel 1930 invia un’ultima lettera all’ispettore Bellone con la quale tronca ogni rapporto e chiede di non essere mai più contattato.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt 0cm; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;Come gustare, dunque, una mela per metà splendida e per metà marcia? Probabilmente tagliarla fisicamente in due parti, senza però gettare la parte nera e rugosa, in quanto anch’essa è stata fondamentale per la formazione del frutto, elemento che valorizza la mela stessa, in quanto capace, nonostante tutto, di accudire e sviluppare in sé, un lato lucente e succoso. Le mele, gli scrittori, &lt;i&gt;“non sono un clero laico che amministri spiritualmente l’umanità né capiscono la vita e la politica necessariamente meglio di altri. Molti fra i più grandi scrittori del Novecento sono stati fascisti, nazisti, comunisti adoratori di Stalin; continuiamo ad amarli, a capire il tortuoso e spesso doloroso itinerario che li ha portati a identificarsi con la malattia scambiandola per una medicina e a imparare da essi pure una profonda umanità” (Claudio Magris, Letteratura e impegno: il cuore freddo degli scrittori, «Corriere della Sera», 21 ottobre 2007)&lt;/i&gt;.  Il giudizio all’assaggiatore.  &lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; margin: 0cm 42.5pt 0.0001pt 0cm;"&gt;&lt;span style="font-size: small; line-height: 115%;"&gt;  &lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-4969288876384511858?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/4969288876384511858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=4969288876384511858&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4969288876384511858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4969288876384511858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/silone-sotto-il-tappeto.html' title='Silone sotto il tappeto'/><author><name>Piero Rosso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01274022270228630349</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-6952922835782198944</id><published>2009-12-01T22:38:00.010+01:00</published><updated>2010-03-30T09:29:23.643+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eliana Arnò'/><title type='text'>Case, palazzi, grattacieli e in mezzo un dramma vecchio come il nostro.</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Eliana Arnò&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti a me c'era C. Si era fatta da poco l'henné e i suoi capelli tra il rosso scuro e il mogano profumavano di buono. Mi divertivo a soffiarle nei capelli e a guardarli mentre sbarazzini e coraggiosi tornavano al loro posto. Dietro di me si era appoggiata una ragazza. Non ne ricordo il nome: pensai solo che non doveva essere tanto più alta di me, sentivo le sue tette sulle mie scapole.&lt;br /&gt;Eravamo in fila e aspettavamo il segnale di B. che ci avrebbe fatto mettere una di fianco all'altra. Il segnale arrivò, e disponendoci come previsto, mi trovai davanti ad un albero dal tronco malconcio. Era il momento di lasciare a terra i bigliettini che tenevamo saldamente in mano: saldamente perché le mani cercavano invano di ripararsi dal freddo. Era bella l'idea del bigliettino incastonato in quel tronco della Val Rosandra. Così, dopo qualche manovra, lasciai quel foglietto con su scritto "&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;Io cammino da sola&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;" lì da solo, a riflettere su quella giornata, mentre gli occhi di tutti erano per noi, e  non per lui.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;Eravamo in poche, in piazza O. Cinque, forse sei...quasi tutte con le facce assonnate. In realtà erano già le otto e mezza del mattino, ma sognavamo tutte la stessa cosa: un capo in b. Dopo un pò arrivò il pullman ed il resto delle ragazze. Quel giorno saremmo andate a Muggia, Bagnoli, Trieste, Opicina, Duino, e lì avremmo sfilato. Una ragazza venuta da Venezia la sera prima avrebbe accompagnato le sfilate con la fisarmonica, unica voce del gruppo.&lt;br /&gt;L'idea era di camminare in fila lungo le strade, in silenzio, indossando con semplicità gli abiti che le sarte di Cassiopea ci avevano aggiustato addosso. All'asta il ricavato dei nostri abiti sarebbe stato donato a una donna vittima di violenza.&lt;br /&gt;Eravamo un'allegra brigata dagli undici ai cinquant'anni. Era divertente vederci assieme: chi indaffarata a cambiarsi, chi a truccarsi, chi a ripararsi dal mal d'auto..per non parlare dei soliti discorsi da donna, quelle banali e gustose sentenze sull'ultima frontiera dell'assorbente.&lt;br /&gt;Insomma, cominciava bene quella giornata: ci sentivamo leggere, euforiche, nonostante il grigio umido della città e il peso che portava quella data: era il 25 novembre.&lt;br /&gt;Quarantanove anni prima tre sorelle, un pò meno silenziose della nostra sfilata dal passo leggero, erano state brutalmente trucidate.  Il rumore della loro morte fu così forte che a distanza di anni si decise di ricordare quel giorno e di dargli un nome: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;giornata internazionale contro la violenza sulle donne&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;.&lt;br /&gt;La violenza di genere però è fin troppo silenziosa: i casi di violenza non denunciati superano i casi in cui la donna trova la forza di parlare.&lt;br /&gt;Conobbi una persona qualche tempo fa. Mi raccontò che capì di esser stata violentata soltanto dopo aver parlato con degli amici. Il suo "No, non voglio" di una stupida serata passata tra fumi dell'alcool e fumi, le sembrò troppo poco convincente che quasi si era sentita responsabile dell'accaduto. Come può una donna non capire di esser stata violentata?&lt;br /&gt;Mi è difficile comprenderlo. Probabilmente la vergogna di riconoscere che la situazione creata poteva essere evitata era tale da farla sentire responsabile. Che rovinosa questa vergogna che porta dritto al senso di colpa. Se una donna arriva a sentirsi responsabile, il mondo che le gira attorno deve farla sentire come la mela rossa della tentazione, come una colpa primitiva e ancestrale. La società ha occhi e testa di uomo ma corpo di donna; ci si è abituate a darsi la colpa anche da vittime. Il problema però è doppio. La donna è preda di questa società maschilista che la giudica e contemporaneamente è vittima di se stessa, educata dai medesimi princìpi che la opprimono; ma l'intimo pensiero che una persona ha di sé è mille volte più cupo e senza fine di qualsiasi altro.&lt;br /&gt;Mentre sfilavamo, un uomo violando il silenzio che ci portavamo addosso disse: "Se andaste in giro vestite sempre così, non avreste da temere stupri. Brave, brave". I nostri abiti erano neri misti a color panna. Le gonne arrivavano sotto le ginocchia, gli scialli o le mantelline ci coprivano le spalle, le scarpe sobrie: gli ornamenti non erano molto vistosi, c'erano delle cuciture sinuose che s'insinuavano nei tessuti. Solo un idiota avrebbe potuto confondere la dignità dei nostri abiti con un'armatura fittizia. Oltre ad essere di cattivo gusto, è una chiara manifestazione di come comunemente viene vista la violenza sulle donne, cioè come puro fatto fisico, oscurando o non considerando nemmeno quella violenza talmente silenziosa da essere assordante, quella che si perpetua nel tempo, nascosta negli angoli delle case da persiane semichiuse; una violenza in sordina che porta il nome dell'indifferenza.&lt;br /&gt;La sfilata si è conclusa davanti all'ingresso del teatro dell' ex opp. Ognuna di noi aveva una frase da leggere: frasi scelte tra le tante scritte da donne contro la violenza che ci affligge.&lt;br /&gt;Inizia B. a leggere poi, scavalcandola C., dopo ancora tocca a me, e con la voce salto sopra le parole che volavano nell'aria.&lt;br /&gt;Come una fila di domino, prendevamo il via una dopo l'altra, fino a che il bisbiglio si fece brusio, e il brusio scroscio, e lo scroscio divenne voce, una voce sola.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;(il mio) film del mese: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;Matrimonio all'italiana, &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Vittorio De Sica, 1964.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il titolo dell'articolo è tratto dal film sopracitato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-6952922835782198944?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/6952922835782198944/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=6952922835782198944&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6952922835782198944'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/6952922835782198944'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/case-palazzi-grattacieli-e-in-mezzo-un.html' title='Case, palazzi, grattacieli e in mezzo un dramma vecchio come il nostro.'/><author><name>Eliana Arnò</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13560024229348665504</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-3475577301856669763</id><published>2009-12-01T20:37:00.009+01:00</published><updated>2010-03-30T09:29:43.689+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Omar Longo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trieste'/><title type='text'>Trieste. Un demone disteso ad asciugare.</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia;"&gt;di Omar Longo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: georgia; font-size: small;"&gt;Casa. Scale. Scooter. In fondo alla via a sinistra. Semaforo. Verde. Via. Le auto attorno in correnti alterne. I fanali rossi delle luci posteriori anticipano il rosso all'incrocio. Aspetti masticando smog che il flusso si rianimi, costretto, costipato in una subitanea immobilità che non  gli è congeniale.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; La piazza intravista accoglie l'inizio settimana con un pulviscolo di passanti che incrociano le loro scie speziate di coperte, di colazioni frettolose, in un intreccio di volti che non nascondono le pieghe del cuscino.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Tutti sanno dove stanno andando, pochi guarderanno dove. La ripetitività, l'abitudine, la mo notonia appiattiscono i sensi. Giorno dopo giorno la città viene vissuta in maniera utilitaristica; forse perché solo l'utilitarismo e la praticità spingono tante persone ad ammassarsi in isole di cemento.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Vivere la città in modo funzionale e abitudinario uccide la percezione della città stessa: è l'amico d'infanzia che non cambia mai, è il vecchio marito che più non può stupire, né entusiasmare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Una visione statica che palesa il panificio come luogo in cui comprare il pane, la scuola come luogo per studiare, la via come spazio trasitorio da percorrere. Palazzi, strade, parchi scorrono come sfondi dell'agire quotidiano, scenografie inevitabili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma ogni città ha un suo demone: uno spirito inafferrabile che serpeggia annidandosi ovunque: nelle piazze, agli angoli delle vie, all'entrata di un negozio. Non puoi vederlo, ma c'è e parla, e in epoche di conformismo feroce, di dittatura, urla così forte che gli uomini sono capaci di tutto pur di metterlo a tacere; un mostro multiforme che ha nidificato nella storia; un demone cittadino nato con gli sviluppi del centro abitato, maturato nutrendosi di rapporti causali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La sua tana è la visione utilitaristica della città.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Conoscere la città significa sapere dov'è la tal via, la tale piazza, il determinato ufficio, il dato luogo di culto. Ciò ci permette di sfruttarla al meglio, muoverci con rapidità in una visione chiara della struttura cittadina: chiara, ma  non vera. Se la verità non è chiarezza ma disvelamento (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;alètheia&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;), nulla si dispiega dell'essenza di una città, se non i meri rapporti economici che la reggono. Il demone è tranquillo; non può essere visto anche se disteso al sole sulla piazza centrale. Spesso però accade che un gioco di rimandi di luce ne faccia percepire la presenza, che attraverso un abbaino si lasci intravedere: sono i momenti in cui, usciti dai luoghi di studio, di lavoro, dai bar, lo sguardo cade accidentalemente stanco e svogliato su una lapide commemorativa o sulla facciata di un palazzo che si discosta dagli altri. Se la curiosità abbatte la pigrizia, permettendo un'attenta osservazione, il demone comincia ad agitarsi; sa di poter esser svelato. Si muove con la titubanza di un animale avvicinato dall'uomo, ma nello sguardo lascia intuire l'intesa e i futuri giochi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Trieste mostra il suo demone emerso dall'acqua appoggiato agli scogli del Carso ad asciugare, stretto in un lembo di terra troppo sottile per esser solo italiano: un demone che ha vissuto la città di frontiera, il porto franco della tolleranza religiosa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;- Come ti chiami? - spesso è la prima domanda nelle presentazioni, ma qui, la seconda è sicuramente - Da dove vieni? -. Qui la zolla di terra che ti ha cresciuto ha un significato preciso. Lo spazio è angusto, le etnie e i credi sono tanti. Venire da un luogo o da un altro a 4 km di distanza non è affatto lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il mio primo articolo all'interno di Pot-Pourri è un articolo programmatico: la traccia di un percorso per capire, conoscere e addomesticare il demone della città, per scoprire la sua storia, storia della sue genti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Verde. Parti. La città corre veloce. Rosso. Ti fermi. Stop. Riparti. Rosso. Ti fermi. Stop.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-3475577301856669763?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/3475577301856669763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=3475577301856669763&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/3475577301856669763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/3475577301856669763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/12/trieste-un-demone-disteso-ad-asciugare.html' title='Trieste. Un demone disteso ad asciugare.'/><author><name>Omar Longo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05890924863064505250</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-4130696723920815106</id><published>2009-11-19T12:16:00.001+01:00</published><updated>2010-03-30T09:30:15.102+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Matteo Giurco'/><title type='text'>Sull'Identità: spunti per una riflessione</title><content type='html'>&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Matteo Giurco &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“Il radicamento è forse l'esigenza più importante e misconosciuta dell'anima umana”.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;-Simone Weil, La prima radice, Comunità, Cremona, 1954, pp. 49-50-&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La società contemporanea e la disperazione dello sradicamento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La società contemporanea è assai variegata. Per accorgersene basta addentrarsi in quella giungla di individui che è il mercatino rionale sotto casa: balza alla nostra vista un melting-pot di persone con culture e storie assai diverse. Vi troviamo infatti la vecchietta della porta accanto ed il commerciante autoctono, il giovane freakkettone inebetito dagli spinelli e l'immigrato di seconda generazione, il vu cumpra africano e la badante rumena eccetera eccetera...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'elemento che accomuna queste persone, oltre all’ appartenenza al genere umano, non è la cultura, e nemmeno la religione. Si tratta invece della perdita di una salda Identità, favorita dalla globalizzazione imperante: la vecchietta è persa in rigidi nostalgismi, il commerciante rimpiange i bei tempi e auspica la chiusura delle frontiere, il freakkettone sogna un viaggio in India perchè è disgustato della realtà italiana, l'immigrato di seconda generazione è costantemente sospeso tra l'identità del paese d'origine e quella del Paese che lo ospita, e lo stesso si può dire del vu-cumpra e della lavoratrice rumena.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Casi segnati dalla perdita di radici, accomunati dall'appartenenza ad una società dove perdura un sistema valoriale allo scatafascio, nel quale i punti cardine un tempo imprescindibili sono venuti meno, dove parole-chiave come Patria e Famiglia, Dio e Partito hanno lasciato il posto alla società dei consumi, estremamente più proficua per quanto riguarda l'opulenza materiale ma drammaticamente povera sotto l'aspetto morale, l'unico in grado di fornire risposte chiare alle esigenze esistenziali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Lo sradicamento si caratterizza dunque dalla scomparsa di quelle àncore capaci di dar sostegno all'individuo, rispondendo alle sue domande più pregne(“chi sono?” tanto per citare un esempio).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Di fronte a questo fenomeno di atomizzazione e di anomizzazione dei vari membri della società si verificano dunque i tristemente noti casi di manifestazione di aggressività, verso di sè e verso gli altri (alcolismo, violenze fisiche- in taluni casi sfocianti in vere e proprie rivolte, come quella delle banlieues nel 2005- eccetera…).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Va da sé dunque che l'unica risposta positiva a questo drammatico scenario consista nella riappropriazione consapevole ed equilibrata di concetti quali Identità e Comunità, gli unici in grado di arginare lo sradicamento imperante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In questo articolo parleremo del primo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Identità: coscienza di gruppo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La parola identità deriva dal latino; “identitas” la chiamavano gli antichi: Id-entitas, che sarebbe un po' come dire “quella stessa entità”.(1*)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'identità si configura quindi come “ sistema di rappresentazione in base al quale l'individuo sente di esistere come persona, si sente accettato, e riconosciuto come tale dagli altri, dal suo gruppo e dalla sua cultura di appartenenza”.(2*)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo concetto è quindi in grado di dare risposta al quesito principale dell'essere umano, inteso sia singolarmente sia collettivamente, cioè quel nodale “chi sono?” che si profilò già da secoli nelle menti dei nostri avi, e della cui importanza ho accennato prima.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ricollegandosi proprio alla presa di consapevolezza di ciò che si è, scaturisce dunque la seconda grande risorsa insita nell'idea di identità, ovvero la facilitata maniera di interagire con l'Altro. Al riguardo degne di rilevanza sono le parole dell'autorevole antropologo veneto Ulderico Bernardi,  il quale sostiene: “solo chi è certo della propria identità è disponibile al confronto e allo scambio, non teme la deculturazione, non mostra intolleranza e non manifesta aggressività nei confronti delle altre culture”.(3*)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Sapere chi si è aiuta quindi a relazionarsi con i diversi, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, tralasciando derive integraliste tendenti all'esclusivismo ed alla chiusura.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;A questo punto è necessario però chiarire come l'Identità si delinii in tratti  limpidi e netti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il primo passo da considerare è la scelta; scegliere è diverso da aderire, e non a caso nel processo di identificazione un ruolo cruciale è assunto dal libero arbitrio: senza di esso, l'Identità si riduce  a  contenitori vuoti e sterili( per lo stesso procedimento a causa del quale molti concittadini     professantisi “cattolici” non vanno mai a messa o molti “italiani” non conoscono le parole dell'inno nazionale).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Liberarsi da schemi prefissati e da etichette impostici a mo' di stampini risulta quindi il primo passo nella costruzione di un' Identità autentica, libera da condizionamenti e realmente sentita dai soggetti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;I passaggi successivi che portano alla formazione dell'Identità non sono meno difficoltosi, anzi, implicano un impegno ed una partecipazione assai cospicui e sono riconducibili a due nuclei fondamentali:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;-memoria storica;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;-meditazione storica;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La prima è il filtro della storia con gli occhi della tradizione(attenzione: non del tradizionalismo!). Per usare una metafora, è una sorta di gomitolo di lana i cui fili rappresentano le storie individuali dei membri della comunità, di generazione in generazione, fino a formare un amalgama omogeneo che costituisce la storia del gruppo. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per la sua stessa natura(storia raccontata dai suoi diretti protagonisti), la memoria storica tende però a deviare trasformandosi in un elemento negativo; tende cioè ad assurgere ai compiti di celebrazione del proprio epos(mito) d'appartenenza, non badando all'obiettività ma solamente a riflessioni strumentali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'elemento in grado di superare la natura mitopoietica della Memoria Storica è la Meditazione Storica, riflessione transpersonale in grado di vagliare attentamente l'obiettività e la giustezza dei racconti tramandati.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La Meditazione Storica passa quindi attraverso la valutazione “sine ira et studio” della Memoria di appartenenza, tramite modalità scientifiche e non (benché in ogni caso ponderate), in modo tale da rifiutare le logiche di mera trasmissione del mito funzionale alla domanda identitaria.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In altri termini la Meditazione Storica si configura come quel processo in grado di indurre ad una riflessione sui temi passati in chiave dinamica, in modo da produrre una commistione tra gli elementi di permanenza e quelli di cambiamento, tesa a superare la fossilizzazione su elementi obsoleti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Identità come riappropriazione in chiave evolutiva del passato e del presente dunque; l’alternativa è essere una sorta di “pesci fuor d’acqua”…in versione bipede.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Fonti:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;(1*)vedasi le voci “identità” ed “entità” in “Dizionario Etimologico -avviamento alla etimologia italiana” di Giacomo Devoto, Le Monnier, 1968;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;(2*) dalla voce “identità” in “Nuovo Dizionario di Sociologia” a cura di Franco Demarchi, Aldo Ellena e Bernardo Cattarinussi, Edizioni Paoline, 1987;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;(3*) Ulderico Bernardi, L'insalatiera etnica, Neri Pozza, Vicenza 1992, p. 29. Citato in “Etnie:identità e sradicamento” articolo di Giovanni Monastra apparso su «Percorsi», n. 10, 1998, e reperibile sul web al seguente indirizzo: &lt;a href="http://www.estovest.net/identita/etnie.html#t45%20;"&gt;http://www.estovest.net/identita/etnie.html#t45 ;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-4130696723920815106?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/4130696723920815106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=4130696723920815106&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4130696723920815106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4130696723920815106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/sullidentita-spunti-per-una-riflessione_19.html' title='Sull&apos;Identità: spunti per una riflessione'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-67988061236775082</id><published>2009-11-17T18:04:00.007+01:00</published><updated>2010-03-30T09:30:31.161+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Tamaro'/><title type='text'>La vergogna dell'Italia</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Andrea Tamaro &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;“Il razzismo e l’odio verso gli omosessuali sono la stessa cosa, intolleranza verso il diverso” - Andrea Camilleri&lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Volevo iniziare quest’articolo spiegando nel dettaglio cosa fosse successo il mese scorso, il 13 ottobre, in Parlamento. Parlare della proposta di legge “Concia” contro l’omofobia. Di come essa sia stata bocciata perché INCOSTITUZIONALE. La “pregiudiziale di incostituzionalità” è stata sollevata dall’Udc.&lt;br /&gt;La legge avrebbe dovuto, modificando l’art. 61 del codice penale, introdurre l'aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali.&lt;br /&gt;Invece continuo così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché serviva questa legge?&lt;br /&gt;Soltanto nel 2008, ci sono stati 9 omicidi, 45 aggressioni, 7 estorsioni, 5 episodi di bullismo e 9 atti vandalici ai danni di persone e associazioni gay e lesbiche e trans.&lt;br /&gt;Nel 2009 la situazione è andata peggiorando a tal punto che un’esponente del Pd ha sentito il dovere di cercare di cambiare la situazione.&lt;br /&gt;Avrei preferito che il Pdl avesse fatto una proposta del genere: avrebbe dimostrato di tenere ai propri cittadini, e magari elettori. Non tutti gli omosessuali sono di sinistra, anche se si piace crederlo.&lt;br /&gt;La questione fondamentale è comunque che tutti coloro che vengono discriminati –disabili, trans- e, nel merito, omosessuali sentono il bisogno di essere tutelati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Articolo 2 della Costituzione Italiana: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se una coppia di ragazzi o di ragazze omosessuali cammina per strada e viene aggredita, picchiata, i responsabili devono essere puniti più severamente rispetto alla normale aggressione? La risposta è si. Prima di tutto poiché l’omofobia è come il razzismo (intolleranza che conduce a cose molto peggiori). Se non la si ostacola, essa diventerà normalità. Non è ovviamente il metodo migliore, ma è un piccolo passo avanti.&lt;br /&gt;[il metodo migliore passa per la pedagogia, l'intervento nelle scuole, ...argomenti per un futuro articolo]&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;    &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E c’è l’articolo 2 della Carta. Cosa vuol dire “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”? Da un punto di vista giuridico bisogna osservare, in primo luogo, l’uso del verbo riconoscere, interpretato come indizio del fatto che i diritti inviolabili dell’uomo sono preesistenti alla Carta costituzionale, ed hanno un valore “pregiuridico”, quindi universale: l’ordinamento non li crea ex novo (cioè dal nulla) ma si limita ad ammettere la loro esistenza. Proprio questo valore “pregiuridico” consente di trasformare l’art. 2 in una sorta di clausola aperta, affermando che l’art. 2 lascia all’interprete e al giurista la possibilità di verificare se, nell’evoluzione sociale, emergano diritti dalla necessità di tutelare e garantire le persone.&lt;br /&gt;Per spiegare in modo ancor più semplice questo concetto, possiamo dire che l’art. 2 si configura come un “catalogo aperto dei diritti”. Essi sono “nuovi diritti” e tra essi c’è anche il diritto all’identità sessuale (oltre ad altri, altrettanto importanti, come il “diritto alla vita” e la “libertà di coscienza”).&lt;br /&gt;Di conseguenza, nonostante nella Costituzione non vengano citati questi diritti (come avrebbero potuto i Padri -e Madri- costituenti sapere come sarebbe potuta cambiare la società?), essi esistono e devono essere riconosciuti in maniera più sostanziale. E per questo esiste il legislatore. Per questo il 13 ottobre scorso, la legge doveva essere approvata, per dire: “Noi sosteniamo che l’omofobia sia uno dei mali del nostro Paese, e gli omosessuali hanno gli stessi diritti degli altri”, non doveva essere etichettata come incostituzionale. Udc. Unione di Centro. Vaticano. Papa.&lt;br /&gt;Lascio a voi le dovute conclusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tutto ciò emerge un quadro desolante. L’Italia vive in un altro mondo.&lt;br /&gt;Il 29 ottobre Barack Obama ha firmato il Matthew Shepard Act, la legge che equipara i reati di omofobia a quelli di razzismo. Il nuovo testo amplia la definizione degli “hate crime”, i reati dettati dall’odio, finora previsti solo per i casi di discriminazione etnica, razziale e religiosa, facendo rientrare anche quelli compiuti per il diverso orientamento sessuale e pure per una disabilità delle vittime.&lt;br /&gt;E invece l’Italia è stata richiamata dall’ONU, dall’alto commissario ai Diritti umani: “Affossare la legge contro l’omofobia è stato un passo indietro per l’Italia; per gli omosessuali è necessaria una piena protezione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio chiudere l’articolo, cercando di rendervi partecipi dei miei sentimenti e sensazioni su tutto ciò.&lt;br /&gt;Ogni volta che sento o leggo una notizia su un’aggressione o un pestaggio, rimango in silenzio e prego che sia l’ultima volta che debba sentire questi episodi di violenza. Ogni volta succede, di nuovo, qualcosa. Ragazzi deturpati in volto, mandati all’ospedale. Dolore. Morte.&lt;br /&gt;Perché c’è indifferenza per questi crimini? E si estinguerà mai l’odio verso il “diverso”? Ma odio per cosa poi? Non scegliamo noi di essere omosessuali, è un dato di fatto, come il sole che splende nel cielo. Cosa c’è di più naturale dell’amore tra due persone, chiunque esse siano? È solo per qualche ipocrita considerazione di carattere sessuale o moralistica?&lt;br /&gt;Genitori, genitori dico, che ripudiano i figli, genitori che dicono al figlio/a “Vorrei che tu morissi” perché omosessuali, pena di morte in certi stati (con la minuscola apposta), discriminazione sul lavoro, rischio della propria incolumità per le strade. Perché non buttarci in un campo di concentramento come fecero i nazisti? 100.000 omosessuali furono deportati nei campi. Meno di 70 anni fa. E l’odio permane.&lt;br /&gt;“&lt;i&gt;Il passato è una lezione inascoltata. Come è la storia&lt;/i&gt;” - Enzo Biagi &lt;/span&gt;  &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-67988061236775082?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/67988061236775082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=67988061236775082&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/67988061236775082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/67988061236775082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/la-vergogna-dellitalia.html' title='La vergogna dell&apos;Italia'/><author><name>Andrea T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/10923576685341122153</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='26' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/__W0ZYVwflNA/S1iDhWHzF7I/AAAAAAAAABY/ycbHQauoeec/S220/wiccan-hulking.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-7984935726213137150</id><published>2009-11-15T17:33:00.003+01:00</published><updated>2010-03-30T09:30:44.135+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tommaso Ramella'/><title type='text'>Presentazione</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Tommaso Ramella &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In occasione dell'apertura del &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;blog &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;Pot-pourri&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;, mi sembra doveroso spendere poche parole su come sia nata questa iniziativa e quali scopi si prefigga.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Già da tempo sentivo la necessità di creare una rivista di ambito culturale, uno spazio nel quale potessero confluire l'impegno e la fantasia di studenti che trovano quotidianamente spunti di riflessione interessanti sulla letteratura, sull'arte, sulla scienza e in generale su ogni ambito del sapere umano. Troppo spesso questi pensieri crescono dentro di noi senza trovare un'espressione adeguata, ed è proprio la difficoltà che incontriamo nell'esprimerli ad impedirne la completa maturazione. Riflettendo sulla mia esperienza, mi sono reso conto di non essere abituato a disporre i pensieri in maniera organica e sistematica, e dal momento che ho sempre ritenuto valida la massima latina&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt; rem tene, verba sequentur&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;, (&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;tieni in pugno l'argomento, le parole seguiranno&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;), sono giunto alla conclusione che se la forma dei miei pensieri è difettosa, difettosi devono essere anche i miei pensieri. Ho pensato così di costringere il flusso impetuoso delle idee entro gli argini della parola scritta, opponendo la fermezza di quest'ultima alla volubilità dei pensieri: così è nato &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;Pot-pourri&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Gli articoli pubblicati nel &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;blog &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;sono scritti da studenti che frequentano la scuola superiore o l'università, non hanno la pretesa di avere valore scientifico ma fungono piuttosto da palestra per giovani studiosi che si stanno impadronendo degli strumenti critici necessari ad entrare nel mondo del lavoro; il lettore è invitato a partecipare a questa ricerca esercitando il proprio giudizio critico nel leggere gli articoli, comunicando con gli autori e partecipando attivamente al progetto. Lo scopo di &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;Pot-pourri&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; è tanto l'autoeducazione dell'autore quanto l'educazione del lettore: la conoscenza è sempre frutto di un processo dialettico, non ci può essere apprendimento senza comune partecipazione.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Concludo questa presentazione con un cordiale saluto ai lettori, nella speranza che gli articoli possano suscitare il loro interesse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-7984935726213137150?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/7984935726213137150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=7984935726213137150&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7984935726213137150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/7984935726213137150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/presentazione_15.html' title='Presentazione'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-325933252329974521</id><published>2009-11-15T16:14:00.019+01:00</published><updated>2010-03-30T09:31:01.299+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefano Tieri'/><title type='text'>Colpevole? No, prescritto!</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;meta content="" name="Titolo"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="" name="Parole chiave"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;style&gt;&lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:"Times New Roman"; 	panose-1:0 2 2 6 3 5 4 5 2 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;}  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} table.MsoNormalTable 	{mso-style-parent:""; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt; &lt;meta content="" name="Titolo"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="" name="Parole chiave"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="text/html; charset=utf-8" equiv="Content-Type"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Word.Document" name="ProgId"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Generator"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;meta content="Microsoft Word 11" name="Originator"&gt;&lt;/meta&gt; &lt;link href="file://localhost/Users/Stefano/Library/Caches/TemporaryItems/msoclip1/01/clip_filelist.xml" rel="File-List"&gt;&lt;/link&gt;  &lt;style&gt;&lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:"Times New Roman"; 	panose-1:0 2 2 6 3 5 4 5 2 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;}  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} table.MsoNormalTable 	{mso-style-parent:""; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:70.85pt 2.0cm 2.0cm 2.0cm; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt;P &lt;/style&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Stefano Tieri &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small; font-weight: bold;"&gt;Processo Mills: perché Mr. B non verrà condannato&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Premessa: ho iniziato a raccogliere il materiale per l’articolo all’incirca un mese fa, quando ancora parlare dei diversi “piani” con i quali Silvio Berlusconi avrebbe potuto evitare i suoi processi era un tabù. Ad oggi l’argomento è invece dei più scottanti, tutti i quotidiani lo trattano e persino i tg non possono evitare di aprire gli occhi.   Certo, c’è modo e modo di parlarne, e mostrando il tutto come semplice prassi governativa (come se Parlamento e Senato dovessero farsi dettare l’agenda dai processi al premier-imputato) si finisce col guardare le vicende come l’ennesimo capitolo di una guerra – quella fra politica e magistratura – iniziata nel lontano 1992, con Mani pulite. &lt;br /&gt;Ma veniamo ai fatti… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In seguito alla conferma della condanna nella sentenza d’appello, in attesa del definitivo verdetto della Cassazione (previsto entro l’aprile 2010), l’Italia intera – o almeno, quella parte che ancora ha il coraggio di leggersi un giornale la mattina – si interroga sul futuro giudiziario dell’avvocato David Mills e del suo illustre coimputato, il Presidente del Consiglio. &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Verrà condannato? Verrà assolto? Domanda semplice: il reato sarà prescritto. Termine che per il premier ed il suo stalinista apparato d’informazione equivale ad «assolto» (in questo il telegiornale Studio Aperto ha anticipato persino lo stesso Berlusconi, arrivando a dire per bocca di Luigi Galluzzo, già il 19 maggio 2009: «nel giorno in cui escono le motivazioni del processo Mills in cui Berlusconi fu assolto…»).  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ed ora ecco le (numerose) cause che porteranno ad una inevitabile prescrizione.  &lt;br /&gt;Prima di tutto, il lodo Alfano. Sebbene la Corte l’abbia ritenuto incostituzionale, questo non esclude la sua decisiva influenza sul processo a Mr. B: i tre giudici che hanno condannato David Mills quale teste corrotto nell’interesse di Berlusconi – ovvero Gandus, Dorigo e Caccialanza – avendo appunto espresso un parere analogo riguardo ai medesimi fatti imputati al premier nello schema corrotto-corruttore, sono divenuti per legge «incompatibili» a giudicare lo stesso Presidente del Consiglio. Il processo, con i tre nuovi giudici designati, non ricomincerà dal punto in cui lo si è lasciato: la difesa, infatti, ha diritto a richiedere che tutte le testimonianze, le rogatorie all’estero e le prove assunte in quasi due anni di processo (dai vecchi giudici), siano raccolte nuovamente (dai nuovi giudici). A differenza del processo, però, i tempi di prescrizione (nonostante fossero stati «congelati» dal lodo) non si sono azzerati. Se 2+2 dà 4, è facile immaginare come la prescrizione, il cui tempo entro il quale scatterà è stato dimezzato per mezzo della legge ex Cirielli (legge n. 251 del 5 dicembre 2005, approvata durante il terzo governo Berlusconi), diventi un traguardo quanto mai facile.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma non è finita qui. Perché, allo stato attuale delle cose, nel caso in cui si arrivasse ad una condanna definitiva per Mills, il dibattimento nel processo a Berlusconi non sarebbe granché lungo: il giudice dovrebbe soltanto dimostrare se il premier ha dato o meno l’ordine di pagare il coimputato, e tutto finirebbe lì (in quanto il reato, ovvero la mazzetta versata dalla Fininvest a Mills, sarebbe già dimostrato).  &lt;br /&gt;C’è il rischio, insomma, che pur con la legge Cirielli e con il meccanismo già spiegato scattato in seguito al lodo, si raggiunga un verdetto per Mr. B. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ed ecco che entrano in gioco gli avvocati del premier, nonché deputati nelle file del pdl, ideando una norma che negherebbe alle sentenze il valore di prova, contenuta all’interno della riforma del codice penale.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Tutto ciò probabilmente basterebbe, ma è sempre meglio andare sul sicuro: negli ultimi giorni i legali del premier si sono sbizzarriti per trovare diverse nuove soluzioni, nel caso in cui alcune di esse vengano bocciate dalla maggioranza (diversi uomini della fu An hanno spesso mostrato di non apprezzare alcune norme ad personam). Ghedini ha così pensato ad un ulteriore taglio ai tempi di prescrizione (per la precisione di un quarto, relativi ai reati con una pena prevista inferiore a 10 anni e commessi prima del 2 maggio 2006: occorre forse precisare che nella categoria rientra anche il processo per corruzione di Berlusconi?) incontrando però l’ostilità dei finiani, preoccupati forse dagli effetti nefasti che una norma del genere porterebbe al sistema giudiziario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Alfano, dopo essersi consultato con Longo e Ghedini, trova un’altra possibile soluzione, rivelata da Dino Martano sul Corriere della Sera del 29 ottobre: fissare un tetto di tre anni per il primo grado di giudizio; di due per l’appello; di uno per la Cassazione. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Conclude il giornalista: «con la prima o con la seconda soluzione, lo stralcio Berlusconi del processo Mills sarebbe già prescritto». &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La strada da seguire per salvare il Presidente del Consiglio si è infine trovata, mettendo d’accordo Berlusconi e Fini: porre un limite di due anni per ogni grado di giudizio (il che rende ugualmente valida la valutazione finale di Martano) nel caso in cui l’imputato sia incensurato. Maliziosamente si potrebbe notare come il Presidente del Consiglio, grazie a sei prescrizioni (senza contare i diversi processi da cui è uscito illeso grazie ad altrettante norme ad personam), sia un incesurato, e goda perciò di questo ulteriore taglio ai termini di prescrizione: così facendo salterebbe, oltre al procedimento Mills, quello per i fondi neri Mediaset.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;«Sarebbe assurdo e illogico – rivela Mills parlando del processo che lo vede unito a Berlusconi – se uno fosse condannato e l’altro assolto: o tutti e due colpevoli o innocenti, vista la natura dell’accusa di corruzione». Condanna o assoluzione? A quanto pare, mentre all’avvocato inglese toccherà (se la sentenza verrà confermata in Cassazione) la prima sorte, il secondo – più fortunato – verrà assolto. &lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Nel dizionario berlusconiano, ovviamente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il sommo Poeta, adattando i suoi versi, avrebbe potuto esprimersi così:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;ed elli a me: "Questo misero modo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;tengnon l'anime triste di coloro&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small; font-style: italic;"&gt;che visser pien d'infamia e sanza lodo".&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-325933252329974521?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/325933252329974521/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=325933252329974521&amp;isPopup=true' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/325933252329974521'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/325933252329974521'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/colpevole-no-prescritto_15.html' title='Colpevole? No, prescritto!'/><author><name>Stefano Tieri</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02637815447447630816</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://1.bp.blogspot.com/_3OqExsO7ntc/SvsU87b4P-I/AAAAAAAAAB4/-Bf4XM24tBQ/S220/DSCN2947.JPG'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-4464861979479186742</id><published>2009-11-15T15:55:00.001+01:00</published><updated>2010-03-30T09:20:50.814+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letteratura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tommaso Ramella'/><title type='text'>Sussurri da una lingua morta</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Tommaso Ramella &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Prima di cominciare a leggere l'ode 3, 13 di Orazio devo fare una una breve premessa. La mia traduzione, assolutamente pedestre, non riproduce il ritmo né tanto meno la musicalità del testo oraziano, entrambi aspetti fondamentali della poesia in genere e specialmente di quella lirica. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Le odi di Orazio, a differenza di quelle greche, non erano accompagnate dalla lira, perciò il compito di produrre la melodia era affidato interamente alla parola, all'alternanza di sillabe lunghe e brevi e agli accenti melodici. Noi che ci apprestiamo a leggere una poesia di Orazio non siamo più in grado di percepire la quantità delle sillabe né gli innalzamenti e gli abbassamenti di tono: è un po' come se leggessimo il testo di una canzone di De André senza sentirne la voce e l'accompagnamento, insomma, la musica. Per distinguere la poesia classica dalla prosa si è così fatto ricorso al seguente stratagemma: in corrispondenza della prima sillaba lunga del piede (la misura che scandisce il verso) si è fatto cadere un accento intensivo, ovvero un aumento dell'intensità della voce; questo accento ha sostituito l'&lt;i&gt;ictus &lt;/i&gt;latino, che serviva a distinguere il battere dal levare nel corso della recitazione. Ma se la lettura metrica con cui generazioni di studenti sono state torturate non è altro che una convenzione, se le nostre parole non suoneranno mai come quelle di Orazio, perchè obbedire all'erbitrio di qualche professore? Per provare a dare una risposta a questa domanda tornerò all'esempio di De André. Immaginiamo che, per disgrazia, vadano perse tutte le partiture delle sue canzoni, che non ci sia più modo di ascoltarne la voce né la musica e che tutto ciò che ci rimanga siano i suoi testi: riprodurremmo meglio un suo concerto leggendo il testo delle sue canzoni o provando a scrivere nuove partiture per cantarle? Io ritengo che non ricostruire un contesto musicale per paura di tradire De André ed Orazio costituisca un tradimento ben più grave nei loro confronti che macchiarsi di qualche arbitrio nel tentativo di mettere nuovamente a contatto il pubblico con la loro opera. Inserirò dunque nel testo latino degli accenti intensivi: che vogliate leggerli o meno, sappiate che la voce di Orazio non la sentirete.              &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Hor. Carmina 3, 13 (metro: strofe asclepiadea terza)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;O΄ fons Ba΄ndusia΄e sple΄ndidio΄r vitro,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;du΄lci di΄gne mero΄ no΄n sine flo΄ribus,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;cra΄s dona΄beris hae΄do&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;cu΄i frons tu΄rgida co΄rnibus &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;pri΄mis e΄t venerem e΄t pro΄elia de΄stinat.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Fru΄stra: na΄m gelido΄s i΄nficie΄t tibi&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;ru΄bro sa΄nguine ri΄vos&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;la΄scivi΄ subole΄s gregis.  &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Te΄ flagra΄ntis atro΄x ho΄ra Cani΄culae&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;ne΄scit ta΄ngere, tu΄ fri΄gus ama΄bile&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;fe΄ssis vo΄mere ta΄uris&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;pra΄ebes e΄t pecori΄ vago.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;Fi΄es no΄biliu΄m tu΄ quoque fo΄ntium&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;me΄ dice΄nte cavi΄s i΄mpositam i΄licem&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;sa΄xis, u΄nde loqua΄ces&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;ly΄mphae de΄siliu΄nt tuae.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;O fonte Bandusia, più lucente del vetro, degna del dolce vino puro non senza fiori, domani ti verrà donato un capretto al quale la fronte turgida per le prime corna promette amore e scontri. Invano: la prole del gregge&amp;nbsp; in calore ti macchierà di rosso sangue i rivi gelidi. L'ora feroce dell'ardente Canicola non può toccarti, tu offri amabile frescura ai buoi stanchi del vomere e al bestiame errabondo. Anche tu diverrai una delle fonti celebri, dal momento che io canto il leccio che sovrasta la cava roccia dalla quale balzano giù loquaci le tue acque.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'ode è dedicata alla fonte della ninfa Bandusia, un piccolo corso d'acqua probabilmente situato nei pressi della villa sabina di Orazio. Nell'antichità le fonti erano sacre ai poeti, poiché si diceva che fornissero loro l'ispirazione; i poeti, in cambio, rendevano celebri le fonti con il loro canto. Questa tradizione, apparentemente bizzarra, ha in realtà una spiegazione di natura tecnica: parlare dell'acqua in versi era considerata la prova più difficile per il poeta, che si vedeva costretto a rappresentare un elemento tanto mutevole e sfuggente attraverso parole fisse ed immutabili. Perciò, ogniqualvolta compare l'acqua nella poesia latina, possiamo star certi che l'autore si sta preparando ad esibire tutto il suo talento. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Orazio definisce la sua fonte &lt;i&gt;splendidior vitro&lt;/i&gt;, più lucente del vetro: è un superlativo assoluto cammuffato da comparativo di maggioranza, visto che il secondo termine di paragone è &lt;i&gt;splendidus &lt;/i&gt;al massimo grado. L'acqua della fonte è limpida e brilla ai raggi del sole, persino più del vetro; ma non basta, le sue acque sono degne di offerte votive quali il dolce vino puro e le corone di fiori, cioè sono sacre. Orazio comincia a descrivere un rito vero e proprio: veniamo a sapere che &lt;i&gt;cras&lt;/i&gt;, il giorno seguente, la fonte riceverà in dono un capretto. Se Orazio ci informa che il capretto verrà donato all'indomani del giorno in cui si immagina pronunciata l'ode, possiamo supporre che si tratti di una ricorrenza, con ogni probabilità i &lt;i&gt;fontanalia&lt;/i&gt;, una festa celebrata il 13 ottobre nel corso della quale venivano offerti alla fonte vino, corone di fiori ed un capretto. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Noterete che il verbo &lt;i&gt;dono &lt;/i&gt;viene usato in maniera piuttosto insolita al v. 3; in italiano ci aspetteremmo una costruzione del tipo &lt;i&gt;qualcuno dona qualcosa a qualcuno&lt;/i&gt;, dove il verbo &lt;i&gt;donare &lt;/i&gt;viene usato in senso attivo, Orazio invece sfrutta l'opportunità concessagli dal latino e volge il verbo &lt;i&gt;dono &lt;/i&gt;al passivo, in un'espressione simile all'italiano &lt;i&gt;qualcuno riceve in dono qualcosa&lt;/i&gt;. Perchè Orazio ha fatto questa scelta? In fin dei conti, il latino conosceva anche la costruzione attiva del verbo &lt;i&gt;dono&lt;/i&gt;, anzi, quest'ultima era di gran lunga la più frequente. Per scoprirlo dobbiamo porci la seguente domanda: qual'è la differenza tra queste due frasi, &lt;i&gt;qualcuno donerà un capretto alla fonte&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;la fonte riceverà in dono un capretto&lt;/i&gt;? Ciò che le distingue è il numero degli elementi compositivi: la seconda espressione, quella scelta da Orazio, permette di escludere dalla scena colui che porterà in dono alla fonte il capretto, ovvero l'uomo. L'armonia del paesaggio naturale che si sta delineando verrebbe turbata dalla presenza umana, perciò Orazio si limita a citare la fonte ed il capretto, animale che ci riporta immediatamente al contesto sacrale introdotto dal v. 2. Il capretto che Orazio descrive non è un mero strumento votivo, è un essere vivente inserito nel ciclo naturale: i piccoli bozzi che ha sulla fronte, appena un accenno di corna, suggeriscono la sua forma matura, la stagione degli amori e gli scontri con i rivali. Il capretto è &lt;i&gt;destinatus &lt;/i&gt;a tutto ciò, è già proiettato verso il futuro, quando il ciclo naturale viene bruscamente spezzato dall'avverbio &lt;i&gt;frustra&lt;/i&gt;, che pare tagliare di netto il filo della vita dell'animale. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Prima di analizzare i vv. 6-7 apro una breve parentesi: il latino, come avrete notato fin dai primi versi, può disporre le parole in modo estremamente fluido, poiché, a differenza dell'italiano, sono le desinenze a stabilire le connessioni grammaticali tra le parole. Quando tra due parole legate grammaticalmente ne vengono inserite delle altre si forma un nesso: il lettore si aspetta che al primo termine segua quello ad esso collegato, e quando ciò non accade in lui si sviluppa una tensione che trova il proprio scioglimento solo con la comparsa della parola attesa. Il vantaggio di provocare questa tensione nel lettore è che in tal modo si aumenta notevolmente la sua partecipazione al testo: è lo stesso meccanismo che ci porta a seguire con maggiore apprensione un film carico di &lt;i&gt;suspence&lt;/i&gt;. Se ora torniamo ai vv. 6-7,  vediamo che essi sono composti da un nesso che ha come estremi i termini &lt;i&gt;gelidos &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;rivos&lt;/i&gt;, in mezzo ai quali sono comprese ben quattro parole, &lt;i&gt;inficiet&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;tibi&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;rubro &lt;/i&gt;e &lt;i&gt;sanguine&lt;/i&gt;. Seguiamo le parole e facciamo attenzione a quello che ci dicono. &lt;i&gt;gelidos&lt;/i&gt;, il freddo pungente di un ruscello. &lt;i&gt;inficiet&lt;/i&gt;, le &lt;i&gt;splendidissimae&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;gelidae &lt;/i&gt;acque si tingono. &lt;i&gt;tibi&lt;/i&gt;, tutto ciò che accade avviene presso la fonte e per la fonte. &lt;i&gt;rubro&lt;/i&gt;, viene definito meglio il tingersi delle acque, che assumono un coloro rossastro. &lt;i&gt;sanguine&lt;/i&gt;, ciò che tinge di rosso le  acque della fonte è il sangue del capretto appena sacrificato, ancora rosso e caldo. &lt;i&gt;rivos&lt;/i&gt;, il nesso si chiude. Le limpide, gelide acque della fonte sono state tinte di rosso dal sangue ancora caldo del capretto. L'immagine, ormai vivida nella nostra mente, è solo prefigurata da Orazio, il sacrificio non si è ancora compiuto, ma ormai il destino del capretto non può essere che spargere il proprio sangue nei gelidi rivi. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'allitterazione della &lt;i&gt;r&lt;/i&gt; al v. 9 produce un effetto molto simile a quello della poesia &lt;i&gt;Meriggiare pallido e assorto&lt;/i&gt; di Montale e contribuisce alla descrizione della feroce calura dei meriggi estivi, quando i buoi ed il bestiame cercano refrigerio tra le acque della fonte ancora gelide, apparentemente immuni ai raggi del sole. Orazio non ha bisogno di descrivere il paesaggio, poichè la presenza di animali da allevamento suggerisce immediatamente al suo pubblico il contesto rurale divenuto &lt;i&gt;topos&lt;/i&gt; nella poesia bucolica, una distesta di pascoli, lievi pendii, boschi e ruscelli. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L'ode volge ormai al termine ed Orazio annuncia che la &lt;i&gt;fons Bandusiae&lt;/i&gt; raggiungerà presto la fama delle fonti più celebri, quelle già cantate dai grandi lirici greci: perché ciò avvenga egli ha ancora a disposizione tre versi, nei quali dovrà concentrare tutta la sua arte. Orazio canta un leccio che sovrasta una roccia cava, dalla cui sommità balzano giù le acque della fonte. E' una rappresentazione completa del &lt;i&gt;locus amoenus&lt;/i&gt;, un &lt;i&gt;topos&lt;/i&gt; letterario con il quale i poeti greci e latini erano soliti confrontarsi. Ma Orazio non si accontenta di un quadro muto, vuole dare vita alla propria opera, e lo fa riproducendo il suono dell'acqua che cade dalla roccia e zampilla sulle pietre sottostanti. La metafora &lt;i&gt;lymphae loquaces&lt;/i&gt; è per noi lettori moderni il suggerimento più evidente di questo suono: le acque vivaci del ruscello producono un verso continuo mentre scorrono e pare che stiano chiacchierando. Eppure, per imitare il suono dell'acqua, Orazio disponeva di uno strumento di gran lunga più efficace dell'astratta metafora: disponeva del suono delle parole. Purtroppo non potremo mai sapere quale effetto producesse il verso di Orazio, visto che il latino è una lingua ormai muta;   abbiamo tuttavia degli indizi dell'importanza che doveva avere l'aspetto fonico in quest'ultimo verso, ad esempio l'allitterazione della &lt;i&gt;l&lt;/i&gt;, la rima interna &lt;i&gt;lymphae&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;tuae&lt;/i&gt; e la presenza di una vocale estranea al latino, la &lt;i&gt;y&lt;/i&gt; di &lt;i&gt;lymphae&lt;/i&gt;. La parola &lt;i&gt;lymphae&lt;/i&gt;, impreziosita dal vocalismo esotico, è un gioiello incastonato da Orazio nella chiusa dell'ode, una dimostrazione del suo genio poetico; un poeta minore avrebbe completato il quadro del &lt;i&gt;locus amoenus&lt;/i&gt; con il termine &lt;i&gt;aquae&lt;/i&gt;, le acque che balzano giù dalla roccia, ma Orazio vuole portare l'ascoltatore attento su un piano più alto, lontano dal paesaggio della campagna sabina: il termine &lt;i&gt;lymphae &lt;/i&gt;descrive in modo concreto il processo d'ispirazione poetica, indica i flussi di idee che vengono fatti scorrere nella mente del poeta dalla divinità. A più di duemila anni dal giorno in cui Orazio pronunciò quest'ode, il suono della sua voce si è spento assieme al mormorio delle acque, ma, se si presta attenzione, si possono ancora udire i sussurri della sua Musa, la ninfa Bandusia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-4464861979479186742?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/4464861979479186742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=4464861979479186742&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4464861979479186742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/4464861979479186742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/sussurri-da-una-lingua-morta_14.html' title='Sussurri da una lingua morta'/><author><name>Tommaso Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04681946048184435387</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-1322043686598999892</id><published>2009-11-15T15:21:00.013+01:00</published><updated>2010-03-30T09:19:50.729+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Ramella'/><title type='text'>La Bellezza è nostra</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;meta content="text/html; charset=utf-8" equiv="CONTENT-TYPE"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;title&gt;&lt;/title&gt;&lt;meta content="OpenOffice.org 3.1  (Win32)" name="GENERATOR"&gt;&lt;/meta&gt;&lt;style type="text/css"&gt;&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--&gt; 	&lt;/style&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Piero Ramella &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Riflessione ad uso quotidiano sulla fruizione di arte contemporanea (e non). &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Gran parte del genere umano prova esperienza del mondo circostante in primo luogo attraverso la vista e dagli occhi riceve ininterrottamente stimoli di ogni natura e complessità. Eppure pochi imparano a vedere: gli altri, assuefatti dalla sovrabbondanza di immagini offerte dalla vita quotidiana, ignorano il potere del loro organo sensoriale principe e ne divengono vittime passive. &lt;br /&gt;A che scopo riferire ciò? Perchè, per fruire correttamente di un qualsivoglia prodotto delle arti figurative, la condizione prima &lt;span style="font-style: italic;"&gt;sine qua non&lt;/span&gt; è vedere, nel senso di essere coscienti di ciò che si osserva e degli effetti di questo sulla percezione. &lt;br /&gt;Specialmente di fronte ai lavori degli artisti dell'ultimo secolo, spesso sorge l'interrogativo: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cosa dovrebbe voler dire?&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Al di là della risposta al quesito, in genere la domanda stessa risulta errata in partenza, o quantomeno prematura. Infatti, il primo significato di un'opera d'arte risiede nelle qualità intrinseche dell'immagine, al di là della volontà dell'autore e delle interpretazioni della critica. &lt;br /&gt;W. Kandinsky descrisse le sensazioni provocate dalla pittura come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;suoni interiori&lt;/span&gt;, sottolineando così una caratteristica fondamentale che accomuna questa alla musica (così come alla poesia ed a qualsiasi altra forma d'arte in senso lato), ossia il trasmettere un significato inesplicapile al di fuori di se stessa. E' forse possibile descrivere in maniera soddisfacente un concerto attraverso la comunicazione verbale? No. Allo stesso modo del linguaggio musicale, quello visivo non può essere sostiuito dalla parola e perciò l'ossevatore dovrebbe rimandare l'interpretazione logico-razionale ed immergersi nell'esperienza estetica. &lt;br /&gt;Le opere d'arte famose e spesso raffigurate presentano una notevole facilitazione per chi si accinge ad esaminarle: si sa che sono belle e meritevoli di essere studiate con attenzione: anche il meno avvezzo tra i fruitori d'arte occasionali di fronte alla Gioconda si soffermerà qualche minuto ad ammirare, sicuro di trovarsi in presenza di un capolavoro. Forse è proprio questo atteggiamento nell'avvicinarsi all'immagine a causare l'assuefazione del pubblico moderno,  che abbandona ogni ricerca per affidarsi all'opinione altrui. Nella disamina del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bello&lt;/span&gt;, quanto si può conoscere intorno all'opera è accessorio all'impressione soggettiva, il s&lt;span style="font-style: italic;"&gt;uono interiore&lt;/span&gt;. Con ciò non intendo affermare che la conoscenza della storia e della critica dell'arte siano futili, anzi, questa permette di creare i presupposti necessari allo sviluppo di una sensibilità estetica raffinata e cosciente; voglio piuttosto sottolineare come risulti maggiormente significativo cercare da sé la bellezza nelle forme e nei colori, piuttosto che trovarla acriticamente laddove è già stata cercata da altri. &lt;br /&gt;Sempre W. Kandinsky, ne &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lo Spirituale nell'Arte&lt;/span&gt;, elencando i motori spirituali alla base della creazione dell'opera, scrive: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;1.ogni artista, in quanto creatore, deve esprimere se stesso (personalità);&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;2.ogni artista, in quanto figlio figlio della sua epoca, deve esprimere la sua epoca (stile come valore interiore, composto dal linguaggio dell'epoca e, finchè esisterà la nazione, dal linguaggio della nazione);&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;3.ogni artista, in quanto è al servizio dell'arte, deve esprimere l'arte (artisticità pura ed eterna che è insita in tutti gli uomini, in tutti i popoli, in tutti i tempi; che si osserva nell'opera di ogni artista, di ogni nazione, di ogni epoca e che, in quanto fattore fondamentale dell'arte, non conosce né spazio né tempo).&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo stesso modo, ignorando in quest'occasione le riflessioni che l'autore fa derivare da tali postulati, possiamo abbastanza facilmente riconoscere in ogni prodotto artistico un valore legato all'opinione dell'individuo intorno all'opera, un valore rapportato all'epoca durante la quale essa viene valutata, ed al luogo in cui ciò avviene, ed infine un valore assoluto atemporale dell'opera, che si potrebbe  riferire ad una sorta di Assoluto, oggetto ultimo dell'arte (verranno tralasciate in questo luogo le considerazione intorno al terzo punto). &lt;br /&gt;Abbandonando i toni misticheggianti che, sebbene suggestivi, peccano inevitabilmente di nebulosità, si potrebbe prendere l'esempio di tutti quegli artisti le cui opere nel corso degli anni furono prima incensate e poi diprezzate, per essere infine rivalutate ancora una volta, o viceversa; si potrebbe poi pensare ad un giudizio originario attribuito dagli artefici stessi ed uno attribuito dagli altri osservatori, entrambi soggetti al mutare delle opinoni nel tempo. &lt;br /&gt;Potremmo affermare che, essendo il giudizio odierno più recente degli altri, questo abbia maggior valore, ma come essere sicuri che in un futuro più o meno prossimo la critica non assuma una posizione opposta a quella d'oggi? Oppure, come essere sicuri che gli osservatori antichi non fossero più capaci di noi nel giudicare? Inoltre, come si può conoscere cosa intendesse originariamente esprimere l'artista? Chi ci conferma che ciò per cui noi ora lo apprezziamo, ora no, fosse realmente nelle intenzioni dell'autore? Personalmente ritengo che l'indagine razionale fornisca le chiavi per rispondere al meglio a tali interrogativi, ma dubito che un critico cosciente possa  nutrire l'arrogante ambizione di conoscere la verità assoluta in proposito: alla fine non resta che guardare in faccia la nostra opinione, fondata certamente sulle esperienze personali e sulla conoscenze teoriche, ma molto spesso indipendente da queste. &lt;br /&gt;E se un'opera considerata universalmente di bassa qualità comunicasse ad un osservatore emozioni profonde quanto quelle suscitate da un acclamato capolovoro, bisognerebbe giudicare miope il giudizio comune o quello del singolo? A mio parere quello comune. &lt;br /&gt;Grandi artisti nei secoli hanno insegnato agli uomini come l'arte possa nascondersi in ogni  manifestazione della realtà, pertanto risulta lecito assumere che, qualora uno veda della bellezza in un'opera in genere ritenuta sterile, questo sia capace di osservare meglio degli altri. Al contrario, se al singolo apparisse privo di significato un lavoro universalmente acclamato, ritengo sia opportuno attribuire a lui la mancanza: l'unico metro di valutazione valido rimane la misura in cui la composizione favorisce il fiorire di emozioni nell'osservatore; W. Kandinsky definisce così il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quid&lt;/span&gt;, elemento costitutivo e fine ultimo dell'arte stessa: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'efficace contatto con l'anima&lt;/span&gt;, o &lt;span style="font-style: italic;"&gt;principio di necessità interiore&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;In considerazione di ciò, agli occhi dell'osservatore l'importanza  dell'oggetto rappresentato in sé dovrebbe sfumare di fronte al processo attraverso cui prende forma il giudizio intorno all'opera: la domanda cardine è &lt;span style="font-style: italic;"&gt;come?&lt;/span&gt;, non &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cosa?&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Certamente pensava a ciò John Cage, scrivendo a proposito dell'artista Robert Rauschenberg in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Silenzio&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non esistono soggetti poveri (qualsiasi incentivo a dipingere è buono quanto qualsiasi altro). Dante è un incentivo, offrendo molteplicità, utile allo stesso modo di un pollastro o di una camicia vecchia&lt;/span&gt;. Ugualmente significativo risulta il fatto che un altro grande artista, Mark Rothko, spesso si dimostrò restio ad esplicitare il significato dei suoi quadri, tanto da abbandonare i titoli di questi ultimi in favore di una fredda e sequenziale numerazione, motivando: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vi è il pericolo che […] si costituisca uno strumento che dirà al pubblico come dovrebbero essere guardati i quadri e cosa cercarvi&lt;/span&gt;, il che comporterebbe &lt;span style="font-style: italic;"&gt;la paralisi della ragione e dell'immaginazione (e per l'artista una sepoltura immatura)&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;In conclusione, desidero rivolgere un suggerimento a tutti i fruitori d'arti visive, ma specialmente agli scettici nei confronti dell'arte moderna e contemporanea: cercate la vostra bellezza nel'immagine, non quella dell'autore, non quella della critica. Concedete all'opera  il tempo di interrogarvi ed abbandonate il pensiero al colore, alla forma, alla materia o a qualsiasi altro dettaglio vi possa affascinare. L'artista non fa altro che selezionare frammenti di realtà e posarli su di un piedistallo, perciò, se siete in grado di trovare bellezza in un tramonto, in un fiore od in un paio di jeans vecchi, con la dovuta attenzione sarete certamente in grado di trovarla pure nei quadri di Kandinsky, di Matisse o di Burri. Questo è il primo, ed il più importante passo.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-1322043686598999892?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/1322043686598999892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=1322043686598999892&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1322043686598999892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/1322043686598999892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/riflessione-ad-uso-quotidiano-sulla_15.html' title='La Bellezza è nostra'/><author><name>Piero Ramella</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05593086029668981128</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4312845773464376975.post-3683592599171214469</id><published>2009-11-15T11:21:00.008+01:00</published><updated>2010-03-30T09:20:11.770+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giovanni Tarabocchia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scienza'/><title type='text'>Bruno De Finetti e la probabilità soggettiva</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;di Giovanni Tarabocchia &lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;N&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;ato ad Innsbruck nel 1906, morto a Roma nel 1985, Bruno De Finetti fu una figura di spicco nel panorama della ricerca matematica nella prima metà del secolo scorso.&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Laureatosi in Matematica Applicata a Milano nel 1927, accettò un incarico all’Istituto Centrale di Statistica. Entrò poi a far parte dell’ufficio attuariale delle Assicurazioni Generali a Trieste, che beneficiarono enormemente delle applicazioni delle sue scoperte, e dal 1952 si dedicò esclusivamente alla ricerca ed all’insegnamento, alle università di Roma e Trieste.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il suo contributo a svariati rami della matematica fu enorme, ma ciò che più di ogni altra sua opera lo ha reso famoso nel mondo è un approccio rivoluzionario alla teoria della probabilità, la concezione soggettiva di probabilità. Ma come può un concetto matematico essere &lt;i&gt;soggettivo&lt;/i&gt;?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Per dare una risposta occorre accennare brevemente alla definizione di probabilità nella storia della matematica.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Secondo la prima definizione rigorosa, attribuita allo scienziato illuminista Laplace (1812), la probabilità del verificarsi di un evento è &lt;i&gt;il rapporto tra il numero di casi favorevoli al suo verificarsi ed il numero di casi possibili, purchè questi ultimi siano equiprobabili. &lt;/i&gt;Ad esempio se si lancia un dado, la probabilità di ottenere un 6 è 1/6, in quanto una è la faccia favorevole e sei le facce possibili equiprobabili. Questa definizione tuttavia non è soddisfacente perchè richiede, nel definire la probabilità, che i casi possibili siano equiprobabili, e presuppone quindi un concetto &lt;i&gt;a priori&lt;/i&gt; di probabilità che non viene matematicamente definito.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Un’ altra concezione è quella frequentista di Von Mises, che vuole la probabilità definita come &lt;i&gt;limite cui tende la frequenza relativa all’evento al crescere del numero degli esperimenti&lt;/i&gt;, in pratica ci si propone di compiere e ripetere degli esperimenti e fare una media per capire quanto spesso l’evento si verifichi. Questa definizione funziona anche nel caso in cui le varie possibilità non siano equiprobabili, come ad esempio nel calcolare la probabilità che esca 6 lanciando un dado truccato: semplificando, lo si tira più volte possibile, poi si fa in rapporto tra i casi in cui si è ottenuto 6 ed i casi totali.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il limite di questa definizione è che l’esperimento deve essere ripetibile più volte, idealmente infinite, nelle stesse condizioni, quindi quesiti di probabilità come il chiedersi se vi sia vita su Marte, benché leciti, sono irrisolvibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;La probabilità soggettiva di De Finetti permette di considerare sia i problemi in cui i casi non siano equiprobabili, sia quelli in cui non è possibile fare o ripetere esperimenti, e si basa su una definizione di probabilità molto particolare: &lt;i&gt;la probabilità del verificarsi di un evento è la misura del grado di fiducia che un individuo coerente attribuisce, secondo le sue informazioni e opinioni, al suo avverarsi,&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; dove con coerente si intende che non abbia interesse a barare nella valutazione e che applichi correttamente le norme di calcolo. Ad esempio, nel lancio del dado, la probabilità che esca il 6 non è altro che il grado di certezza che l’osservatore ripone nel verificarsi dell’evento. Questo grado di certezza viene calcolato dall’osservatore secondo le regole classiche della probabilità, ma esse stesse non sono &lt;i&gt;la probabilità, &lt;/i&gt;che è invece &lt;i&gt;l’atto umano del valutare il corso futuro degli eventi, che si risolve in un giudizio di carattere quantitativo.&lt;/i&gt; Benché vi siano, ovviamente, regole di calcolo della stessa, la sua definizione è sostanzialmente psicologica.&amp;nbsp; &lt;i&gt;Ogni valutazione di probabilità non ha né può avere che un valore essenzialmente ed esclusivamente psicologico&lt;/i&gt; scrive De Finetti. Da qui l’aggettivo &lt;i&gt;soggettivo&lt;/i&gt;, che non deve essere inteso come &lt;i&gt;arbitrario&lt;/i&gt;: di fatto, appena vi siano le premesse sufficienti, le valutazioni individuali di persone coerenti convergono.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’oggetto di studio è quindi proprio l’uomo e la sua valutazione soggettiva, ed è questo a rendere la concezione rivoluzionaria, perché fino a quel momento nella matematica si erano considerati solo concetti descrivibili oggettivamente sulla base di loro caratteristiche intrinseche, per esempio un triangolo. Ma questa soluzione si è rivelata difficile per la probabilità, come si è visto precedentemente. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questo approccio accese aspre polemiche (si dice perfino che abbia scatenato lanci di sedie), ma è stato presto riconosciuto nel mondo accademico perché su di esso si può costruire un sistema rigoroso e formale a partire dalla sola definizione di probabilità che viene data.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Successivamente è stata formulata anche una teoria oggettiva della probabilità, ma si è dovuto rendere assiomi dei teoremi che nella probabilità soggettiva sono dimostrati a partire unicamente dalla definizione precedente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: Georgia,&amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;L’approccio soggettivistico, dovuto al genio del probabilista italiano, resta quindi, ad oggi, il più sistematico.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4312845773464376975-3683592599171214469?l=p0tp0urri.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/feeds/3683592599171214469/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4312845773464376975&amp;postID=3683592599171214469&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/3683592599171214469'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4312845773464376975/posts/default/3683592599171214469'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://p0tp0urri.blogspot.com/2009/11/bruno-de-finetti-e-la-probabilita_15.html' title='Bruno De Finetti e la probabilità soggettiva'/><author><name>Giovanni Tarabocchia</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03935849885427709672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry></feed>
